Sangiuliano e Xi Jinping, il nuovo Mao che regna come un monarca assoluto

Il direttore del Tg2 analizza la personalità del presidente cinese insieme alla vice direttrice del Tg1 Grazia Graziadei



Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, presenta oggi a Link “Il nuovo Mao” (Mondadori, pagg. 288, euro 22), raccontando, in dialogo con Grazia Graziadei, vice direttrice del Tg1, chi sia veramente Xi Jinping, quell’uomo dal sorriso gentile che regna come un monarca assoluto su un miliardo e 300 milioni di cinesi. L’appuntamento è nella Fincantieri Newsroom di piazza Unità alle 12.


Mai nessuno prima di Xi Jinping ha avocato a sé in modo continuativo le tre più alte cariche dello Stato: presidente della Repubblica popolare cinese, segretario del partito comunista, capo della commissione militare centrale, quest’ultima il vero scettro del potere. Ha abolito il limite dei due mandati e potrebbe aspirare ad essere presidente a vita. Per la rivista Forbes è lui oggi l’uomo più potente del mondo; del resto Xi Jinping ha più volte ribadito e scritto che questo deve essere il secolo cinese. E se lo sarà, sarà la fine delle democrazie occidentali, che pongono al centro l’individuo e la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali.

Xi Jinping nasce nel 1953 come “un principe rosso”, figlio di uno dei dirigenti del partito comunista di Mao. Ma il padre cade in disgrazia e il quindicenne Xi finisce in un campo di lavoro dove per due anni dà da mangiare ai maiali. A vent’anni riesce ad entrare nel partito comunista e inizia l’ascesa politica come governatore di una provincia che conduce al benessere grazie agli investimenti stranieri. Avendo capito che produrre è importante perché dà indipendenza ed autonomia, eletto presidente nel 2013, attua il suo disegno egemonico attraverso il capitalismo di Stato. Di fatto ha introdotto una sorta di patto con i cittadini sudditi: il cittadino cinese può arricchirsi ma in cambio deve rinunciare alle libertà politiche e civili. Xi ha riformulato il comunismo maoista in una nuova chiave identitaria attraverso un forte richiamo al confucianesimo, sostenendo che <<la democrazia non è un valore, l’armonia è un valore>>, perché una società fluisce armonicamente quando ognuno sta al suo posto e svolge il ruolo che gli è stato assegnato. Ma c’è armonia senza libertà di pensiero?

Il presidente cinese ha trasformato la Cina nella fabbrica del mondo, introducendo di fatto la subalternità economica perché non esiste alcun prodotto che non abbia un componente cinese. Inoltre non rispetta il principio di reciprocità nel commercio internazionale, dato che il suo Paese esporta molto di più di quanto importi, e negli investimenti industriali impone un partner cinese di maggioranza. Trump ha individuato nell’imposizione dei dazi alla Cina uno strumento di politica economica di pressione al fine di costringere Xi Jinping a sedersi al tavolo delle trattative per bilanciare l’import export, ove 800 erano i miliardi di dollari a favore dell’esportazione cinese contro i 200 miliardi d’importazione di prodotti americani. Il presidente cinese si è impegnato ad acquistare 500 miliardi l’anno dall’America. Gli Stati Uniti sono ancora la più rilevante potenza economica, militare e tecnologica del mondo, ma per quanto Trump possa contare su una considerevole autonomia decisionale, il potere che esercita è articolato in un quadro di regole democratiche e costituzionali, fatto di bilanciamenti e contrappesi. Invece Xi regna come un monarca assoluto, per non chiamarlo dittatore come fanno i suoi detrattori. Oggi la Cina è la più grande potenza manifatturiera, ma aspira a diventare la più grande potenza tecnologica. Il prossimo salto dell’umanità sarà l’intelligenza artificiale e la Cina è la nazione che vanta la ricerca più avanzata. —

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