I “Pùpoli” di Gaetano Kanizsa, lo psicologo che affidò all’arte le illusioni della mente

Apre martedì al Museo Revoltella nell’ambito di Esof2020 una rassegna con le opere grafiche e scientifiche dello scienziato triestino 

l’esposizione



Geniale psicologo della percezione, ma anche fine pittore e disegnatore ed esegeta del segno e della forma, attività condotte all’insegna del concetto di ordine: si apre a Trieste martedì alle 17 al Museo Revoltella (con partecipazione a invito) una mostra insolita ed esplicativa della duplice creatività di Gaetano Kanizsa, che ne dimostra l’attualità e la raffinatezza del pensiero e la produttività nell’arte, spesso collegate da un rapporto biunivoco. E non a caso ciò accade proprio a Trieste, dove lo scienziato nacque il 18 agosto 1913 e nel cui ateneo insegnò, fondandovi la scuola triestina di psicologia sperimentale. Un’esposizione che è la prima dedicata alle due espressioni della creatività visiva di uno dei protagonisti della psicologia sperimentale italiana, noto internazionalmente per le sue scoperte e autore di un notevole numero di oli realizzati con la particolare tecnica delle biotessiture, basata sull’accostamento di una miriade d’impronte create in punta di pennello.

“I miei pùpoli. Gaetano Kanizsa - scienziato e artista” s’intitola la rassegna, a dimostrazione anche della triestinità di questo gigante della psicologia, figlio di padre ebreo ungherese e madre slovena di Plezzo. Originale e unica, è stata presentata ieri dalla direttrice dei Servizio Musei e Biblioteche del Comune Laura Carlini Fanfogna e dai curatori Carlo Fantoni, Walter Gerbino e Paolo Bernardis, docenti dell’Università di Trieste, Dipartimento di Scienze della Vita (DSV), in una conferenza stampa che, per la qualità degli interventi, si è rapidamente trasformata in una sorta di lectio magistralis.

Un progetto nato nel 2014, - ha ricordato Fantoni - inserito nel Science in the City Festival di Esof2020 e organizzato dall’Università degli Studi di Trieste. Svela attraverso un taglio grafico molto accurato, un approfondimento scientifico felicemente divulgativo e un armonico contrappunto tra opere in bianco e nero (disegni realizzati a inchiostro nero su cartoncino e oli su tela) e altri lavori cromaticamente accesi, l’anima artistica di Kanizsa (morto nel 1993). «Anello di una catena importante che lega il suo nome a quello di Cesare Musatti, con cui si laureò a Padova, e di Vittorio Benussi precedentemente, in un ambito mitteleuropeo e italiano di respiro internazionale» ha ricordato Carlini Fanfogna. «Temperamento vivace e in grado di trasmettere il suo grande entusiasmo per le scienze, – ricorda Gerbino, che fu suo allievo – era persona molto acuta, alla quale non si poteva nascondere nulla perchè aveva una capacità molto elevata di capire gli altri, qualità che solitamente si attribuisce agli psicologi. Il suo interesse però non era quello di fare lo psicologo in questo senso, ma riguardava i processi cognitivi, in particolare la percezione e il pensiero e la distinzione fra questi. Infatti nel corso della sua attività si era occupato della distinzione tra vedere e pensare (che fu oggetto anche del suo ultimo libro, pubblicato nel ’91 da il Mulino ndr)”». Molta della sua attività, documentata anche in mostra, non a caso è contraria all’idea che il pensiero sia dominante nella percezione, cioè che la percezione sia in realtà una forma di pensiero razionale. L’occhio – secondo Kanizsa – infatti non ragiona, ma segue delle regole proprie, che sono illustrate nei vari fenomeni esposti in mostra. E l’esposizione, che propone 35 opere suddivise in otto sezioni, tra cui anche un’interessante composizione di Gerbino esplicativa delle teorie del maestro, prende avvio dal lavoro più famoso, incentrato su due seducenti inchiostri del ‘54/’55, uno con inducenti neri su sfondo bianco e uno con inducenti bianchi su sfondo nero, intitolati “Il triangolo di Kanizsa”. Osservandoli, va notato che, paradossalmente, lo scienziato deve la sua fama a qualcosa che non c’è. I dischi tronchi e gli angoli a tratto sono infatti disposti in modo da indurre la presenza di una superficie illusoria, che appare diversa dallo sfondo circostante, anche se i triangoli sono ottenuti con margini fisicamente inesistenti, che alla fine, proprio per questo, lo scienziato definì figure “anomale”. Nell’ambito della rassegna il 26 agosto l’Auditorium del Museo ospiterà la 28° Kanizsa Lecture, tradizionale appuntamento organizzato ininterrottamente da 28 anni - come ha ricordato Bernardis - per tenere viva la sua memoria. Sarà tenuta da Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze e direttore dell’Animal Cognition and Neuroscience Lab del CIMeC, Università di Trento, che non sarà presente ma, collegato dal suo studio di Rovereto, verrà intervistato da Gerbino, moderatore dell’incontro. Seguiranno l’intervento di Vallortigara e la discussione in sala. La conferenza, dal titolo “Pulcini e bambini: come costruire un cervello sociale”, cercherà di chiarire quanto le risposte filiali siano il risultato di preferenze spontanee o acquisite (fino al 30 settembre, tutti i giorni 9-19, escluso il martedì, ingresso gratuito. Visite guidate prenotabili all’indirizzo kanizsa.pupoli@units.it. Della mostra c’è anche una versione virtuale, disponibile sul sito www.gaetanokanizsa.it). —

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