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Gillo Dorfles, pensatore mondano del bel mondo triestino nei versetti di Lustig

“Le laudi tergestine” sono emerse nel corso delle ricerche per la mostra alla “Crise”. Il 15 aprile si presenta il volume

TRIESTE. È uscito in questi giorni, in occasione dei centodieci anni dalla nascita di Gillo Dorfles (avvenuta a Trieste il 12 aprile 1910), il catalogo della mostra “Il segno rivelatore di Gillo”, chiusa anticipatamente per l’emergenza sanitaria. Propone testi, opere e documenti del grande critico-artista, tra cui molti inediti, e verrà presentato alla biblioteca statale Stelio Crise il 15 aprile (info tel. 3356750946.. La pubblicazione rappresenta, in sintesi, lo specchio della rassegna ma propone anche delle novità. In apertura del volume sono presenti infatti un testo critico della curatrice della mostra e del libro, Marianna Accerboni, che compone un ritratto inedito in cui Dorfles viene ricordato sia come uomo che come artista poliedrico e originale, con particolare riferimento al disegno, elemento fondamentale della sua creatività, che l’autrice definisce “disegno pittorico”.

Scendendo nel dettaglio, l’autrice ricorda per esempio la frequentazione del critico, - come lo stesso Dorfles le raccontò - assieme al gallerista triestino Leo Castelli, grande amico di gioventù, della Cedar Tavern, un bar ristorante di New York City, dove si ritrovavano, al margine orientale del Greenwich Village, scrittori e artisti dell’avanguardia più avanzata. E, quale riferimento culturale, compare anche il Black Mountain College nella Carolina del Nord, importante incubatore della sperimentazione americana ed europea più coraggiosa, espressa tra il 1933 e il 1957 anche attraverso il concetto innovatore dell’interdisciplinarietà delle arti.


Segue un'intervista inedita della nipote Giorgetta Dorfles allo zio, raccolta nel 2017, in cui vengono ripercorsi la vita e i diversi step di esperienze e approfondimento intellettuale e artistico che condussero via via Dorfles alla creazione del proprio linguaggio filosofico e artistico, singolare e innovatore. Tra questi passaggi, vanno ricordati in particolare l’interesse per le teorie di Rudolf Steiner, padre dell’antroposofia, che Gillo condivideva con la madre, e l’influenza di queste sulla sua arte; l’attività pittorica e la creazione delle prime ceramiche nella sua proprietà di Lajatico nel Volterrano, dove si era rifugiato con la famiglia durante la seconda Guerra mondiale; le motivazioni e il significato della laurea in medicina con specializzazione in psichiatria e la sua esperienza con nell’ambiente manicomiale di Trieste.

Nel corso degli studi preparatori per la mostra e per il catalogo sono inoltre continuati a emergere nuovi documenti, come per esempio un libretto in versi, intitolato “Le laudi tergestine. Elogio poetico di 60 personalità del gran mondo triestino”. In queste pagine l’autore, che si firma Cirillo Menapio, pseudonimo di Piero Lustig, pittore e grande amico di Gillo, dedica un sapido ritratto in rime al giovane Doerfles (come all’epoca si scriveva il suo nome), che già allora si palesava sospeso tra profondità di pensiero e un pizzico di mondanità.

S’intravvedono in esse le poliedriche attitudini di Gillo, testimoniate in catalogo da quattro sezioni: una dedicata al disegno, una al suo raffinato design, una a documenti e foto rari e/o inediti e l’ultima a una selezione di artisti del Friuli Venezia Giulia di cui si era occupato.

La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo della Fondazione CRTrieste e l’autrice l’ha realizzata sotto l’egida dell’Associazione culturale Gillo Dorfles. —
 

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