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“Notte di follia” al Bobbio con Anna Galiena

Da domani a mercoledì 14 lo spettacolo con l’attrice del “Marito della parrucchiera” assieme a Corrado Tedeschi

TRIESTE. Ha studiato all'Actor's Studio, recitato a teatro e al cinema in ruoli e idiomi dei più diversi, lavorato con autori come Chabrol, Ruiz, Kazan, protagonista a fianco di divi da Michel Serrault a Robin Williams. Quando si pensa a Anna Galiena, però, l'immaginario comune va spesso alle interpretazioni che ne hanno esaltato il lato più seducente, da “Prosciutto Prosciutto” a “Senso 45” e, ovviamente, “Il marito della parrucchiera” di Patrice Leconte che la restituiva sensuale all'ennes ...

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TRIESTE. Ha studiato all'Actor's Studio, recitato a teatro e al cinema in ruoli e idiomi dei più diversi, lavorato con autori come Chabrol, Ruiz, Kazan, protagonista a fianco di divi da Michel Serrault a Robin Williams. Quando si pensa a Anna Galiena, però, l'immaginario comune va spesso alle interpretazioni che ne hanno esaltato il lato più seducente, da “Prosciutto Prosciutto” a “Senso 45” e, ovviamente, “Il marito della parrucchiera” di Patrice Leconte che la restituiva sensuale all'ennesima potenza. Tanto cinema quindi, ma teatro ancor di più, amore presto iniziato e mai abbandonato, per l'attrice romana che debutterà domani al Teatro Bobbio - in replica fino a mercoledì 14 - con “Notte di Follia” di Josiane Balasko, nuova produzione della Contrada con I Due della Città del Sole. Il bar di una stazione, un noto conduttore tv che beve per dimenticare e lei, da poco uscita di prigione, che non si lascia mettere i piedi in testa e risponde per le rime. Due anime agli antipodi, accomunate dallo stesso segreto, che iniziano un dialogo divertente e serrato: man mano che la notte si farà più assurda emergerà il vero malessere che li pervade ma anche li unisce.

«Più che di follia è una notte di sbronze – racconta sorridendo Anna Galiena -: non so come, chi e perché ha voluto tradurre l'originale della Balasko in questo modo “tiepido”. Non c'è nessuna follia ma gente che si sbronza: per dolori propri, per disadattamenti sociali, per motivi vari. Nello sbronzarsi i due personaggi principali, che appartengono a mondi diametralmente opposti, si scontrano e s'incontrano. In questa dinamica è essenziale il terzo personaggio, un barista (Roberto Serpi) che li unisce e li divide, complice ora dell'uno ora dell'altro. Lei è quella che tenta di tenere il comportamento più ligio: è uscita dal carcere con un permesso, perciò deve rientrare e comportarsi bene. Il suo delinquere? Non voglio svelare troppo anche perché è una sorpresa». «È una persona dalla vita molto dura - continua Galiena -: a differenza dell'altro non ha studiato né ha avuto i vantaggi sociali delle classi più agiate. “Non me ne frega niente, non ho mai avuto vasca da bagno o doccia, mi lavavo in una tinozza”, dice a un certo punto rispondendo a una provocazione: è una battuta che ne restituisce l'essenza e il suo un mondo per nulla facile». «Non c'è tono da rabbia sociale però – dice ancora l'attrice - ma da commedia: come in tutte le pièce della Balasko la società è sempre presente, si fa sentire». Diretta da Antonio Zavatteri, Galiena ritrova come partner Corrado Tedeschi dopo aver condiviso con lui il palcoscenico nel '93, venticinque anni fa. «Voleva fare teatro, ne parlavamo tutte le sere, leggevamo i testi insieme. Aveva il sogno di fare “L'uomo dal fiore in bocca”, che ha poi esaudito, e ci siamo trovati nella commedia di Augusto Bianchi Rizzi “La vita è un canyon”: una partecipazione, la sua, che faceva cadere il teatro dalle risate: divertentissima». L'ex presentatore di “Doppio Slalom” al debutto, lei già apprezzata e premiata. «All'inizio vedevo solo il teatro, al cinema non ci pensavo proprio. Il teatro, lo spazio, la parola: era quello che m'interessava. Ne ho fatto tanto a New York e non mi sono mai fermata, forse un mese in anni e anni. Lì mi vide un giovane regista che si stava laureando alla scuola di cinema di Scorsese, e mi offrì il ruolo da protagonista nel suo film: ruolo tosto, di una donna innamorata di un marito che la picchia. Al momento di girare il primo giorno stavo male e mi sembrava di andare al patibolo, sul set poi il metodo di lavorazione era completamente diverso. Per fortuna mi sono accorta che questo mezzo si sposava perfettamente alla mia personalità».

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