Per gli attori quel che conta sono i soldi

La compagnia triestina Mamarogi lancia un progetto a tappe che coinvolge i cittadini

TRIESTE. Un precetto adeguato ai tempi, "Quello che conta sono i soldi". Ma è impregnata d'ironia la scelta del titolo che la compagnia Mamarogi ha dato al suo nuovo progetto teatrale, ambientato nel tempo in cui economia e finanza controllano il mondo. L'iniziativa impegnerà un nutrito gruppo di attori e le istituzioni che li sostengono per un bel po' di mesi, a cominciare già da oggi.

«Lo abbiamo scelto perché, oltre che interpretare bene la realtà odierna, è indice di sicurezza: un titolo come questo apre tutte le porte» sostengono i quattro soci fondatori - Maurizio Zacchigna, Maria Grazia Plos, Roberta Colacino, Adriano Giraldi - le cui iniziali vanno a formare la sigla artistica Mamarogi.


“Quello che conta sono i soldi" è un progetto internazionale a tappe che prevede incontri preparatori (già in calendario quelli di Trieste, Udine, Zagabria), una serie di concorsi («ma la natura del premi è ancora tutta da specificare»), la realizzazione di un documentario, le prove aperte e la creazione di uno spettacolo, la sua circuitazione in lingua italiana, slovena, croata. Fino alla primavera del 2019.

Ad aprire per primo le porte al progetto è stato il Teatro Stabile Sloveno di Trieste. «Con quel titolo è stato facile convincere il consiglio d'amministrazione» scherza Igor Pison, responsabile artistico del Tss. Ma il progetto aveva già vinto il bando che la Regione Fvg ha lanciato per le produzioni di spettacolo dal vivo, e trova ora il supporto del Git della Banca Etica di Udine e Trieste, della Fondazione Caritas, e di molti altri partner che si stanno via via aggiungendo.

«Organizzeremo dei veri e propri concorsi cittadini. Stimoleremo la gente a raccontarci quello che pensa su ricchezza e povertà, denaro, valore dello scambio. Ci rivolgeremo a tutte le fasce generazionali, dai bambini alla terza età. Ci interrogheremo, assieme a loro, su disagio e solitudine. Filmeremo, documenteremo, trascriveremo, lavoreremo sui social. Da questi materiali, e dagli incontri che via via faremo, nascerà l'architettura dello spettacolo» dicono i Mamarogi.

L'architettura è in mano a Boris Bakal, regista e attore teatrale cinematografico croato, fondatore della piattaforma artistica I lanciatori d'ombre di Zagabria. Il quale proprio oggi, nella saletta Klub dello Stabile Sloveno, darà il via a un laboratorio per attori bilingui. «Niente a che fare con la consueta maniera di mettere in scena un testo» spiega Bakal. «Saremo noi stessi, assieme, a stabilire le regole del gioco. Le mie parole d'ordine sono partecipazione, costellazione, porosità nell'arte. Le stesse parole che ho utilizzato lavorando con i cittadini di Dubrovnik, per restituire a loro la città, ridotta in questi decenni a approdo crocieristico. O con alcuni gruppi di cittadini a Cipro: con loro ci siamo immaginati di scrivere una nuova costituzione per quel Paese, diviso da più di 40 anni». Posizionato su una frontiera del teatro recente, "Quello che conta è il denaro" adotterà dunque una modalità partecipativa e proseguirà nella direzione intrapresa lo scorso anno con il precedente spettacolo di Mamarogi, "Social Comedy".

I prossimi appuntamenti, intitolati "Ilsoldoedio", apriranno la serie dei concorsi, a cui tutti i cittadini possono partecipare: 21 maggio al Miela, 30 maggio all'Hotel Savoia Excelsior e all'Antico Caffè San Marco, 16 luglio al Café Booksa di Zagabria.

Roberto Canziani

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