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Cara Virginia, una lettera da Trieste per dirti maledetta te, creatura viziata

L’aristocratica androgina e la scrittrice di “Orlando”: nel 1925 iniziarono un’intensa relazione Un anno dopo, sulla via per Teheran, la nobildonna inviò all’amica parole passionali, mai scritte

Non sono in molti a sapere che (anche!) Virginia Woolf (1882-1941), autrice di capolavori come “Mrs Dalloway” (1925) e “Gita al faro” (1927) è stata a Trieste... Nella primavera del 1932 Virginia s'era imbarcata col marito Leonard a Venezia, sulla nave passeggeri "Tevere" del Lloyd Triestino diretta in Grecia. Per il ritorno i Woolf avevano però scelto il treno e dopo una sosta a Belgrado erano arrivati a Trieste mercoledì 11 maggio del 1932. Di quel fugace incontro tra Trieste e l'autrice di “La crociera” (1915) è rimasta traccia nella sua corrispondenza: una cartolina postale inviata all'amica Pamela Diamand, e un'annotazione nel suo diario. Virginia nota il contrasto tra la Grecia e l'aria "banale & ricca & civilizzata" di Trieste, resta colpita dal suo "mare serico & popolato di barche" e approfitta delle cosmopolite edicole triestine per acquistare una copia del "Times". Trieste, per Virginia, aveva però un significato segreto, era infatti da lì che il 21 gennaio del 1926 Vita, l'amica del cuore, le aveva spedito una delirante lettera d'amore.

L'aristocratica Vita Sackville-West (1892-1962) era anche lei scrittrice. Oltre ai romanzi “The Edwardians” (1930), “Ogni passione è spenta” (1931), a scritti sul giardinaggio e alla realizzazione del giardino all'inglese nel Castello di Sissinghurst nel Kent, il suo nome è soprattutto legato alla sua storia d'amore con Virginia Woolf. Figlia di Lord Sackville, Vita crebbe nella cinquecentesca magione di Knole nel Kent. La nonna era una ballerina di sangue gitano denominata “Pepita”. Con la sua strana bellezza androgina, Vita affascinava uomini e donne e, prima di sposare nel 1913 il diplomatico di carriera Harold Nicolson, aveva già collezionato amanti d'entrambi i sessi. Il matrimonio con Nicolson, all'epoca segretario all'ambasciata britannica a Costantinopoli e dal quale ebbe due figli, fu in realtà un “matrimonio aperto” perché sia Harold che Vita seguitarono ad avere 'love affairs'. Vita e Virginia si conobbero a Londra, durante un party organizzato da Vanessa Bell, sorella di Virginia e membro del variopinto Circolo di Bloomsbury, che raccoglieva artisti e scrittori modernisti, aperti a ogni tipo di sperimentazione. Sebbene Vita provenisse da una classe sociale molto più alta di quella di Virginia, le due donne si trovano accomunate dall'aver avuto genitori emozionalmente freddi e distanti e un'infanzia infelice. Virginia Woolf, che era più anziana di dieci anni rispetto a Vita, sapeva delle avventure di lei, in particolare della sua storia tempestosa con Violet Keppel, ma era incuriosita dal suo gioioso libertinismo.


Nel febbraio del 1923 la Woolf scrive nel suo diario: “ è una lesbica praticante & potrebbe … aver fatto un pensierino su di me, vecchia come sono!” Virginia, che all'epoca era già spostata con l'editore dell'Hogarth Press Leonard Woolf, aveva 44 anni e si considerava provinciale e sciatta a confronto con lo stile di vita flamboyant dell'amica che, oltre a essere già madre, era scrittrice di successo. Di contro l'ammirazione di Vita per Virginia era smisurata e nel 1925 divennero amanti: la loro relazione si concluse nel 1928 ma l'amicizia durò fino al 1935. Vita ispirò a Virginia Woolf uno dei libri più originali della storia della letteratura “Orlando” (1928) dove narra la trasformazione di gender attraverso i secoli del giovane Orlando che, da seduttivo cavaliere elisabettiano, diventa un'affascinante dama vittoriana. Dal romanzo, nel 1992, Sally Potter trasse il film omonimo con Tilda Swinton nei panni di Orlando e Quentin Crisp in quelli della regina Elizabeth I. L'intimo e intenso rapporto tra Vita e Virginia è documentato anche dal loro fitto epistolario, pubblicato in italiano da La Tartaruga (“Cara Virginia. Le lettere di Vita Sackville-West a Virginia Woolf” a cura di Louise De Salvo e Mitchell A. Leaska). Da quel carteggio nacque anche il “travel-book” di Vita Sackville-West “Passaggio a Teheran” (Il Saggiatore 2003), che descrive due viaggi di Vita Sackville-West in Persia dove, dal 1925 al 1927, il marito era stato nominato dal Foreign Office consigliere presso la legazione di Teheran. Nella primavera del 1925 Vita e Harold furono anche coinvolti nell'organizzazione dei festeggiamenti per l’incoronazione di Reza Khan Pahlavi e in quell'occasione conobbero il principe ereditario Mohammed Reza, che allora aveva solo sei anni, e che Vita descrive come “una peste di bambino, ha un carattere violento e prende a pugni i servi.” Erano quelli gli anni in cui la passione tra le due scrittrici era al culmine (anche se l'irrequieta Vita seguitava a condurre un'esistenza promiscua). Trieste era il porto per eccellenza per il collegamenti con il Medio Oriente e Vita lo utilizzò più volte. A inizio gennaio del 1926, sulla via per Tehran, accompagnata da Dorothy Wellesley, Vita si fermò alcuni giorni a Trieste, da dove si sarebbe imbarcata per la Persia e dove scrisse e imbucò quella che è ritenuta una tra le più sincere lettere d’amore che siamo mai state scritte, la destinataria era naturalmente Virginia Woolf. Il 26 gennaio la Woolf le risponderà da Tavistock Square: “La tua lettera da Trieste è arrivata stamattina. Perché pensi che io sia insensibile o che costruisca frasi a effetto? (…) Ma naturalmente... ho sempre saputo quanto puoi essere scostante. Ma tu, apri il bottone in alto del tuo jersey e ci troverai dentro, annidato, un vispo scoiattolo, con le abitudini più ficcanaso, una cara creatura, però . La tua, Virginia.”


 

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