Effetto Strehler tra fumetti e scandali rivive l’epica del teatro

È appena passato l’anno in cui si è ricordato il ventennale dalla scomparsa, ma l’«effetto Giorgio Strehler» continua dispiegare una folta coda di iniziative, progetti nei teatri, prodotti editoriali....

È appena passato l’anno in cui si è ricordato il ventennale dalla scomparsa, ma l’«effetto Giorgio Strehler» continua dispiegare una folta coda di iniziative, progetti nei teatri, prodotti editoriali.

Accanto a Milano, dove gli appuntamenti hanno avuto per capofila il Piccolo Teatro, anche Trieste, città d’origine del regista, ha messo in campo attività e continua a metterne, affiancando al percorso espositivo “Strehler. Lezioni di teatro” (aperto fino ad aprile a Palazzo Gopcevich) una serie di incontri attivati dal Museo Teatrale “Carlo Schmidl” e scadenzati lungo i prossimi mesi.


Ma aspetti più curiosi, inaspettati, provengono dal mondo dei libri: strumenti adatti per indagare meglio questa personalità complessa, una figura di intellettuale che aveva fatto dell’impegno la propria chiave artistica.

È così che si scopre, a sorpresa, che l’allestimento dell’«Opera da tre soldi», regia di Strehler, il primo grande investimento del teatro italiano sulla drammaturgia di Bertolt Brecht, e il viaggio in Italia dell’autore tedesco in occasione della prima dello spettacolo, febbraio del 1956, possono diventare soggetto per un libro a fumetti. L’incontro tra i due campioni del teatro europeo del ’900 è raccontato con grande cura documentaria e una grafica molto personale dagli sceneggiatori Davide Barzi e Claudio Riva, e dal disegnatore Alessandro Ambrosoni in collaborazione con Lucia Resta, che hanno appena pubblicato il volume per le Edizioni Becco Giallo (vale anche la pena scorrere il catalogo di questa testata, storico foglio satirico antifascista, oggi casa editrice volta ai fumetti d’impegno civile). Si legge perciò come un album d’avventure “Giorgio Strehler, un fumetto da tre soldi” (pagg. 192, euro 19,00, prefazione di Alberto Benedetto, cospicuo apparato storico), catturati dai dettagli visivi e psicologici che trasformano un avvenimento di portata politica in avvincente graphic novel. Messo in tensione dai lunghi tempi di preparazione dello spettacolo, dallo stress emotivo degli interpreti, dalle tempeste trattenute a stento che oppongono l’«artista» Strehler all’«imprenditore» Paolo Grassi. Così sullo sfondo della livida Milano del 1956 e del suo clima polare nel quale si percepisce l’escalation della Guerra fredda, ecco la cantante Milly svenire in scena e gli attori circondarsi da infiniti punti di domanda sul significato della loro recitazione “epica”. Fedelissime ai luoghi e ai documenti, le tavole danno una fisionomia singolare, oltre che a quei protagonisti, anche a volti oramai cancellati dal tempo: Mario Carotenuto, Tino Carraro, il compositore Gino Negri.

Altrettanto avvincente, ma congegnato in maniera diametralmente opposta, il saggio scritto da Massimo Bucciantini, uno dei nostri eminenti storici della scienza, massimo esperto di Galileo Galilei. Sua è la ricostruzione di un’altra tappa della simbiosi tra Strehler e Brecht. “Un Galileo a Milano” (Einaudi, pagg. 272, euro 27,00) rievoca lo “scandaloso” allestimento del 1963, protagonista Tino Buazzelli con quasi cinquanta attori, un coro di bambini, mimi, acrobati e un nano. “Vita di Galileo” durò oltre cinque ore, ma in quella metropoli oramai avviata al boom, gruppi di fede cattolica organizzarono addirittura delle veglie per esorcizzare il “pericolo comunista” che veniva da quel lavoro. Il volume sarà presentato domani, alle 18 al Caffè San Marco di Trieste, in un incontro tra l’autore Bucciantini e il filosofo Pier Aldo Rovatti, partecipe di quelle giornate, brechtianamente epiche.

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