Tutto il mondo narrativo di Luttazzi romanzi e film del “muchacho loco”

Aperta una nuova sala nel museo dedicato allo showman all’interno della Biblioteca Crise di Trieste

trieste

Gli faceva trovare la sua macchina da scrivere perfino sullo zerbino, incoraggiandolo a mettere su carta non più solo note ma anche parole. La pressione gentile ma ferma che un protagonista della letteratura come Mario Soldati esercitava sull’amico musicista Lelio Luttazzi in una lettera è solo una delle tante sorprese che si schiudono nello Studio dedicato al grande showman triestino. Studio Luttazzi, inaugurato nell’aprile 2015 all’interno della Biblioteca Statale Stelio Crise, è oggi un luogo rinnovato negli spazi e nei contenuti: l’acquisizione di una sala aggiuntiva si è tradotta non solo in un arricchimento del materiale esposto ma anche in un interessante ricalibramento del percorso, che regala un’immersione ancora più profonda e accattivante nell’universo del poliedrico compositore e, insieme, un tuffo che più affettuoso non si può nell’Italia dell’epoca.


Giocato su tre linee tematiche – musica cinema letteratura – è forse l’ultima a rivestire la maggiore novità su un personaggio evidentemente ancora tutto da scoprire, dedicata com’è alla sua attività di scrittore e sceneggiatore con un occhio a ciò che, più dei consigli di Soldati, possa averlo spinto in quella direzione. Dei tre romanzi dattiloscritti, insieme ai racconti inediti, esposti si è voluta individuare la molla nell’errore che lo coinvolse nell’amara vicenda giudiziaria: ecco allora “Operazione Montecristo”, alla base della sceneggiatura del film “L’Illazione”, proposto integralmente in Studio. Ma lungi dal grande dolore che gli lasciò l’episodio, lo spirito che si respira è pregno della sua celebre verve e ironia.

I suoi aforismi alle pareti (tra cui l’immortale “Voglio morire abbronzato”) e pensieri sparsi («Recitai persino in un film di Antonioni: ancor oggi non ci capisco un accidente ma devo aver partecipato a un capolavoro»), restituiscono intatto lo spirito del “muchacho loco”, come recita una locandina argentina: irresistibili, nella nuova preziosa raccolta di partiture e colonne sonore, anche le gustose note su “La presidentessa” di Luciano Salce con Mariangela Melato, dove Lelio appunta che l’attacco è alla «scena Melato dopo sculettata». Anche lo spartito di “Bluff”, accompagnamento al balletto del molleggiato Celentano, fa bella mostra nelle nuove bacheche.

L’allestimento e la grafica sono di Massimiliano Schiozzi: sua anche l’idea iniziale di come battezzare lo spazio, «omaggio a Studio Uno – spiega – e insieme luogo di approfondimento della vita di Lelio: meno pretenzioso di “museo” o “collezione” e decisamente più in linea col personaggio». E ancora, tra le nuove acquisizioni, le partiture per orchestra di “Miramare Club” e “Tarantella Boogie” delle edizioni Fortissimo di Trieste, Swing series rigorosamente in inglese. I “Victory Disc” stampati per l’intrattenimento delle truppe Usa, gli audiodisc fuori commercio, come “FBI Operazione Gatto” della Disney. O la programmazione di Radio Trieste con la mezzora di programma che Luttazzi conduceva appena 22enne. Ci sono pure le lamette da barba per la punta alle matite, che vanno ad aggiungersi alla sfera dell’oggettistica più intima e casalinga. Un universo a 360° dove non potevano mancare i premi, tanti e prestigiosi, locali e nazionali, dalla Grolla d’oro all’iconico Telegatto, dal “Nino Rota” alla chiave di sol luminosa dell’artista Marco Lodola. Come commiato, i messaggi degli amici, Christian De Sica, intervenuto anche all’inaugurazione, Fiorello, Renzo Arbore. Tutti sinceramente legati a Lelio.

Dopo un «folle lavoro da manicomio», come lo definisce, può dirsi soddisfatta Rossana Luttazzi, moglie del compositore e fulcro della Fondazione Luttazzi, con il materiale della donazione archiviato, fotografato, digitalizzato per mesi interi, per poi trasportarne in camion a Trieste gli originali. «Sono felice di essere arrivata in fondo, grazie alla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali del Mibac, al vicepresidente della Fondazione Cesare Bastelli che tanto mi ha aiutato e, a Trieste, al ruolo presente e attento che hanno avuto Maria Angela Fantini e la direttrice Francesca Richetti verso questo lavoro che è nucleo centrale della mia vita».

«Entro, mi faccio il mio giro – racconta Rossana –. Mi armo di straccetto e Sidol e lucido i pedali e le cernierine del pianoforte di Lelio, perché lui guai se non li vedeva perfettamente puliti: l’ho fatto anche questa settimana. Anche se è ovvio che, alla vista del suo smoking e degli occhiali, il cuore si stropiccia sempre dall’emozione». —

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