Flavio Santi: «Dracula ci insegna che siamo in balia di forze oscure»

Esce per Bur la nuova traduzione del romanzo di Stoker firmata dallo scrittore friulano «Un personaggio che amo: è un reietto, condannato a una vita d’inferno che forse non ha scelto»

Mary B. Tolusso

È poeta, saggista. Poi si è inventato l’ispettore Drago Furlan, per raccontare la sua terra, il Friuli, nei romanzi editi da Mondadori. Flavio Santi ha alle spalle anche una lunga attività di traduttore. Si è cimentato con Fleming, Fitzgerald, Melville, X. De Maistre. E ora è la volta di Stoker, quel capolavoro che ha sublimato definitivamente il principe della notte, “Dracula”, in libreria nella nuova versione di Santi per Rizzoli (Bur pag. 416, euro 7,99). Insomma uno degli apici della letteratura gotica, reso nella sua poliedrica creatività linguistica. Non dimentichiamo che Flavio Santi è anche docente di lingua italiana all’Università dell’Insubria. Una traduzione che del tutto casualmente capita in un ombroso parallelo con la realtà, trovandoci in una situazione in cui il male ha davvero origine in un pipistrello, animale che Stoker ha trasformato in simbolo delle tenebre. Apparentemente il male pare proprio giungere dall’invisibile, dal buio, da ciò che non si vede: «Non c'è pace per i pipistrelli, – dice Santi – anche oggi destinati a essere associati al male. Ragni, topi e pipistrelli non sono animali esteticamente molto belli, e questo può condizionare, ma sono anche animali con cui l'uomo ha un rapporto ravvicinato, soprattutto se si vive, come me, in campagna. Amo vedere volteggiare i pipistrelli di sera, sono animali utili, si nutrono di moscerini e zanzare, sono gli unici mammiferi volanti».


Infatti è una metafora, perché in “Dracula” come in ciò che siamo vivendo, l’origine sta nelle scelte umane…

«La mia percezione non è cambiata, la violenza iniziale è stata compiuta dall'uomo, ahinoi, nei wet market cinesi, a quanto pare – ciò dimostra come la Natura non sia un mondo disneyano fatto di fiorellini, ma sia “rossa di zanne e artigli” come dice Alfred Tennyson. Spero che da questo periodo si esca anche con la consapevolezza di un maggiore rispetto della Natura (che io scrivo rigorosamente con la N maiuscola)».

Lei ha tradotto sia classici che contemporanei. Come ha rinnovato le tante voci di Dracula?

«Mi pare che l'aspetto finora poco evidenziato nelle traduzioni sia la ricchezza linguistica. Stoker è irlandese, come un certo Joyce! Ogni personaggio parla con una voce propria. Ho cercato, nei limiti del possibile (inglese e italiano sono lingue diversissime!), di restituire un po' di questa varietà: Harker che parla come un impettito avvocato, Mina come un'adolescente spensierata, il dottor Seward da medico esperto, persino i bambini parlano da bambini, con una specie di baby talk».

Ogni volta il vampiro accoglie esigenze culturali mostrandosi come qualcosa di completamente nuovo. Oggi cosa ci dice?

«Che siamo indifesi in fondo, in balia di forze che cerchiamo di arginare con la nostra razionalità, ma alla fine siamo sempre esseri fragilissimi e delicati, che non possiamo competere con la Natura – Dracula appartiene alla Natura proprio come i ciliegi in fiore. Agli occhi della Natura anch'egli ha diritto di esistere – per quanto violentemente e forse (per noi) incomprensibilmente. Forse dovremmo imparare a convivere con Dracula, chissà... ».

Qual è il Dracula del grande schermo che predilige?

«Il primo Nosferatu di Murnau del '22, con quell'attore di nome Max Schrek (cioè Massimo Terrore), con i nomi cambiati per motivi di diritti d'autore: Dracula che diventa il conte Orlok ecc. Poi Klaus Kinski – e nella mia traduzione c'è un omaggio esplicito – nel Nosferatu di Herzog, ma forse il Dracula più vicino alle intenzioni di Stoker, dunque un bruto animalesco, irsutissimo, è nel Dracula di Coppola».

Il personaggio che più ha amato tradurre?

«A un certo punto c'è un vecchietto che parla un buffissimo dialetto scozzese, l'ullans, ecco lì mi sono molto divertito a trovare un corrispondente in italiano. Devo confessare che a me lo stesso Dracula fa molta simpatia: in fondo è un reietto, condannato a una vita d'inferno che forse non ha scelto del tutto, lui era un antico difensore della cristianità».

Nel tempo il vampiro ha acquisito anche un aspetto sensuale. Secondo lei perché?

Il legame con il sangue, dunque con i fluidi vitali, credo che c’entri molto. E poi l’aspetto ferino, animalesco, si riconnette con la Natura – siamo pur sempre animali no?». —

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