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Scoprire il Collio - Itinerario 4 - Un tuffo nella seconda guerra, il Preval era ancora palude

Verso la fine del conflitto nell’Isontino si comincia a elaborare un progetto per la bonifica della piana inondata dal Versa. «Potrà ospitare 3mila abitanti»

LUCIA PILLON*
3 minuti di lettura

GORIZIA.  Dalla finestra Dino guardava la strada che andava dal paese alla chiesa del Preval. Era deserta, con tutto quel caldo. Cercò d’immaginarsela riempita dalla processione dell’Assunta, con i preti in paramenti ricamati e la statua della Madonna portata a spalla dagli uomini. Si sarebbe dovuta tenere fra una ventina di giorni, la processione, ma ancora non sapeva se ci sarebbe stata: tutto era incerto in quegli anni di guerra.



Si girò per chiederne a Max. Disteso sul letto e appoggiato al gomito, l’amico leggeva un libro che s’era portato da casa, seguendo col piede il ritmo della musica proveniente dalla cucina, dove la madre di Dino teneva la radio accesa, a tenerle compagnia. – Come se io, qui, non ci fossi neppure – pensò Dino. Era stato sempre orgoglioso dell’amicizia di Max, maggiore di lui e sempre sicuro di sé, ma da un po’ gli pareva distante, scontroso. Sentendosi osservato, l’amico si riscosse:

«Ascolta – gli fece, cominciando a leggere a voce alta – La bonifica della piana del Preval rappresenterà un apporto sensibile di terre coltivate che allargherà le basi dell’economia della zona. A bonifica ultimata si può calcolare che l’area del Preval sarà in grado di divenire sede permanente di circa 3.000 abitanti, senza contare la regolazione delle portate del Versa».

S’interruppe, e spiegò: «Questo lo scrive Ernesto Massi, un goriziano che si è fatto strada… è il padre della geopolitica italiana, la dottrina geografica dell’Impero!»

«Quanta ironia! Dovremmo esserne orgogliosi, non credi?»

«Per niente, caro mio. Massi, qui, scrive una grande, immensa balla».

«E tu come puoi dirlo, che ne sai?», replicò Dino, pronto a una lite pur di sfogare la scontentezza che si teneva dentro da giorni, sentendo che l’amico s’allontanava da lui.

Il quarto itinerario di Collio XR: "La prossima mossa"



«Ma svegliati, Dino! Che cosa vedi quando attraversi il Preval? Una piana deserta, acquitrini verdi e, dove non ci sono quelli, canne gialle e fango grigio ... portato dal Versa che continua a straripare. Hanno costituito il consorzio per la bonifica, poi si son messi a litigare sulle varianti di progetto. Noi eravamo piccoli, allora, ma mio padre, chissà perché, aveva ritagliato degli articoli dal giornale per conservarli in una vecchia scatola da scarpe; li ho trovati e me li sono letti. Guarda, questo l’ho infilato proprio qui, nel libro del Massi. Partiamo dal titolo: La conca del Preval diventerà un lago? Dal “Il Popolo di Trieste” del 16 ottobre 1930».

«Accidenti, nel ’30 io avevo due anni!».

«E io cinque – gli arrivò, secca, la replica di Max, che ricominciò a leggere: – Il progetto degli ingegneri Federico Hoffmann e Giovanni Deperis di Gorizia prevede la creazione di un lago artificiale del Preval, al quale vengono convogliate dallo scarico della centrale di Plava le acque dell’Isonzo … Basta così, questi la tirano troppo in lungo, te la riassumo io: volevano costruire una diga e due centrali idroelettriche, una a Russiz e l’altra a Gradisca, per avere tutta l’acqua che serviva all’irrigazione dei campi e per l’acquedotto del Collio. Avevano previsto perfino uno scalo per gli idrovolanti».

«Fantastico! Ma te l’immagini: davanti a casa mia un lago, e vrrooomm! Poter decollare con un idrovolante e volar via, al di là delle colline…»

Max prima gli sorrise, poi divenne amaro: «Non se n’è fatto niente, Dino. Nel 1934 è venuta l’alluvione, poi sono partiti i lavori per l’acquedotto di Cormons … Si è fermato tutto. C’era la torbiera, però, che lavorava tranquillamente su concessione del Ministero delle corporazioni, mentre il Magistrato alle acque di Venezia diceva che poteva danneggiare le opere di bonifica già eseguite. Un assurdo! Alla fine siamo entrati in guerra, s’è fermato tutto, e chissà quando riprenderanno i lavori».

«Non potrà sempre durare, la guerra – fece Dino – Altrimenti finisce che chiamano anche te e me. Però tu, scusa, te la prendi troppo. Siamo giovani, e dobbiamo andare incontro alla vita, senza farci cattivo sangue…»

«Ma non capisci, Dino, che è proprio questo il problema! Ci dicono di credere, obbedire e combattere, mentre dovremmo pensare, capire, renderci conto delle cose. Non si può vivere senza capire, Dino!»

Fu a quel punto che, dalla cucina, la madre li chiamò. La raggiunsero e ascoltarono con lei il comunicato trasmesso dalla radio: «Attenzione! Attenzione! Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato presentate da sua Eccellenza Benito Mussolini, e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio».

La madre di Dino s’alzò e si diresse alla credenza, da cui tornò con vino e tre bicchieri. «Abbiamo da brindare, ragazzi – disse – adesso che con lui è finita, finisce anche questa guerra!»

Dino guardò Max, in attesa di quel che avrebbe risposto, ma l’amico tacque, per non guastare la gioia della donna.

Questo racconto introduce il percorso "La prossima mossa", dedicato alle vicende del territorio negli anni finali della seconda guerra mondiale; è liberamente ispirato alle testimonianze raccolte da Carmen Perco Jacchia in Un paese la Resistenza. Testimonianze di uomini e donne di Lucinico/Gorizia, alla parte che Marco Plesnicar dedica al Novecento in Mossa nella storia, agli scritti di Renato Duca sulla bonifica del Preval. Il percorso è legato agli obiettivi 5, 10 e 16 di Sviluppo sostenibile dell’Onu; l’App Collio XR ve li farà scoprire.

*Archivista professionista di Gorizia


 

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