Mario Botta, l’architetto del sacro che sognava la torre in Porto vecchio

Presentato ieri alla Pontificia Università Gregoriana “The Space Beyond”, film che ripercorre la carriera del professionista svizzero



“Se potessi, farei solo architettura sacra”. Ad affermarlo è Mario Botta, progettista ticinese famoso in tutto il mondo, con studio a Mendrisio (Svizzera), dov’è nato nel ’43. Ed è proprio da questo suo interesse per l’architettura religiosa che prende il via un film documentario di grande appeal, “The Space Beyond” (Oltre lo spazio), prodotto e diretto da Loretta Dalpozzo, documentarista di Mendrisio oggi a Singapore quale corrispondente freelance della Radiotelevisione Svizzera-Rsi, e dalla svizzera-canadese Michèle Volontè, giornalista di lunga esperienza alla Rsi. Due professioniste che, per realizzare il film, hanno trascorso vari mesi al fianco dell’architetto.


Già presentato con grande successo in prima mondiale al Locarno Film Festival 71, a New York, in Cina, Corea del Sud, Singapore, al festival dei film sull’arte di Montreal, a Copenhagen, Londra e Rotterdam, ieri il documentario ha aperto, alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, la conferenza sull’Architettura del Sacro, con la partecipazione di Botta, vincitore del Premio Ratzinger. Poi, a novembre, sarà presentato in Canada.

L’idea del film, realizzato da Swissbridge Productions, nasce nel 2017 e rappresenta un viaggio inedito nel mondo di Botta, tendendo a mettere in luce, in modo accurato, brillante e introspettivo, l’aspetto più umano dell’architetto, di cui compone il ritratto di un uomo profondo, scattante, entusiasta e gentile, pervaso, dopo più di 50 anni di attività, da grande passione ed energia.

Di Botta il film ci porta a incontrare lo studio, la casa, la famiglia, i committenti, gli artigiani, gli artisti, i collaboratori. E il ritmo è quello delle sue architetture, luminose e intense, padrone dello spazio. La telecamera lo insegue, dinamico, vivace e delicato, a Tel Aviv, in Cina, dov’è molto famoso e ammirato, in Corea del Sud, a Venezia… E così il grande architetto e il suo animo, ti sembra di conoscerli da sempre. Assieme alla sua spiritualità, per cui oggi è chiamato “l’architetto del Sacro”, unico progettista europeo a essersi occupato delle tre principali religioni monoteistiche, disegnando chiese, sinagoghe e moschee. E una di queste ultime, gigantesca, è in fase di realizzazione in Cina.

Già tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni ‘80 erano in molti, all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, a Milano e nel Canton Ticino a citare Botta quale astro nascente e geniale dalla progettualità decisa e originale, che firmava architetture connotate da volumi possenti e ieratici al tempo stesso. In seguito l’architetto è divenuto uno dei protagonisti emblematici del nuovo corso dell’architettura tra ‘900 e anni 2000, capace di osare con coraggio e misura al tempo stesso. Come aveva operato, secondo altri stilemi, il grande Carlo Scarpa - che lo aveva influenzato non poco agli esordi assieme a Le Corbusier e Louis Khan - e con cui si era laureato nel ‘69 a Venezia. Divenuto poi famoso a livello internazionale per aver per esempio progettato il Moma di San Francisco, ma anche il Mart di Rovereto e la metropolitana di Napoli e ampliato e ristrutturato la Scala di Milano, l’Italia è rimasta sempre per lui fonte importante d’ispirazione e un paese dove continua a lavorare intensamente.

Per Trieste per esempio, segnalato dall'allora sottosegretario ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, progettò nel 2002, quando il Porto Vecchio sembrava aprirsi anche alla committenza privata, un edificio che suscitò un po’ di scalpore. Botta voleva eliminare tre magazzini e, in sostituzione, realizzare una grande torre alta 38 metri per ospitare la sede del Lloyd Triestino. Sarebbe stata più alta del Palazzo comunale di piazza Unità e ciò sollevò perplessità, tant’è che l'Autorità portuale la bocciò e il soprintendente Giangiacomo Martines, il cui ufficio aveva già vincolato gran parte del porto, manifestò molti dubbi verso un progetto che osava molto, anche se con classe, in un’area in cui l’altezza massima proponibile era stata indicata pari a quella degli antichi magazzini. —

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