Trenta rifugiati disegnano la loro casa insieme all’artista che riscrive le mappe

Venerdì un workshop aperto al pubblico allo Studio Tommaseo, con i migranti ospiti a Trieste e diretti da Cai Guojie



Un inizio d'anno a sfondo sociale per un progetto che parte dall'arte contemporanea per raggiungere il cuore di un tema oggi cruciale nella nostra società, quello dei migranti. Trieste Contemporanea apre la stagione di appuntamenti culturali con un workshop allo Studio Tommaseo che invita il pubblico a partecipare attivamente. Protagonisti venerdì 10 gennaio alle 17 trenta giovani provenienti da varie parti del mondo, tutti richiedenti asilo, rifugiati o persone titolari di protezione umanitaria per un evento insolito: a loro sarà chiesto di disegnare ognuno la propria casa, quella che hanno dovuto abbandonare nel loro paese. A dirigere questo workshop l'artista Cai Guojie, cinese di Taiwan, già impegnato a livello internazionale con progetti che trattano il tema della decolonializzazione.


L'artista proporrà ai trenta ragazzi un contratto di acquisto del bene attraverso un'agenzia immobiliare virtuale simulando una vendita reale. L'azione si pone un ulteriore obiettivo, quello di sottoporre a una critica più ampia il nostro sistema economico che i filosofi francesi Gilles Deleuze e Félix Guattari hanno descritto “Capitalismo e schizofrenia” nel loro celebre testo. L'evento si intitola “Homeland” e coinvolgerà un gruppo di migranti grazie alla collaborazione dell'Ics – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati di Trieste. Il laboratorio–performance, che sarà coordinato da Veronica Rigo e Dea Slavica, fa parte del più largo progetto “Half-Field Plan” che Cai Guojie sta portando avanti da molti anni in diverse città del mondo.

Il lavoro concettuale e performativo di Cai Guojie è seguito in Italia da Yang Chunmeng, curatrice di arte contemporanea e attualmente nello staff del Lucca Center of Contemporary Art. L'artista cinese è reduce da un grande progetto espositivo che l'ha visto impegnato a Firenze allo spazio Le Murate: in quel caso il punto di partenza era la più antica mappa cinese che fonde insieme concetti cartografici cinesi e occidentali. Il dibattito innescato da Cai Guojie approfondisce la questione post-coloniale con i concetti di ibridità, decolonizzazione e identità fluida. In questo contesto Macao rappresenta un caso esemplare: colonia portoghese per quattrocento anni, dopo l'annessione alla Cina nel 1999 come regione speciale amministrativa, Macao ha scelto di affrontare la problematica identitaria attraverso un processo di costruzione orientato all'aggregazione invece che alla repressione o all'emarginazione dell'altro.

E su questa linea viaggia la proposta di Cai Guojie a Trieste: nel suo progetto l'artista mette in discussione il concetto di proprietà criticando l'imposizione dei valori astratti del mercato anche quando la società deve rispondere a bisogni concreti. «Una mappa catastale è una mappa sbagliata», dice Cai Guojie. Per lui l'Occidente ha una storia caratterizzata da continue mutilazioni, violenze e riunificazioni attuate nel nome di confini astratti e politici. Allontanandosi dalla logica capitalista che vede nella terra la proprietà, l'artista interpreta un segno su una cartina geografica come un luogo di interazioni piuttosto che come un confine e con il suo lavoro di de-territorializzazione invita a cambiare prospettiva e a liberarsi dal desiderio di proprietà. Per lui le mappe catastali diventano terreno per una nuova visione: traccia una linea rossa che non delimita più le proprietà ma che segna gli spazi di appartenenza che una mappa di solito non indica. Nato a Taiwan, Cai Guojie si occupa di pittura e installazioni e attualmente soprattutto di arte crossmediale, una tendenza che mescola i linguaggi.

La presidente di Trieste Contemporanea Giuliana Carbi commenta così: «Cominciamo l'anno con una proposta dalle tematiche sociali e continueremo su questa scia con una mostra che riflette sui problemi legati al porto polacco di Danzica, celebre per la vicenda di Solidarność e oggi oggetto di speculazioni». —

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