Contenuto riservato agli abbonati

Il propileo di San Giusto restituito alla città racconta la storia sacra di Tergeste

L’ingresso monumentale del 50 d.C., in eccezionale stato di conservazione, restaurato grazie a Rotary Trieste e Fondazione Foreman Casali 

TRIESTE Un grande tesoro nascosto, il propileo di San Giusto, un ingresso monumentale consacrato al culto imperiale, edificio unico per importanza nel suo genere a Nord di Roma, è stato riportato ora alla luce e alla più completa fruibilità in un luogo simbolo della spiritualità di Trieste, il campanile della Cattedrale. Un intervento che permette di ricostruire anche la storia del monumento, che va dal 50 d.C. al 1300. Il merito è del Rotary Club Trieste, che ha ne ha progettato e finanziato il restauro e la valorizzazione - con la collaborazione della Fondazione Casali - per un totale di più di 200.000 euro, riuscendo, come ha raccontato il presidente del Rotary Francesco Granbassi, a concludere i lavori, nonostante la pandemia, dalla fine del 2019 a oggi.

Restaurato a Trieste il Propileo romano di San Giusto (I d.c.)

Offrendo alla città, con gli auspici della Presidenza regionale Fvg del Fai, un dono prezioso anche per l’accuratezza scientifica e tecnica con cui l’intervento è stato ideato ed eseguito, che avrà una forte ricaduta anche sul turismo. Grazie all’eccezionalità dell’edificio, dovuta alla sua notevole conservazione e rarità tra le architetture romane in Italia, all’imponenza e alla qualità delle forme architettoniche e alla ricchezza dell’apparato decorativo, ma anche perchè si configura come punto di partenza per ulteriori e preziosi studi di approfondimento sul piano archeologico, architettonico e storico. Di cui già si sono palesati alcuni esiti, poiché in corso d’opera sono stati scoperti un rilievo raffigurante la generosità imperiale e alcuni tratti di parete affrescata, in gran parte ancora celata.



Interessante è la “storia architettonica” che si svela visitando oggi il campanile dall’interno. Il propileo è stato infatti incapsulato nell’alto medioevo in un primo campanile, a sua volta inglobato in una più ampia torre tra il 1337 e il 1343. E l’attuale restauro con la pulizia, eseguiti in modo certosino, ha il notevole pregio di separare le stratificazioni del tempo e dei materiali, come per esempio la pietra d’Aurisina, con cui fu edificata la parte romana, dall’arenaria degli interventi successivi.



Percorrendo verso il cielo la scala a chiocciola, si colgono così momenti architettonici e storici, intrecciati in una fascinazione sottile, sottolineata da un’interessante e raffinata suggestione luministica, che rende, assieme a un’inattesa finestra di cristallo aperta sul vuoto e a un inaspettato e scenografico accesso alla cattedrale, più coinvolgente il racconto, scoprendo anche dei sorprendenti dettagli come un lungo fregio lapideo d’ispirazione in buona parte orientale, degli eleganti capitelli corinzi e altri decori.



Importante, nel contesto dell’iniziativa, è anche il fatto che il ruolo del Rotary non si è esaurito nella promozione e nell’importante finanziamento dell’opera, avvenuto in collaborazione con la Fondazione Casali, ma è proseguito mettendo in campo anche la professionalità di alcuni soci, in primis Aulo Guagnini, architetto e ingegnere, e Alessandro Zanmarchi, avvocato ed esperto in materia di beni culturali, rispettivamente progettista e responsabile dei lavori il primo e coordinatore degli aspetti tecnico-giuridici il secondo. Che hanno guidato nel restauro alcune eccellenze triestine come il team di Opera Est che, capitanato da Claudia Ragazzoni, ha accuratamente ripulito l’antico manufatto lapideo, l’impresa Benussi & Tomasetti per la parte edile, mentre Adria Impianti ha firmato il sapiente intervento illuminotecnico e la Nanocoatings ha fornito i prodotti nanotecnologici utilizzati per il recupero. A salutare ieri la consegna del propileo da parte di Granbassi, nelle mani dell’arcivescovo Giampaolo Crepaldi e del sindaco Roberto Dipiazza, un po’ commossi ed entusiasti dell’iniziativa, era presente un affollato e plaudente parterre de roi di autorità e studiosi e appassionati d’arte e d’architettura.

Sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore alla Cultura della Regione, Tiziana Gibelli, Francesco Slocovich, presidente della Fondazione Casali, che ha sostenuto il restauro con il contributo fondamentale di un terzo, Simonetta Bonomi al vertice della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg, che con grande partecipazione, ha espresso il desiderio di proseguire nel restauro di altre parti del campanile, e il parroco di S. Giusto monsignor Marino Trevisini. Monika Verzàr Bass, della cui consulenza scientifica si è avvalso il progetto ha annunciato la prossima uscita di una pubblicazione da lei curata che lo testimonierà nel dettaglio. Presenti anche il governatore del Distretto 2060 del Rotary Massimo Ballotta e il past governatore Riccardo Caronna.

Nel progetto, nato dal giovane e scattante entusiasmo di Granbassi, Guagnini e Zanmarchi, condiviso e sostenuto da tutto il Rotary Club Trieste, non poteva mancare uno sguardo al futuro. Ed ecco, alla sua conclusione, per far godere al mondo la vista mozzafiato a 360 gradi sul mare, sul cielo e sulla vita urbana di Trieste, l’installazione sul colmo della torre campanaria di una webcam che diffonderà l’immagine della città in ogni dove. —
 

Video del giorno

Pedofilia, arrestato 52enne di Gorizia: il video della polizia

Estratto di mela, sedano, cetriolo e lime

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi