Torna alla luce il castello “nascosto” da Amedeo d’Aosta a Miramare

Le decorazioni riemerse durante i recenti restauri raccontano la storia del passaggio dall’Austria all’Italia

A Miramare alla scoperta di nuovi affreschi dell'epoca di Massimiliano

TRIESTE Quando nel 1930 Amedeo d’Aosta si stabilì a Miramare, il castello era stato appena interessato da importanti lavori di ristrutturazione. Chiuso allo scoppio della guerra e svuotato degli arredi e delle opere d’arte, che furono portati a Vienna per essere restituiti solo nel 1926 in seguito agli accordi di pace, la dimora di Massimiliano venne riattata e ammodernata per accogliere adeguatamente il duca, che era di stanza a Gorizia, prima in artiglieria e poi in aviazione, e la moglie Anna d’Orleans.

La soprintendenza aveva affidato all’architetto Alberto Riccoboni il compito di progettare la sistemazione di un’ala del primo piano a residenza del duca, mentre il secondo, che ai tempi di Massimiliano era destinato per una parte a ospiti di un certo rango e per una parte alla servitù, venne adibito a ospitare il numeroso seguito del duca, composto da gentiluomini di corte, dame di compagnia, camerieri personali e dalla bambinaia della figlia della coppia ducale, Margherita, che aveva un anno.

Per ospitare adeguatamente gli Aosta furono potenziati gli impianti idraulici, elettrici e di riscaldamento, e vennero completamente rinnovati alcuni ambienti secondo lo stile razionalista allora in auge. Uno strato di intonaco venne passato su quello che si riteneva non degno di essere conservato, tra cui decori geometrici che abbellivano un’intera parete del secondo piano.

Novant’anni dopo, nel corso della ristrutturazione di una parte chiusa al pubblico che attualmente ospita gli uffici del museo, quei decori sono stati riportati alla luce. Raschiati lo strato di intonaco e più strati di pittura, è apparsa una boiserie mista, con parti dipinte a finto legno e parti a listelli lignei. Sulla parete, per far aderire l’intonaco, erano stesi dei fogli di giornale e l’anno riportato su uno di essi, 1929, dimostra incontrovertibilmente a quando risalgono i lavori. La scoperta, di cui si è già parlato nelle scorse settimane, è importante perché rivela, sostiene la direttrice del museo di Miramare Andreina Contessa, «che non sappiamo davvero tutto su questo magnifico castello e, anzi, la scoperta ci dà lo spunto per approfondire alcuni aspetti poco noti sulla strutturazione del secondo piano ai tempi di Massimiliano, sui cambiamenti architettonici apportati con l’arrivo del duca d’Aosta, sulla stratificazione delle pitture».

Quando è venuto alla luce il primo lacerto di decorazione, l’équipe scientifica del museo, la storica dell’arte Alice Cavinato e la restauratrice Nicoletta Buttazzoni, hanno fatto il confronto tra la documentazione presente in archivio, le fotografie risalenti all’Ottocento e la piantina del castello del 1910, ricostruendo così la disposizione originaria delle stanze e mettendo in luce come nel 1929, modificando parzialmente gli ambienti originari, fosse stata ricavata una stanza ulteriore.

La decorazione ritrovata verrà prossimamente restaurata, vale a dire pulita, consolidata e stuccata e sarà presentata ai visitatori del castello, che potranno apprezzare un lavoro di artigianato di alto profilo che si è conservato molto bene nonostante la malta che lo ha ricoperto. Per realizzarlo venne incaricata la ditta dell’ungherese Franz Gossleth, che a Miramare curò i dettagli, le finiture e le combinazioni di arredo, dai mobili ai decori, dai colori alle tappezzerie. Storicamente, le boiserie, riconosciute come opere di alta falegnameria, hanno avuto molta popolarità in Francia nei secoli XVII e XVIII. Originariamente si trattava di intarsi e decorazioni su pannelli di legno, ma con il passare degli anni le decorazioni lasciarono sempre più spazio a pannelli dipinti invece che intarsiati, come è il caso di quelli ritrovati a Miramare.

Fatta questa scoperta, è probabile che altre seguiranno, per esempio nella stanza destinata alle figlie del duca (nel 1933 a Margherita si aggiunse la secondogenita, Maria Cristina, nata proprio a Miramare), dove si potrebbero rinvenire sia la decorazione originaria che quella degli anni Trenta. Èd è come se il castello di Miramare custodisse un altro castello la cui memoria riemerge oggi. —
 

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