Pirati, naufraghi e massoni dall’Istria e Dalmazia alla conquista degli oceani

Giacomo Scotti pubblica per Hammerle “Uomini e mari”, una raccolta di vicende  e personaggi che vanno da Nazario Sauro al sommergibile jugoslavo Nebojsa 

la recensione

nnnnGiacomo Scotti ama il mare, lo respira fin da piccolo, ci vive di fronte. Da questa sua passione hanno di recente preso forma due libri: ‘Uomini e mari’ (Hammerle editori, 259 pagg., 15 euro), raccolta di storie della marineria dell’Adriatico orientale, alcune note, la maggior parte poco conosciute, altre inedite, scovate spulciando tra le carte degli archivi e visitando i musei marittimi e ‘Disertori in Adriatico. pagine sconosciute della grande guerra’. (Hammerle, 343 pagg., 18 euro), in cui si parla dei sudditi austroungarici che passarono nelle file italiane, di Nazario Sauro, della beffa di Buccari, ma anche di episodi meno noti, come la deportazione di migliaia di istriani nei campi di internamento austriaci e ungheresi. Un filone già frequentato da Scotti in ‘Gente dell’Adriatico’, che uscì una decina di anni fa, e allora come oggi frutto di uno scavo nella memorialistica, lettere private e diari, e in archivi e biblioteche.


L’orizzonte in cui si collocano le vicende presenti in ‘Uomini e mari’ va principalmente dalle Bocche di Cattaro fino alle porte di Trieste ma si allarga, come spiega il sottotitolo, dall’Adriatico fino a tutti gli oceani. Arrivando addirittura in Polinesia, alle isole Hawai, teatro di una delle storie più incredibili raccolte da Scotti. Protagonista è Giovanni Dominis, nativo di Arbe, rampollo di una famiglia nobile di cavalieri di San Marco e conti della Serenissima. Dominis, capitano di lungo corso, raggiunse Boston nel 1819, e lì si fermò, continuando a navigare sotto la bandiera americana. Acquistava pellicce in Alaska per rivenderle in Cina. Dai mercanti cinesi comprava spezie oppio e seta che rivendeva a Boston. Chiese e ottenne la cittadinanza americana, era noto come il conte marinaio, faceva la spola tra Boston e Honolulu e divenne un armatore tra i più conosciuti della costa atlantica finché nel 1838 si trasferì a Honolulu. Scoprì alcune centinaia di isolette in Polinesia e le ribattezzò arcipelago delle Marshall. Il figlio, John Owen Dominis divenne addirittura re delle Hawai. Comandante delle forze armate hawaiane, fu uno dei fondatori della Loggia massonica delle Hawai. Nel 1862 sposò infatti la regina Liliuokalani e regnò da principe consorte fino al 1893, quando la regina venne detronizzata. La notizia che un istriano era re delle Hawai comparve nel 1892 sul quotidiano austriaco in lingua croata ‘Nasa sloga’ di Pola. A riportare lo scoop era stato l’equipaggio della nave da guerra austriaca Fasana, che aveva attraccato al porto di Honolulu, dove c’è tuttora una ‘Dominis street’.

Padroneggiando il serbo, il croato e lo sloveno, lo studioso istriano d’acquisizione (Scotti è nato in provincia di Napoli nel 1928 e si è trasferito in Istria, prima Pola e poi a Fiume, nel 1947) ha potuto avvalersi dei lavori degli studiosi ‘jugoslavi’. Ma anche di raccogliere testimonianze di prima mano. In questo modo negli anni Sessanta è venuto a conoscenza dal capitano Mirko Popovic dell’avventurosa vicenda del sommergibile jugoslavo Nebojsa che nel 1941, dopo la capitolazione della Jugoslavia, per non consegnarsi ai tedeschi lasciò le bocche di Cattaro e, dopo avere superato lo sbarramento di Otranto, raggiunse Cefalonia e da lì la Grecia per unirsi finalmente alla marina inglese. Quello che accadde in seguito al sommergibile Scotti lo ha appreso solo molti anni dopo da un marinaio triestino, Luca Martelli. Dopo aver operato fino alla fine della guerra con la seconda flotta britannica, venne utilizzato per addestramento dalla marina jugoslava e fu disarmato nel 1958.

Viaggiando per mare attraverso la storia Scotti offre ai lettori le più disparate curiosità come la ricostruzione, sulla base dei documenti in possesso dell’archivio di stato di Ragusa, del servizio postale che fin dal Trecento intercorreva tra le due sponde dell’Adriatico. Corrieri privati lautamente retribuiti da singoli mercanti o da società portavano lettere da Ragusa a Venezia, e da Ancona a Barletta fino a Costantinopoli. Quando la Serenissima istituì un servizio postale regolare con la capitale ottomana, Ragusa si servì dei suoi corrieri ma, stante l’antagonismo tra le due repubbliche, temendo che i documenti venissero aperti, i ragusei erano soliti mandare per qualche altra strada almeno una copia delle lettere inviate tramite la posta veneziana. “La lettera ci è arrivata tutta aperta, anzi dopo esser stati guasti i sigilli non fu poi nemmeno serrata”, così nel 1735 veniva messo in guardia dalle spie veneziane il console raguseo a Costantinopoli.

Tra le tante storie che si trovano nel libro di Scotti ci sono anche quelle di naufragi, come il Marina Andrina, affondato nel dicembre 1890 dalla bora dopo tre giorni di lotta con il vento tra punta Grossa e Isola; e quelle di marinai, come il capitano Pietro Giacomo Leva di Lussingrande che doppiò Capo Horn nel 1834, primo nella marina mercantile austriaca a compiere l’impresa.

Scotti raccoglie come una rete a strascico piccole gemme dimenticate fra la sabbia del tempo e le riporta a nuova vita passandoci sopra lo sguardo dello storico. Come l’elenco dei periodici marittimi che, destinati ad armatori, capitani marittimi e commercianti, cominciarono a essere pubblicati nel corso dell’Ottocento. Erano quasi tutti scritti in italiano, che era la lingua franca della navigazione. Cinque si stampavano a Trieste e di questi il più longevo fu la Rivista della marina mercantile, che uscì dal 1884 al 1915.

Paolo Marcolin



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