In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Le acciaierie Pittini e gli Studi Umanistici formano guide per Esof

Gli studenti coinvolti in un progetto industria-università per accompagnare i turisti nei luoghi storici della città

2 minuti di lettura

I CONTENUTI



Anni fa, durante un’amabile conversazione con l’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Giancarlo Lombardi, un imprenditore illuminato, vice-presidente di Confindustria, entrai nel merito del destino dei giovani laureati in filosofia. Con la richiesta incessante di conoscenze scientifiche, osservai, quali prospettive potranno mai avere in futuro? E lui mi disse una cosa interessante: «Non sarei così pessimista, noi imprenditori abbiamo un’ottima stima dei laureati in filosofia. Spesse volte, quando dobbiamo scegliere qualcuno da assumere, a parità di incompetenze specifiche, preferiamo uno di loro. Intanto in ogni caso dovremo fargli fare un corso di addestramento… Ma nella fattispecie i filosofi sono i migliori, proprio perché hanno una mente molto più aperta degli altri e una capacità di apprendimento ben esercitata alla speculazione».

Un parere molto autorevole, questo, che mi porta a meditare proprio sulla necessità di una sempre maggiore collaborazione fra industria e facoltà umanistiche. I due mondi, infatti, non sono così lontani. E a questo proposito val la pena citare una sinergia molto interessante, in corso in queste settimane fra il Dipartimento di Studi Umanistici del nostro Ateneo e una delle più rilevanti realtà industriali del Friuli Venezia Giulia, le acciaierie Pittini. Alcuni mesi fa, nell’ambito del mio corso all’Università sul Turismo Culturale (specialistica magistrale per Lingue e letterature Straniere), fui contattato dalla Fondazione Pietro Pittini nella persona della sua presidente, Marina Pittini. Scopo di questo incontro era la volontà della Fondazione di creare una rete di guide culturali da proporre agli organizzatori di Esof 2020, la manifestazione che porterà a Trieste città della Scienza migliaia di visitatori e addetti ai lavori a metà dell’anno prossimo.

La Fondazione Pittini ha infatti promosso un progetto che «possa far partecipare i giovani rendendoli parte attiva accompagnando i turisti alla scoperta dei luoghi storici della città, con l’obiettivo di far conoscere e apprezzare monumenti, piazze, siti e istituzioni che hanno decretato lo sviluppo scientifico, storico ed economico di Trieste». Il progetto, attualmente in una fase organizzativa avanzata, coinvolge non solo gli studenti universitari del Dipartimento di Studi Umanistici, ma anche quelli di alcuni licei triestini e punta sulla formazione di guide/accompagnatori. Accanto a questa modalità, inoltre, è prevista l’introduzione di strumenti multimediali che possano intercettare le fasce più giovani (da Instagram a Hashtag a Foxtrail), strumenti che si affiancano alla creazione di percorsi audio-guidati in più lingue con voci registrate di attori. La preparazione di queste guide, in un percorso formativo di tipo lavorativo, prevede un corso di ben 70 ore, che sarà tenuto da esperti in letteratura, storia, storytelling e comunicazione. Insomma, alla fine, in concomitanza con Esof 2020, si sarà formato un gruppo di esperti in Turismo Culturale da immettere nel (molto richiesto) mercato.

All’Università questo progetto va a inserirsi in un piano formativo specifico, nell’ambito del corso in Turismo Culturale, ideato dai docenti Laura Pelaschiar e Paolo Quazzolo, per aggiornare le competenze degli studenti nel settore (con evidenza proprio per lo storytelling). «Il nostro obiettivo, che ben si sposa con gli intenti della Fondazione Pittini, è di inserirsi in un ambiente apparentemente alieno come quello della fabbrica, ma il nostro principale target è quello di formare esperti a tutto campo», dice Laura Pelaschiar.

E l’originalità di questo intento non fa che rafforzare una precedente esperienza, avvenuta qualche anno fa, che ha coinvolto un’altra industria friulana, la Modulblock di Amaro, e il Dipartimento di Studi Umanistici. In quel caso, sotto la direzione di un altro docente dell’Università triestina, Matteo Cornacchia, autore di un interessante studio intitolato “Le Humanities in azienda: Per una via umanistica alla formazione” (Franco Angeli, 2018), industria e studi umanistici entrarono in sinergia, con un sorprendente risultato. Cosa accadde? Che un gruppo di ricercatori nel settore umanistico offrì a un’industria nel settore della logistica un “pacchetto” di lezioni di letteratura, storia, filosofia come forma di integrazione culturale lavorativa. «Fu un’esperienza eccezionale - racconta Pelaschiar -. Qualcosa che ci ha rafforzato nell’idea di proseguire in questo tipo di collegamento con il mondo industriale. Più di ottanta operai si iscrissero, mentre noi temevamo che non aderisse nessuno. E questo avveniva dopo le otto ore di duro lavoro… Un fatto sorprendente». Dunque l’idea che gli studi umanistici abbiano un appeal nel mondo industriale e che il mondo industriale debba tenere in buon conto l’offerta di laureati in filosofia, è ancora vincente. E chissà quali altri progetti potrà proporre il Corso di Laurea in Turismo Culturale, in sintonia, come in questo caso, con la acciaierie Pittini. —

I commenti dei lettori