Giusy Mondani disegna la Storia vista con gli occhi di Liliana Segre



Che cosa hanno visto gli occhi di Liliana Segre durante la sua lunga vita? Se l’è chiesto Giusy Mondani e ha realizzato qualcosa che sognava di fare da anni: illustrare un libro per l’infanzia. È nato così “Gli occhi di nonna Liliana” appena uscito per Europa Edizioni (pagg.50, euro 10,90). Forte della sua laurea in Disegno Industriale, conseguita al Politecnico di Milano, Giusy Mondani ha affrontato quest’altro tipo di disegno tacitando, come racconta, una vocina odiosa che le diceva: “No tu non puoi farcela”. Ma lo stimolo era troppo forte: mamma di tre figli e presidente dell’Associazione genitori della scuola secondaria di Campoformido, dove vive, stava organizzando un evento dedicato alla Shoah, protagonista Oleg Mandic, "l'ultimo bambino di Auschwitz" che avrebbe portato la sua testimonianza come sopravvissuto ai campi di sterminio.


Per prepararsi al meglio l’autrice si mette a leggere diversi libri tra i quali quelli che narrano la vicenda di Liliana Segre. La sua figura la conquista; il tema della memoria la coinvolge. E si chiede che cosa può fare lei perché questa memoria non si perda; lei che non è un politico, uno storico, un filosofo, uno che conta ma semplicemente una mamma con tre figli da crescere, tre come Liliana. E allora tira fuori dal cassetto le matite e comincia a disegnare, immaginando di essere gli occhi di Liliana, che aveva contattato e le aveva fornito materiale e documentazione dall’archivio di famiglia.

La narrazione comincia con una nonna di schiena che parla a una bambina che la guarda stringendo una bambola. Potrebbe sembrare che narri una favola, ma dopo qualche tavola, che illustra una vita serena, i giochi sulla neve, l’entrata a scuola, si capisce che le storie che la nonna racconta non sono fiabe ma una realtà sempre più dura: dal cartello che impedisce agli ebrei di accedere ai negozi, al vagone stipato di gente diretto verso l’inferno. La Mondani usa sapientemente i chiaroscuri bianco-grigi e un tocco di arancione per alcuni particolari, anche le stelle gialle sulle maniche sono arancione.

Fortemente suggestiva la tavola con i numeri abbaiati dal soldato nazista, che volano nel cielo e umiliano la bambina.

Poi l’atmosfera si fa sempre più cupa: c’è un buio denso con mani che tentano di ghermirla. Ogni tavola è accompagnata da una breve didascalia che in realtà è un verso della poesia che la Mondani ha scritto per corredare i disegni.

Ma due passerotti annunciano la liberazione, rappresentata da altri soldati dai volti sereni che distribuiscono da mangiare. Poi c’è il ritorno, il ritrovare affetti, il costruirsi una vita grazie a un incontro con Alfredo, che diventerà il marito di nonna Liliana: vola via nel cielo il fazzoletto arancione e gli occhi di nonna Liliana tornano a sorridere.

Un’utile sintetica biografia di Liliana Segre conclude questo piccolo prezioso libro che anche gli adulti dovrebbero leggere. —

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