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Addio Gigi Proietti, l’ultimo mattatore della scena. A Trieste nel ’70 sostituì Modugno

Morto nel giorno del suo ottantesimo compleanno, da “A me gli occhi please” al Maresciallo Rocca un attore amatissimo

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Ieri mattina, nel giorno del suo 80° compleanno, è morto Gigi Proietti, mattatore di teatro, cinema, tv. Da quindici giorni era ricoverato in una clinica romana per problemi di cuore, ma la moglie Sagitta e le figlie Susanna e Carlotta avevano voluto mantenere il massimo riserbo. Nel giorno dei funerali a Roma sarà lutto cittadino.

TRIESTE. «Andarsene il giorno del compleanno: l'ultimo colpo di teatro». Cosi twitta, ad esempio, Matteo Renzi, tralasciando il fatto che a un altro grande delle scene, William Shakespeare, era riuscito l'identico colpo (e pure a Ingrid Bergman, aggiungiamo noi). Ma sulla insolita coincidenza si prodiga la fila lunghissima dei commentatori che a Gigi Proietti, scomparso a 80 anni nel giorno del compleanno, per complicanze cardiache, riconoscono la genialità e l'originalità dei grandi.

"Che gran mandrakata" scrive un altro utente su Twitter. E rievoca così il film "Febbre da cavallo", che nel 1975, lanciò nel firmamento dello spettacolo il carattere inconfondibile che Proietti si è portato sempre dietro. Profilo tipico della commedia all'italiana, accanito e sfortunatissimo scommettitore ippico, il personaggio di Mandrake, aveva giocato a favore del 35enne Luigi Proietti, allora quasi sconosciuto. Ma dotato di un "sorriso magico" che da allora diventerà famoso. Sconosciuto era pure l'altro protagonista del film, Enrico Montesano.

il celebre scketch della “saùna” al Politeama Rossetti 


L'accoppiata porterà fortuna a entrambi. Ma il sorriso magico, gli occhi ipnotici, la parlata romanesca e trucibalda diventeranno poi il marchio di Proietti. Caratteristiche che si possono apprezzare fino in fondo, scorrendo le sue più importanti interpretazioni nella galleria infinita offerta oggi da YouTube. Cliccato da centinaia di migliaia di estimatori, in cima resta sempre il suo sketch sui bagni turchi e con l'asciugamano in testa ("Ma nun c'anna', ma lassa perde... basta: me vado a fa' una saùna"). Eppure, un'altra scena, che noi pare ancora più divertente, e che consigliamo di riscoprire, è la parodia della "Dama delle camelie" (ovvero della Traviata verdiana) in cui Proietti attore si finge duro d'orecchi per infilare nel copione grossolani e giganteschi strafalcioni. Irresistibile.

Certo non è difficile rievocare ora il Proietti più noto e più popolare. Quello del commissario Rocca, in televisione. Quello di "A me gli occhi, please" in teatro. Quello cinematografico di "La Tosca" con Monica Vitti e "Casotto" di Sergio Citti. Anche se a molti piacque il personaggio di Pattume in "Brancaleone alle crociate" di Mario Monicelli. Qui l'attore interpretava un peccatore colpevole "di un peccato tanto ripugnante che non può essere rivelato ad orecchie umane". Molto proiettesco, insomma.

Al suo volto particolare, nel quale la bellezza era sopravanzata dalla personalità, si addicevano del resto i personaggi espressionisti. Cyrano di Bergerac, ad esempio, di cui diede una sua nasuta interpretazione. Oppure Mangiafuoco, ruolo che ha interpretato nel più recente "Pinocchio", quello di Matteo Garrone.

Altrettanto facile è ricordare che, oltre alla popolarità mediatica, Proietti coltivava attitudini meno visibili al grande pubblico. Quella di doppiatore (Marlon Brando e Robert De Niro, per dire solo i più clamorosi). Quella di maestro di teatro (nel suo Laboratorio sono nate figure di spicco della comicità odierna: Insinna, Brignano, la Reggiani). Quella di direttore di sale (prima al Teatro Brancaccio di via Merulana a Roma, poi alla gestione del Globe Theatre, copia dell'originale londinese, situato nel parco di Villa Borghese).

Il pubblico del Rossetti lo ricorderà in parecchi spettacoli. Gli apprezzamenti avevano preso il via già negli anni '70, quando era ancora Luigi Proietti, e il destino lo aveva voluto a Trieste come sostituto di Domenico Modugno in "Alleluja, brava gente", accanto a Renato Rascel. Alcuni dei suoi ritorni, nel teatro di viale XX Settembre (anche al gala dell’inaugurazione post restauro, nel 2001), al Teatro Romano, in piazza Unità, coincisero con gli anni della direzione di Antonio Calenda. Con il quasi coetaneo regista, Proietti era artisticamente nato. Nella cantina romana del Teatro Centouno, alla metà degli anni '60, Calenda, Proietti, Piera Degli Esposti, facevano avanguardia. Periodo che lui ricordava così: «Mica lo sapevo che a teatro ci andava un sacco di gente. Quando ho cominciato io, in platea c'erano 5, massimo 6 persone».
 

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