Sacco e Vanzetti alla Sala Bartoli di scena il cabaret dei pregiudizi

La storia dei due immigrati italiani ingiustamente condannati a morte in America negli anni Venti rivista da Raffaele Braia e Valerio Tambone

trieste

Raffaele Braia e Valerio Tambone sono gli eclettici protagonisti di “Cabaret Sacco & Vanzetti” spettacolo tratto dal testo di Michele Santeramo e diretto da Gianpiero Borgia, che li vede impegnati in una interpretazione davvero completa e multidisciplinare, per dare vita ai due sfortunati italiani, ingiustamente giustiziati negli Stati Uniti, nel 1927.


Lo spettacolo apre il cartellone “Passages” martedì alle 19.30 alla Sala Bartoli e vi replica fino a domenica 1 novembre.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti non si conoscono prima di arrivare in America, dove – come moltissimi italiani nel primo Novecento – cercano un lavoro e un futuro migliore. Una volta raggiunta Ellis Island, espletati gli obblighi relativi all’immigrazione, ad un anno di distanza l’uno dall’altro, iniziano i rispettivi percorsi nel nuovo mondo.

Nicola Sacco a Milford si impiega in una fabbrica di calzature, sposa una donna italiana, ha due figli. Prende parte attivamente alle proteste operaie per ottenere salari e condizioni di lavoro migliori.

Bartolomeo Vanzetti emigra più per reazione al dolore per la perdita della madre che per necessità economiche: colto, libero, negli Stati Uniti fa molti lavori, impegnandosi infine nella fabbrica Plymouth Cordage Company, dove guida uno sciopero. Dopo quest’episodio nessuno lo vuole assumere più e fa il pescivendolo ambulante. Arriva il 1916 e i due si incontrano nell’ambito di un gruppo anarchico di italoamericani: motivo per cui vengono iscritti dalla polizia in un elenco di sovversivi. Sono arrestati nel 1920 e - innocenti - accusati di una rapina: non ottengono giustizia, anzi pagano con sette anni di carcere e poi con la vita. Solo cinquant’anni dopo la loro esecuzione il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riabilita la loro memoria.

È chiaro che i due italiani sono stati vittima del pregiudizio che allora si sentiva forte verso gli emigranti e verso chi promulgava certe idee politiche… Ma se traslassimo le loro vicende ad oggi, ribaltando qualche prospettiva, le cose sarebbero poi tanto diverse?

Se lo sono chiesti al Teatro dei Borgia, dove Gianpiero Borgia ha ideato e diretto “Cabaret Sacco &Vanzetti”. A condurre il progetto, è la convinzione che immigrazione, pregiudizio razziale e giustizia siano temi che solcano il nostro tempo e scuotono le coscienze comuni. Lo spettacolo non si limita a raccontare la loro storia già tanto emblematica: induce a riflettere anche sul lato umano di due giovani, innamorati della vita, sognatori, utopisti, che per tanti anni - i sette di reclusione - hanno condiviso le loro solitudini, le loro speranze, le loro drammatiche delusioni, senza mai rinunciare alla dignità e al loro sentirsi italiani. Molti e prestigiosi sono stati i nomi di politici, intellettuali, artisti che si sono vanamente prodigati per far riconsiderare la loro condanna a morte.

A raccontare la loro parabola, senza retorica e con l’aiuto dello straniamento generato dalla commistione dei linguaggi del cabaret, sono due ottimi attori - Raffaele Braia e Valerio Tambone - che offrono anima e corpo e tutti gli strumenti del teatro ai loro personaggi. Sketch, canto, musica, recitazione, commozione: ogni emozione è misuratissima, ogni momento brechtianamente dosato. Aiutati da pochi oggetti di scena – fra cui dominano le reti metalliche che si trasformano da brande solitarie a sbarre di carcere – i due attori rifuggono il mito, e trascinano il pubblico dentro la storia di due uomini. Lo spettacolo va in scena il martedì e il venerdì si va in scena alle 19.30, la domenica alle ore 17 e gli altri giorni alle ore 21. Info 040.3593511. —

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi