Smog, deforestazione, attacco alla natura è così che abbiamo reso profugo il virus

Esce oggi per Einaudi in edicola e on line il volumetto di Paolo Giordano, scrittore scienziato e docente alla Sissa 

Federica Manzon

Ogni giorno alle 18 ci colleghiamo per ascoltare il bollettino della protezione civile, memorizziamo i numeri, confrontiamo i pareri degli esperti, attendiamo il messaggio del presidente. Ma le istituzioni sono caute, non si fidano della nostra tenuta emotiva. Nemmeno gli esperti si fidano di noi, per questo a volte parlano in modo talmente semplice che risulta sospetto. Delle istituzioni poi eravamo sospettosi da sempre. Così, in questa dubbiosa incertezza ci comportiamo peggio di come faremmo e il panico sale. Ecco il loop in cui a volte pare imprigionato il paese.


Allora forse uscire per un attimo dal ritmo ansiogeno delle notizie giornalistiche e spostarci su un libro può aiutarci. “Nel contagio” il piccolo saggio di Paolo Giordano acquistabile da oggi in edicola e online (Einaudi, pp. 80, 10 euro) è una lettura tranquillizzante perché parla con fiducia a cittadini responsabili. E cerca, attraverso la competenza di uno scrittore scienziato, di capire meglio, non il Cov-2 (il virus responsabile dell’epidemia di Covid-19, ndr), ma quello che significa stare in un presente dove il Cov-2 ha preso il timone provvisorio della realtà.

La matematica, ci dice Giordano, può aiutarci perché non è la scienza dei numeri ma delle relazioni: descrive i legami e gli scambi tra fattori diversi. E il contagio da Cov-2 è soprattutto un’infezione alla nostra rete di relazioni.

Immaginiamo che gli esseri umani siano biglie, miliardi di biglie vicine tra loro. Se una biglia contagiata viene lanciata nel mucchio, questa toccherà almeno due o tre biglie, che a loro volta ne toccheranno altre tre o quattro e così in misura esponenziale fino alla situazione di pandemia. Questo esempio dovrebbe farci capire che più le biglie sono distanziate, minore è la probabilità che si scontrino propagando il contagio. Fuor di metafora: contatti sociali zero.

Giordano ci esorta poi a rovesciare la nostra prospettiva: proviamo a guardare l’umanità dal punto di vista del virus. Per il Cov-2 siamo divisi in tre gruppi soltanto: i Suscettibili, cioè gli organismi che potrebbe contagiare, gli Infetti e i Rimossi, quelli cioè che non può più contagiare. Va da sé che la partita, il vero e proprio cordone sanitario, la giocano i Suscettibili. Quelli che togliendosi dal raggio del virus gli impediscono di moltiplicarsi.

C’è qualcosa di rassicurante nei ragionamenti di Giordano, che ha a che fare con la competenza e il rispetto dell’interlocutore, con la capacità di affrontare contenuti scientifici rendendoli umani ma senza semplificarli, avvicinando il lettore alla comprensione e quindi abbassando la paura. Una tonalità che a volte fa tornare in mente le puntate di “Siamo fatti così”, la serie educativa francese che ha insegnato a un’intera generazione a conoscere il corpo umano. Leggere questo libro aiuta a lasciarsi alle spalle i toni enfatici del giornalismo – “un’esplosione” di contagi, un aumento “drammatico” – perché, se la scienza è abituata a trattare l’evolversi non lineare dei fenomeni naturali, è la distorsione mediatica a generare la paura.

Rimane però che il Cov-2 sta ridefinendo il nostro modo di abitare il mondo. Eravamo abituati a imporre il nostro tempo alla natura, e invece ora accade il contrario. È in questo tempo nuovo di forzata solitudine che, paradossalmente, potremmo riscoprire un senso di comunità che era andato perduto. L’epidemia ci incoraggia a un esercizio di immaginazione inedito: pensarci come un organismo unico e perciò solidale. Teniamolo a mente, prima di uscire di casa o invocare il diritto alla quotidiana passeggiata a Barcola. E non dimentichiamocene quando tutto sarà finito.

Una domanda aleggia ancora nelle nostre menti: ma noi, come comunità umana, che responsabilità abbiamo su questa epidemia? È colpa dell’inquinamento? Della globalizzazione?

Siamo esseri umani pieni di impegni, viaggiamo e ci spostiamo molto, e senza dubbio l’efficienza dei nostri trasporti ha cambiato la sorte della diffusione del virus, rendendola rapida e capillare. Ed è probabile che la nostra aggressività verso l’ambiente sia andata a stanare quei patogeni che se ne stavano tranquilli nelle loro nicchie naturali.

Ancora una volta Giordano ci invita a smuoverci da noi stessi e invertire la prospettiva: non sono i virus a cercarci, ma siamo noi con la deforestazione, con gli allevamenti intensivi, con le azioni votate all’estinzione di molte specie, che andiamo a stanare i virus, trasformandoli in profughi della distruzione ambientale.

Negli anni Ottanta, quando andavano di moda i capelli vaporosi pieni di lacca, scoppiò l’allarme per il buco dell’ozono. Tutti cambiarono pettinatura e l’umanità venne salvata. Ma oggi? Oggi siamo davanti a problemi più complessi da comprendere e per questo è necessario cogliere il tempo anomalo che viviamo come un’occasione per fermarci e pensare. A cosa? Al fatto che siamo parte di un ecosistema meraviglioso e fragilissimo e sta a noi mantenerlo in equilibrio.

E in questo momento di conta dei morti e dei guariti, dei giorni di scuola persi, delle mascherine consegnate e dei miliardi bruciati in borsa, nelle pagine di Giordano risuona l’invocazione del Salmo 90: “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”. Un cuore saggio, auguriamoci questo. —



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