Sergio Cammariere canta «la musica che salva il mondo»

La sera di venerdì 10 gennaio al Teatro Comunale il “cantautore piccolino”, unica data in regione. Con la sua storica band porta “La fine di tutti i guai” e i suoi celebri successi

Sergio Cammariere a Monfalcone svela La fine di tutti i guai

MONFALCONE.  Sergio Cammariere è un cantautore d’altri tempi che invoca la cultura per sognare “La fine di tutti i guai”. Pianista e compositore, si nutre di musica classica, sposa il jazz e diventa famoso nel 2002 con “Dalla pace del mare lontano” (Premio Carosone, Premio De André come migliore artista dell’anno e Targa Tenco). La collaborazione con il fido paroliere Roberto Kunstler non si allenta mai, l’anno successivo “Tutto quello che un uomo” gli regala il terzo posto a Sanremo, il premio alla Critica, due dischi di platino e una carriera che continua a sorprendere anche adesso che di anni ne ha 59.

Un’ascesa iniziata con l’amore per il cinema (innumerevoli le colonne sonore composte), scandita dagli omaggi per i cantautori «in via di estinzione», e in generale per tutti coloro che hanno fatto la cultura, fra cui alcuni grandi delle nostre terre: Margherita Hack, il pugile e attore triestino Tiberio Mitri, l’istriano SergioEndrigo e il monfalconese Gino Paoli. Quest’ultimo, per il cantautore piccolino (Cammariere) ha scritto il testo della canzone Cyrano e con lui ha duettato nel 2016, insieme a Danilo Rea, all’uscita dell’album “Io”. Ebbene, a nemmeno un anno di distanza dal concerto di Paoli al teatro di Monfalcone, Cammariere salirà proprio sullo stesso palco, unica data in regione; appuntamento alle 20.45 di venerdì 10 gennaio.

Il suo decimo album, uscito a maggio 2019, s’intitola “La fine di tutti i guai”: in che senso?

«C’è bisogno di una fine alle ingiustizie, alle discriminazioni, non solo nei confronti dei poveri che vengono dal mare, ma anche dei diversi, penso per esempio agli omosessuali. La fine di tutti i guai è un’utopia, un inno alla serenità, alla bellezza e alla felicità. Un album che dovrebbe portare emozioni e arricchire le coscienze partendo dalle armonie di cui è composto».

L’uscita del disco è accompagnata da un piccolo film a cartoni animati nei quali veste i panni di un tassista che di notte attraversa Roma incontrando anime grandi, da Marilyn a Chaplin, Mastroianni, Fellini, Alberto Sordi, Margherita Hack, Leonardo, Che Guevara, passando per Pasolini e Callas innamorati forse come molti speravano ai tempi di quando, 50 anni fa, girarono il film Medea a Grado. Qual è il significato?

«È un’idea del regista foggiano Cosimo Damato. Nel video sono un sognatore immerso nella sua bolla – il sogno è una costante in tutto il disco – che immagina di incontrare donne e uomini di cultura. Il cartoon ricalca quello ideato sempre da Damato per “Dalla pace del mare lontano” , in cui ero Noè con l’Arca nella quale gli animali-cartoni che salivano erano tutti cantautori: il gatto Gino Paoli, il rospo Dalla, il cavallo DeAndré, l’orso Guccini, la tartaruga Lauzi e tanti altri. Ecco, l’idea che io e Roberto Kunstler portiamo avanti è che la musica possa salvare questo mondo; è l’azione salvifica della cultura».

Dal punto di vista musicale “La fine di tutti i guai” è una svolta pop che passa attraverso il blues e i ritmi sudamericani senza tradire il jazz. Perché questa scelta?

«Quello che io e Kunstler abbiamo costruito in vent’anni è un grande archivio, composto da una quarantina di brani tuttora inediti. In questo album abbiamo tirato fuori i pezzi più pronti, quelli che ci sembrava il momento giusto di proporre. Una sperimentazione come quando, in Carovane, introducemmo il sitar».

Non mancheranno, domani, i suoi successi più acclamati...

«Sarò con la band da sempre al mio fianco (Daniele Tittarelli, Luca Bulgarelli, Amedeo Ariano, Bruno Marcozzi) e chiederemo al pubblico quali pezzi vorranno ascoltare. La cosa bella di queste canzoni è che sono destrutturabili, così improvviseremo a seconda dell’atmosfera che si creerà al teatro».

Cosa ricorda dell’esperienza con Gino Paoli?

«È un’esperienza che continua anche oggi. Gino è un grande saggio, gli aneddoti non si contano, di sicuro con lui mi sono sentito erede dei più grandi cantautori, Endrigo, Bindi, Lauzi, Tenco».

Fra le sue colonne sonore c’è quella per la fiction “Tiberio Mitri - Il campione e la miss” prodotta dalla Rai.

«Un lavoro che, una volta finito, rimase fermo diversi mesi perché un erede del pugile trovò che la donna di Mitri (Fulvia Franco, Miss Italia 1948) non ne usciva bene. Si trovò un accordo tagliando due scene....».

Il prossimo Sanremo?

«Quest’anno ho deciso di non partecipare, ma tiferò Raphael Gualazzi: l’ho conosciuto di recente alla trasmissione di Gigi D’Alessio su RaiUno scoprendo un gentiluomo dotato di una rara sensibilità. Il prossimo festival? Chissà, Sanremo è sempre Sanremo». —


 

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