Maria Pasquinelli investigatrice in Istria: un’indagine inedita sui nomi degli infoibati

Maria Pasquinelli

Turcinovich e Poletti per la prima volta pubblicano il materiale affidato dal vescovo Santin al caveau di una banca triestina

TRIESTE Maria Pasquinelli è conosciuta per essere la donna che nel 1947 uccise con un colpo di pistola il generale inglese Robert De Winton; con quel gesto estremo voleva protestare contro la decisione dei paesi vincitori di assegnare l'Istria e Fiume alla Jugoslavia. Fino a oggi però non si conosceva il suo minuzioso e quasi maniacale lavoro di raccolta di notizie, dati e testimonianze compiuto in Istria e in Dalmazia durante gli anni di guerra. Un materiale custodito per anni nel caveau di una banca triestina, dove era stato inviato da monsignor Santin, prima di essere messo a disposizione di Rosanna Turcinovich e che ha rivelato quella che si può leggere come una personale indagine giudiziaria e un documentato reportage giornalistico. Ad analizzare quel materiale finora inedito oltre a Turcinovich è stata anche Rossana Poletti, e ora viene proposto, opportunamente ordinato e commentato dalle due giornaliste, nel volume 'Tutto ciò che vidi. Parla Maria Pasquinelli. 1943-1945: fosse comuni, fosse, mare. Da Spalato all'Istria e a Trieste: interviste e relazioni' (Oltre edizioni, 386 pagg., 21 euro).



Alcuni anni fa Turcinovich aveva incontrato Pasquinelli, allora novantacinquenne (sarebbe vissuta ancora altri cinque, fino al 2013) a Bergamo, dove viveva con la sorella, ricavandone un libro, ormai esaurito. Nonostante sentisse il fiato sul collo della sua vittima, racconta oggi Turcinovich, non si pentì ma del suo gesto, continuava a inscriverlo in un atto d'amore per l'Italia e per il concetto di italianità, con il quale aveva un rapporto quasi risorgimentale. Un concetto che viene ribadito in questo libro, per il quale le due autrici hanno già raccolto un nutrito carnet di presentazioni in varie parti d'Italia, per il momento rinviato a data da destinarsi.



Nelle quasi quattrocento pagine del volume vengono ripercorse le tappe che avevano portato Pasquinelli dall'Africa, dove nei suoi diari la giovane maestra stigmatizzava il lassismo dei soldati, a Spalato e poi in Istria. In Dalmazia assiste allo sfaldamento dell'esercito italiano e all'arrivo dei partigiani jugoslavi. Si prodiga per far riesumare le salme del provveditore agli studi e di altri suoi colleghi, poi parte per Trieste e Monfalcone e comincia a svolgere indagini per cercare di capire cosa sta succedendo in Istria. Si informa, parla con chi è scappato, trascrive tutto. Chiede a Junio Valerio Borghese, il principe nero comandante della X Mas, dei salvacondotti per andare in Istria, è il marzo del 1945, per raccogliere testimonianza degli infoibamenti compiuti di partigiani jugoslavi, parla con i vigili del fuoco che avevano esumato le salme, rintraccia gli elenchi coi nomi degli uccisi, che vengono riprodotti alla fine del volume. Sono gli ultimi giorni di guerra, i partigiani del IX Korpus sono ormai vicini e Pasquinelli si trasforma in mediatrice, spende tutti i suoi sforzi per far rimanere italiana l'Istria. Si spende con Borghese, addirittura con i partigiani della divisione Osoppo, ma invano. Però alla fine della guerra, processata per aver colpito l'uomo quello che lei identificava come un simbolo della negazione dei diritti degli italiani dell'Istria e della Dalmazia, saranno gli stessi partigiani osovari a testimoniare a suo favore.

Le due autrici hanno scavato negli archivi, come in quello dell'Istituto Friulano per la storia del movimento di liberazione, per ritrovare proprio le testimonianze rese ai processi intentati nei confronti della Pasquinelli nel 1947 a Trieste, e le documentazioni dei processi per l’eccidio di Porzûs nel settembre del 1951, con le deposizioni della stessa Pasquinelli e di Junio Valerio Borghese.

Gli scritti di Pasquinelli che per la prima volta si possono leggere, permettono di mettere a fuoco una figura che si è bruciata nel fuoco della sua esasperazione nazionalistica. Un sentimento che per lei è diventato – scrive Ezio Giuricin nella prefazione al volume - anche nei suoi lunghi anni di carcere – assillo, tormento, maledizione. —
 

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