Casa Romano è l’antico tempio della carta dove c’era la biblioteca del Lloyd Austriaco

Tra piazza della Borsa e via Roma l’edificio che fu un caffè letterario per i naviganti 

TRIESTE Negli ultimi anni molti dei palazzi della Trieste imperiale, soprattutto quelli nelle aree del centro storico, sono stati soggetti a lunghi e complessi restauri. La loro grandiosità e magnificenza attira l'attenzione e appaga l'occhio. Nel tragitto quotidiano dalla mia abitazione sul colle di Scorcola al mio ufficio in piazza della Borsa non posso fare a meno di osservarli, alzare gli occhi per guardare quella miriade di stili eclettici e neoclassici e fantasticare su quanta “storia” si sia svolta tra le loro mura. In questi tre lustri di residenza a Trieste, la “città del non luogo” l'ho vista cambiare molto, almeno sotto certi aspetti, visto che un certo immobilismo che la caratterizza parrebbe ancora alquanto lontano dall'essere sradicato: i triestini non amano troppo le novità, forse nella loro storia recente ne hanno vissute fin troppe...

Gli edifici storici della città-porto sono sì variegati, eppure la loro sfilata, gli uni a ridosso degli altri, contribuisce a un senso di armonia e di bellezza che è proprio di Trieste e che non è ripetibile in nessun'altra città del mondo.


Il palazzo della Borsa, ad esempio, con la recente rimozione delle impalcature, non ha più quel senso di decadenza e fatiscenza che trasmetteva fino a pochi mesi orsono, è semplicemente magnifico, con le sue sofisticate grate di ferro battuto e inserti decorativi in bronzo che molto ricordano lo Jugendstil. A pochi passi, all'incrocio tra piazza della Borsa e via Roma, di rimpetto allo storico caffè Torinese, un altro edificio sta subendo un radicale restauro: si tratta di casa Romano. Da storico, pur da storico navale, lo guardo sempre, dò una sbirciatina all'interno per vedere come proseguono i lavori, ormai prossimi al termine. Non esprime, né per dimensioni, né per ricercatezza decorativa, la pomposità di molti dei palazzi che gli stanno accanto, ma quella fu la prima sede della biblioteca del Lloyd Austriaco, una sorta di “caffè letterario” specializzato, dove si ritrovavano armatori, assicuratori, banchieri, spedizionieri e altri uomini d'affari impegnati nel mondo dello shipping. Fu, dal 1833 fino all'inaugurazione del grande palazzo del Lloyd (oggi sede della Regione), il “palazzo del sapere”.Tutti gli imprenditori che erano giunti in quel grande emporio del commercio internazionale in concomitanza alla Rivoluzione industriale si allearono soprattutto per creare un servizio di intelligence perché essi «già da molti anni riconobbero la necessità di stabilire frà di loro un punto di riunione per procurarsi a spese comuni le notizie marittime le più interessanti alle loro operazioni». «Mediante la navigazione a vapore che sarà quanto prima attivata, le notizie dell'Jonio, della Grecia, dell'Egitto, e del Levante arriveranno più volte da tutti i Porti che saranno toccati dai Bastimenti a vapore, i Capitanj dei quali saranno espressamente incaricati di tenere un esatto Giornale in cui sarà registrato e dettagliatamente indicato tutto ciò che referibilmente al Commercio ed alla Navigazione, ed al loro qui arrivo gli Estratti di questi Giornali saranno esposti all'inspezione dei Signori Socj nella Sala di lettura, nello spazioso ed elegante primo piano della casa di proprietà del Sig. Cesare Cassis Faraone in Piazza della Borsa», recitava una delle primissime lettere ai soci fondatori del Lloyd».

Cesare Abramo Cassis Faraone era il direttore generale di uno degli enti fondatori del Lloyd, la Società Orientale d'Assicurazione. Cassis Faraone apparteneva a un'antichissima, nobile famiglia cristiano melchita originaria della Siria, che avrebbe poi fatto le sue maggiori fortune trasferendosi in Egitto e intraprendendo commerci con l'Europa continentale utilizzando come porto capolinea Trieste. I suoi antenati vi erano trasferiti alla metà del Settecento su invito di Carlo Rossetti che qua aveva fondato la Compagnia Privilegiata per il Commercio con l’Egitto, assieme al governatore Carlo Zinzerdorf.

L'edificio era stato ultimato nel 1770 per un celebre sarto del tempo, su progetto di un architetto milanese in stile “gotico-eclettico”. Dopo 15 anni venne acquistato da Pietro Antonio Romano, broker di borsa, che nel tempo affittò gli spazi del piano terra a ben due librai, G. Orlandini e F.H. Schimpff.Al termine della Grande guerra l'edificio venne restaurato da Giorgio Polli per farne la sede del Credito Italiano e a tale uso sarebbe rimasto destinato fino ad anni recenti, prima del recente acquisto da parte del tedesco Götz Werner, per farne uno dei suoi DM-drogerie markt, specializzati in prodotti per l'igiene. Dopo i libri di Orlandini e Schimpff, i giornali e i registri del Lloyd Austriaco, le banconote... casa Romano parrebbe continuare la sua vocazione come “tempio della carta”, anche se questa volta sarà a rotoli o ripiegata in forma di tovaglie e tovaglioli usa e getta. Passandoci accanto comunque mi piace fantasticare sul suo passato di libreria e biblioteca, mi immagino il fondatore del mio attuale editore, Ulrico Hoepli, girare tra gli scaffali dei libri... Infatti quegli anni della seconda metà del Settecento, prima di trasferirsi a Milano, era giunto giovanissimo dalla Svizzera tedesca per intraprendere a Trieste la sua attività di libraio. —

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