Contenuto riservato agli abbonati

Nel fumo delle ciminiere l’iconografia orgogliosa del lavoro e del salario

La Ferriera e l'industria prima della Grande Guerra negli scatti di Francesco Penco

TRIESTE Negli anni che hanno preceduto lo scoppio della Grande Guerra, Francesco Penco ha fotografato gli uomini che lavorano tra i miasmi della cokeria, quelli che dirigevano il flusso di metallo fuso nel campo di sabbia, respirando fumi e polveri e subendo una prolungata esposizione a un calore molto intenso. Giorno dopo giorno, turno di lavoro dopo turno di lavoro, nei loro polmoni sono entrati assieme all’aria per accumularsi nelle cellule, idrogeno solforato, ossido di carbonio, naftalina, anilina che innescano broncopolmoniti, anemie, intossicazioni croniche, anoressia, congiuntiviti, lesioni alla cornea, lesioni vescicali cancerose, anemia.

Ma nel suo obiettivo sono entrate le navi attraccate alla banchina per scaricare minerali e carbone: le ha fotografate assieme allo stabilimento dal vallone di Muggia, mostrando altri fumi e vapori che uscivano dalle sommità degli impianti. All’epoca le ciminiere e ciò che scaricavano nell’aria, avevano un preciso significato iconografico: volevano dire industria, attività, lavoro, progresso, salari per centinaia di famiglie. Per realizzare il “reportage” dedicato alla Ferriera, Francesco Penco ha usato una fotocamera di grandissimo formato, eccellenti obiettivi e lastre di media sensibilità poi sviluppate con accuratezza.

Oggi a più di un secolo di distanza da quelle riprese, ci restituiscono dettagli finissimi e consentono ingrandimenti mostruosi. In più per alcuni scatti notturni Penco ha sfruttato la luce emanata dalle colate di metallo fuso. In alcune occasioni si è arrampicato con la sua pesante attrezzatura sulla sommità dell’impianto che trasforma il carbon fossile in coke e che, a detta di tutti gli operai, costituiva e ha costituito fino ai nostri giorni, il peggior ambiente di lavoro di tutto lo stabilimento. Questo “reportage” costituisce uno dei più importanti capitoli di un articolato e complesso lavoro dedicato alle realtà industriali del nostro territorio. Penco ha fotografato molte navi in costruzione sugli scali dei cantieri “San Rocco” di Muggia, “San Marco” di Trieste e di quello di Monfalcone.

Ha raccontato con l’obiettivo le realizzazioni più importanti della Fabbrica macchine di Sant’Andrea, dove sono stati realizzati negli anni Venti gli enormi diesel della Saturnia e della Vulcania. Ma ha anche fotografato e filmato con pellicola 35 millimetri la costruzione della raffineria Aquila: torri, serbatoi, tralicci con la fiamma accesa sulla sommità, banchine per l’attracco delle navi cisterna, camion e vagoni che vengono caricati di benzina e olio combustibile, uffici con gli impiegati schierati dietro scrivanie e macchine da scrivere.

Di tutto questo - e di molte altri impianti industriali - oggi resta ben poco. La raffineria è stata prima spianata il 10 giugno 1944 dalle bombe degli aerei “alleati” e successivamente negli anni Ottanta dalle “superiori” esigenze del mercato. Non esiste che nella memoria. Della fabbrica macchine di Sant’Andrea non resta nulla se non immagini e documenti. Il cantiere “San Rocco” è scomparso da tempo inghiottito da una complesso residenziale - turistico; dagli scali del “San Marco” non scendono più in mare transatlantici e corazzate, navi bananiere e gru galleggianti. Ora è la volta della Ferriera, dove macchine enormi si avventeranno sulle torri d’acciaio, sugli altiforni e sulla cokeria per fornire metallo per qualche nuova iniziativa. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA c.e

Video del giorno

Metropolis/9, Castelli: "Ecco quanto metteremo contro il caro bollette e i ristori in arrivo"

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi