La fantascienza parla italiano a Sci+Fiction

Matteo Scarfò e Salvatore Metastasio giocano la carta del realismo magico. “Beyond Skyline” corre per l’Asteroide

TRIESTE. Stasera si chiude la prima edizione “maggiorenne” (la diciottesima) di Science+Fiction, che ha confermato la maturità di un concorso internazionale di ottimo livello. Nei pronostici per l’assegnazione del premio Asteroide, si annuncia un braccio di ferro tra la fantascienza pura dell’americano “Beyond Skyline” di Liam O’Donnel, e il fantasy romantico del franco-spagnolo “Cold Skin” di Xavier Gens. Terzo possibile incomodo, il finlandese “It Came from the Desert” del finlandese Marko Makilaakso, con la sua nostalgia anni ’80 tanto di moda, alla “Stranger Things”.

Ma negli ultimi giorni Science+Fiction si è confermato (dopo titoli negli anni scorsi come “Monolith”, “Almost Dead” e “Index Zero”) trampolino di lancio anche per la produzione fantastica italiana. Tra venerdì e sabato sono stati presentati nell’apposita sezione Spazio Italia (oltre a una ventina di corti) due lungometraggi, “L’ultimo sole della notte” di Matteo Scarfò e “Il guardiano del ghiaccio” di Salvatore Metastasio. Inoltre, sabato sera al Miela il regista Luigi Cozzi (“Star Crash”), veterano del cinema italiano amatissimo a Trieste, ha presentato la sua versione del classico “Godzilla” (1954) di Ishiro Honda, rimontata, mixata in superstereo e colorata con il sistema Spectrorama.

Tornando ai giovani, hanno destato interesse sia “Il guardiano del ghiaccio” del romano Metastasio, storia (che diventa via via fantascientifica) di un autista di funivia che nasconde una donna con problemi mentali, sia “L’ultimo solo della notte” di Matteo Scarfò, calabrese trapiantato a Roma con esperienza a New York. Ispirato all’opera dello scrittore James Ballard e al cinema di Tarkovsky, già premiato a un festival in India, “L’ultimo sole nella notte” è ambientato in un futuro postapocalittico in cui il governo italiano ha destinato alcune aree sicure ai sopravvissuti. In una di queste, la Zona 13, gli unici tre abitanti vivono in un enorme condominio dove nulla manca, ma tutto è in declino.

Esempio di “realismo magico”, di una fantascienza riflessiva e senza effetti speciali, il film di Scarfò sembra inizialmente ambientato nel presente, ma semina a poco a poco indizi per farci capire che qualcosa non va in questo condominio apparentemente banale: scorte alimentari, cumuli eccessivi di immondizia, e poi tutt’intorno automobili abbandonate e strade desolate. «Mi sono ispirato alla fantascienza severa e sociale degli anni ’60 e ’70 precedente a ‘Star Wars’ – spiega Scarfò – a prima che tutto il cinema fantastico fosse colonizzato dagli effetti speciali. Ho guardato a film come ‘Stalker’ o ‘2022: i sopravissuti’ per poter ambientare una storia in un condominio nel quale veramente ho vissuto e dove adesso sembra che non ci sia più vita. La fantascienza è uno strumento narrativo straordinario per alludere alle possibili derive della nostra società».

Scarfò ci parla anche delle difficoltà produttive del fantastico oggi in Italia: “Manca una vera comunità di giovani registi. Sono in contatto con alcuni amici, ma lavoriamo in modo isolato. Ho prodotto il film con mio padre, però non dovrebbe essere normale in Italia dover produrre film in proprio».

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