Quell’ombra dell’io che segue ogni persona crea grande scompiglio

Il doppio, titolo del nuovo romanzo Daša Drndić appena uscito per Oltre Edizioni (pagg. 186, Euro 16,00), si riferisce all'ombra dell'io che segue ogni essere umano, invisibile agli estranei, ma ben...

Il doppio, titolo del nuovo romanzo Daša Drndić appena uscito per Oltre Edizioni (pagg. 186, Euro 16,00), si riferisce all'ombra dell'io che segue ogni essere umano, invisibile agli estranei, ma ben presente al suo proprietario, e ai suoi animali domestici. Di questa prerogativa, che si manifesta di rado e che crea grande scompiglio, sarebbero depositari alcuni personaggi, una coppia di anziani, Artur ed Isabella, portati al suicidio, e un certo Pupi che, diventato adulto nel corso della narrazione, alla fine giace sanguinante in mezzo a due rinoceronti di uno zoo. Sono epiloghi che giungono dopo un percorso esistenziale in cui il doppio, un Doppelgänger, si insinua nei loro momenti più privati e "bassi". In effetti si tratta di un libro duro, che spoglia i protagonisti di ogni convenienza e che mette a nudo tutta l'ipocrisia di ogni rappresentazione sublimante delle pulsioni umane più immediate. Dalla scena sono così assenti argomentazioni ideologiche, o spinte spirituali, mentre prevalgono aspetti, reali o immaginari, colti nella loro materialità più spinta. È come se il doppio vedesse solo ciò che di assai poco sublime esiste in ogni creatura.

Del resto l’autrice, nata a Zagabria e laureata in letteratura inglese, qualche anno fa aveva prodotto una narrazione, tradotta in italiano con il titolo Trieste. Un romanzo documentario, che costringeva a un'immersione senza vie di fuga nell'oceano maleodorante e purulento della Storia. Il lettore che avesse voluto attraversare quella palude non poteva evitare di sentirsi contaminare da quanto di più infetto esista nella mente umana. Un pugno allo stomaco è anche questa nuova prova, che a tratti enumera le evidenze storiche prodotte da culture che banalizzano il male, da cui scaturiscono a loro volta altre culture velleitarie e narcisiste. La domanda che scorre sotterranea al testo è perché il male si impossessa di noi. Di più, si chiede se riusciamo a percepire cosa è male. Il romanzo non fa sconti e in un'epoca di narrazioni tranquille, impostate sul piccolo cabotaggio tra il caso personale e la sua possibile confluenza in una tematica generale, presenta una storia fatta di ciò che normalmente andrebbe scartato; a partire dalla rappresentazione della vecchiaia che qui pullula di particolari forse veri, ma avvertiti come ripugnanti se paragonati alle confezioni cellofanate delle odierne storytelling sull’argomento. Tra ricostruzioni di periodi storici significativi, invenzioni più o meno bizzarre, vite e morti di personaggi dello star system, decostruzioni di fiabe celebri, ricettari dei dolci passati alla storia, disastri ambientali, gesta di persone qualunque in qualunque momento della loro giornata, vengono evidenziati i legami sottili che legano eventi apparentemente lontani tra loro. Perciò anche oggetti simbolo dell'attuale e quasi isterico consumismo, come impermeabili di pregio, sono mostrati non per il loro aspetto accattivante, ma sporchi e logori: sono per l'appunto il doppio di ciò che appare nella superficiale rappresentazione di un mondo ridotto a vetrina. Così come sono mostrati nella loro profondità i legami tra passato e presente, al punto da ragionare sul modo in cui la vittima attuale, in certe situazioni, potrebbe trasformarsi in carnefice. La scena finale, che vede Pupi sbattere volontariamente e ripetutamente la testa contro il portone di ferro e sanguinare, sotto gli occhi dei rinoceronti, la dice lunga sulla considerazione che Daša Drndić ha della civiltà contemporanea. Quella scena, infatti, era stata animata in apertura dagli stessi animali, che però, almeno, cercavano di lenire reciprocamente il loro dolore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA



Video del giorno

La partenza della Adriatica Ionica Race da Trieste

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi