La valanga si abbatte sul ristorante tutti salvi eccetto il rapporto di coppia

IL REMAKE

All’origine di “Downhill” vi è un raffinato esempio di cinema europeo: “Forza Maggiore” (2014), commedia arthouse caustica e feroce a firma dello svedese Ruben Östlund, consacrato con la Palma d’Oro a Cannes per il successivo “The Square”. Spietata analisi dell’autodistruzione di un nucleo familiare dall’interno, anche nel remake americano l’«incidente a monte» è lo stesso: una famiglia come tante, coppia in settimana bianca sulle Alpi con i due figli, è investita da una valanga - controllata, ma non troppo – che si abbatte sulla terrazza di un ristorante provocando una reazione inattesa: la fuga istintiva del padre/marito che se la dà a gambe cellulare alla mano, lasciando moglie e prole in balia degli eventi. Tutto è bene ciò che finisce bene. Pochi istanti di terrore prima che tutto torni alla normalità. Eppure quel dettaglio apparentemente insignificante stravolge le dinamiche familiari, mettendo irrimediabilmente a nudo le fragilità del rapporto, minando la fiducia, rivelando piccole e grandi meschinità. Con la scelta di affidare il ruolo principale a Will Ferrell e accogliendo nel plot nuovi personaggi come l’invadente proprietaria dell’albergo interpretata da Miranda Otto, Nat Faxon e Jim Rash spostano il peso della bilancia sul versante comico. La rilettura made in Usa è alleggerita del coté nordico-intellettuale e di quella dissacrante visione del maschio che apparteneva a Östlund, qui semplificata in un giudizio equidistante. Pur senza l’acume e la sottile perfidia dell’originale, “Downhill” si mantiene in un piacevole equilibrio tra cinema popolare e d’autore.






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