Keniche Uchida «D’Annunzio mi ha fatto amare l’Italia e i suoi scrittori»

A Trieste il docente giapponese dell’Università di Kyoto che sta scrivendo un saggio sull’impresa di Fiume



Il suo amore per la lingua italiana e per la nostra letteratura gli è sbocciato grazie a Gabriele D'Annunzio di cui è diventato anche traduttore in giapponese. Kenichi Uchida, docente di Storia, lingua e letteratura italiana alla Facoltà di Lingue straniere dell'Università Sangyo di Kyoto è passato in questi giorni a Trieste per visitare la mostra “Disobbedisco” allestita al Salone degli Incanti.


Grande esperto, studioso e appassionato di D'Annunzio, Uchida è diretto a Fiume dove visiterà l'Archivio di Stato in cerca di materiale e spunti per il testo a cui sta lavorando, un saggio sull'impresa di Fiume e sull'aspetto politico del poeta. Formatosi tra Firenze e Venezia, Kenichi Uchida ha una passione anche per le liriche di Giovanni Pascoli, mentre tra gli autori più vicini a noi predilige Italo Calvino e Umberto Eco. Lo intercettiamo durante la sua visita al Salone degli Incanti.

Professor Uchida, com'è tradurre D'Annunzio in giapponese?

«Non è facile, anche la prosa di D'Annunzio è poetica, ritmica, e questa sorta di musicalità che lui crea con le parole è un lavoro complesso da rendere. Io cerco di trasmettere questo ritmo della lingua italiana in giapponese. La prima cosa che mi ha colpito di lui è la sua grande popolarità, la sua capacità di comunicare le emozioni. Poi mi sono appassionato alla musicalità della sua scrittura e alla capacità meravigliosa di dar vita a immagini anche fantastiche e mitiche con le poesie e i romanzi».

L'opera di D'Annunzio che ama di più?

«Da giovane preferivo senz'altro “Il piacere”, poi col passare degli anni e con la maturità devo dire che le mie preferenze vanno alle liriche di “Alcyone”. Ci sono autori giapponesi che sono stati molto influenzati da D'Annunzio, come Yukio Mishima. Mishima era affascinato dall'aura di D'Annunzio, dalla gloria che si era conquistato come scrittore e voleva imitarne lo stile ma anche il suo aspetto attivo e militare, qualcosa che gli sembrava importante da lasciare ai posteri».

D'Annunzio è un personaggio controverso.

«Credo sia giusto che ci sia chi lo ama e chi lo detesta. Io lo amo ma comprendo che è stato un personaggio problematico. Ha degli aspetti positivi ma anche degli aspetti negativi. Lo apprezzo perché mi fa riflettere. Ma invece non amo la sua eccessiva fame di fama, la sua infedeltà, il suo essere un irresponsabile: dopo averle affascinate, ha lasciato molte persone infelici tra coloro che vivevano intorno a lui».

Cosa ne pensa della mostra di Trieste?

«Mi colpisce l'atmosfera cupa. Gli oggetti, le medaglie, le armi sono simboli pesanti. Certo, c'è la gloria del personaggio ma anche il ricordo di tanto sangue versato che mi impressiona. Nella mostra emerge il suo lato leggendario, eroico, ma non dimentichiamo che dietro c'è stata una tragedia».

A Fiume spera di trovare materiale su cui scrivere?

«Farò ricerche per lavorare sull'impresa di Fiume. Finora ho scritto articoli e saggi sul lato letterario di D'Annunzio e sulle relazioni con altri scrittori e artisti. Ora voglio approfondire questo lato che da giovane trovavo troppo complicato: da giovane amavo i suoi aspetti più leggeri e mondani, ma da giapponese ho sempre riflettuto sulla seconda guerra mondiale e sul fascismo. D'Annunzio ha molto influenzato il fascismo, lo ha ispirato, ma io voglio pensare che lui non sia stato fascista. Penso che abbia sempre fatto ciò che ha voluto».

A Trieste si discute in merito a una statua dedicata al poeta che verrà collocata in piazza della Borsa. Cosa ne pensa?

«L'opinione pubblica si divide giustamente: lui era una personalità affascinante con tante sfaccettature diverse, sia sul lato letterario che su quello politico. Credo che il dibattito acceso da lui sia utile ancora oggi, servirà a un giusto confronto su questi temi. Dipendesse da me, la statua la farei. Sono venticinque anni che studio D'Annunzio e se non fosse stato per lui non avrei continuato e approfondito lo studio della lingua e della letteratura italiane».

Chiudiamo con un commento su un libro famosissimo in Giappone, “Le vie in salita di Trieste” della scrittrice e traduttrice Atsuko Suga, che non è ancora stato tradotto in italiano...

«Mi meraviglio che questo libro non sia stato ancora pubblicato in Italia. Grazie ad Atsuko Suga Trieste è diventata una città mitica in Giappone, vista attraverso una lente letteraria. Lei è stata la traduttrice di molti autori italiani tra cui Sandro Penna e il vostro Umberto Saba». —



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