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Il segno rivelatore di Gillo si scopre con un affondo intimista e molti inediti

E' stata inaugurata alla Biblioteca statale Stelio Crise, con una performance di luce e musica, la mostra artistico-documentaria dedicata all’intellettuale-artista

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TRIESTE E' stata inaugurata a Trieste alla Biblioteca statale Stelio Crise, con una performance di luce e musica, la mostra artistico/ documentaria "Il segno rivelatore di Gillo", ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni: le immagini luminose di Gillo Dorfles, proiettate in grande dimensione sulla facciata del cavedio della Biblioteca hanno accolto il folto pubblico che ha partecipato alla vernice. In omaggio alla passione dell’intellettuale/ artista per la musica, la violista Sara Zoto ha quindi eseguito un brano di Donatoni, uno tra i compositori prediletti da Gillo.

Promossa dall’Associazione Culturale Gillo Dorfles di Milano, questa è la prima mostra organizzata dopo la scomparsa del grande critico ed è stata allestita proprio a Trieste, dov’era nato nel 1910 ed era vissuto fino a tutta l’adolescenza, rimanendo sempre legato alla sua città d’origine e ritornandovi ciclicamente a trovare la famiglia e per tenere i suoi corsi d’Estetica all’Università.

Introducendo la rassegna, la direttrice della Biblioteca Francesca Richetti ha ringraziato i nipoti di Gillo, Piero e Giorgetta Dorfles, per aver messo a disposizione del pubblico gli aspetti più intimi del celebre zio. “Un affondo - ha spiegato Accerboni - nel mondo più privato e personale di un temperamento riservato quale era quello di Dorfles, condotto attraverso vari inediti”.

Giorgetta Dorfles, nipote di Gillo, ha poi ricordato la nascita recente dell’Associazione culturale che ha sede nell’abitazione / studio del grande intellettuale e artista, nato a Trieste nel 1910, con il fine di divulgarne l’opera, il pensiero e la memoria. Tra gli inediti, una ventina di disegni creati nella seconda metà degli anni '50 per i nipoti Piero e Giorgetta allora bambini e spesso colorati assieme a loro, e un gioiello, pezzo unico in argento e oro disegnato da Dorfles.

Ma c’è anche un approfondimento sulla sua raffinata attività nel campo del design, forse la meno nota, che aveva espletato nel campo della creazione di gioielli, tessuti, tappeti, arazzi, manifesti pubblicitari, etichette per vini, mosaici, servizi da caffè ecc.: sono infatti esposti rari e preziosi bozzetti originali per tessuti (anni Trenta e Cinquanta), realizzati all'epoca da un'azienda comasca, da cui sono nati pure i decori per le tazzine di Illy e il manifesto per la Barcolana (anche questi in esposizione). E ancora le etichette disegnate per importanti vini del Cilento e dell’Astigiano e il manifesto per il tartufo d’Alba. E poi ancora i mosaici realizzati su suoi bozzetti e sotto la sua guida dalla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo: bozzetti inediti e pezzi mai usciti dalla Scuola, che ha come allievi architetti e artisti provenienti da tutto il mondo.

In mostra sono testimoniate pure le sue predilezioni in fatto d'arte con opere importanti di Arturo Nathan, Leonor Fini, Getulio Alviani, Miela Reina, Bruno Chersicla, Carlo Ciussi, Renato Calligaro, Luigi Spacal, Maria Lupieri, Enzo Cogno, Emanuela Marassi, accompagnate dai testi critici che Dorfles aveva dedicato loro; e, accanto, l'evoluzione del suo segno e del suo cromatismo acceso e così personale, attraverso un centinaio di opere create da Dorfles dagli anni '30 ai 2000, a formare una sorta di antologica del suo segno, accompagnate da alcune sue riflessioni sull'arte.

La mostra è visitabile fino 14 dicembre 2019 con orario: da lunedì a giovedì 9 - 18.30 / venerdì e sabato 9 - 13.30 / domenica chiuso.

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