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Simona Marchini: «La bellezza ci salverà dalla devastazione intellettiva di tv e social»

L’attrice ha presentato il suo progetto con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «Dobbiamo riabilitare i rapporti umani» 

TRIESTE. La conosciamo per la sua lunga carriera attoriale, Simona Marchini ha ideato personaggi indimenticabili in trasmissioni come “A tutto gag” o “Quelli della notte”. Ma c’è anche una Simona Marchini ambasciatrice dell’Unicef, operatrice culturale, totalmente dedita a idee di valore come “La bellezza ci salverà”, un progetto che ha spiegato ieri a Link, in dialogo con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi e Franco Del Campo. Simona a Trieste è già stata: «Sia perché ho degli amici – dice – Ariella Reggio e Claudio Magris, sia per questioni di lavoro. Trieste ti incanta, perché è allo stesso tempo maestosa e introspettiva».

La bellezza ci salverà: qual è quindi l’anima del suo progetto?


«Bellezza per dire illuminazione, apertura, eliminare barriere e pregiudizi e questa è l’unica possibilità che abbiamo in termini di evoluzione. È il primo gradino di un atteggiamento responsabile per recuperare quei valori che il capitalismo finanziario ha distrutto».

Partire dalla prima formazione?

«Tra i modelli televisivi e i social i bambini subiscono una vera devastazione intellettiva. Il mio progetto prevede l’incontro con i genitori, metterli al corrente, tramite adeguati professionisti, di quali siano le devastazioni intellettuali che procura l’abuso tecnologico e quindi tentare di ricreare una “coscienza”, parola difficile, ma il coraggio di “affrontare” è la base di un rinnovamento. Un secondo passo è guardare criticamente alla scuola insieme all’accecamento dei falsi valori: il consumo che ti consuma».

L’arte dunque come strumento di salvezza?

«Lo diceva Giovanni Bollea, illustre pedagogista e fraterno amico, che i bambini hanno bisogno di praticare attività creative, il canto, il disegno, la recitazione. Sembrano cose banali, mentre sono elementi fondativi in un sistema di vita. Con il Covid non possiamo ancora fare nulla, ma appena la situazione migliora il piano sarà attivo sia nel teatro per bambini di mia sorella, sia nel mio centro culturale romano La Nuova Pesa. Bisogna dare ai bambini degli esempi di bellezza tramite dei professionisti».

Tra le altre cose si occupa anche di arti figurative, una passione ereditata da suo padre…

«La galleria e centro culturale La Nuova Pesa fu aperta da mio padre nel 1959, era un appassionato e il momento era artisticamente vitale, ebbe uno sviluppo anche internazionale ma fu chiusa durante gli anni di piombo. L’ho riaperta nel 1985, mio padre era molto malato e io avevo voglia di dare una continuità a questo suo progetto. Non avevo obiettivi di mercato, avevo già capito che la borghesia illuminata era scomparsa, lavoriamo sulla qualità, abbiamo ospitato Caproni, Bellezza, Cacciari e molti altri».

Quest’anno a Link anche Giovanni Minoli, tra gli ideatori di “Quelli della notte”. Come nacque l’esperienza?

«Ero in un brutto momento della mia vita, molto teso, andai in montagna con un’amica e arrivò Don Lurio. In quell’occasione raccontai delle storie della mia vita, ma in modo folcloristico, Don Lurio si divertì molto e mi impose un provino alla Rai, mi portò di persona, ma io non avevo mai recitato. Feci questo provino alla fine, lo vide Minoli che all’epoca condivideva lo studio con Renzo Arbore e successe così, Arbore mi disse: “Sto mettendo in piedi una cosa importante, ti chiamerò”. Io improvvisavo, anche il personaggio della “telefonista” nacque da un’improvvisazione».

Cosa ci può dare speranza per il futuro?

«Esistono giovani che hanno molta luce, bisogna fare delle crociate di seduzione culturale e sentimentale. Il mio intento è aiutare le persone a trovare una centralità della coscienza. Da dove nasce tutta questa infelicità? Da falsi valori. Dobbiamo riabilitare i rapporti umani, il cuore, le relazioni». 
 

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