Misteriosa Tiziana la pittrice triestina amata da don Milani 

Studiò a Brera col futuro priore, che ne era infatuato Ha 94 anni e ancora disegna nella sua villa sul golfo

C’era una giovane donna nella vita di Lorenzo Milani, quando il futuro priore di Barbiana non aveva ancora scelto la strada della fede e studiava pittura all’Accademia di Brera. Si chiamava Tiziana e, con Lorenzo, aveva superato l’esame di ammissione all’Accademia nel 1941. Forse un’infatuazione (ma lei era già impegnata), sicuramente una grande amicizia tra i due giovani, che continuò anche quando Lorenzo abbandonò Brera per lo “sgarbo” del docente di tecnica di affresco, Achille Funi, che, passando tra i cavalletti degli allievi, aveva “osato” ritoccargli un lavoro.
Tiziana e Lorenzo continuavano a vedersi nello studio di lui, preso in affitto dalla famiglia, e insieme girovagavano per Milano. In una delle chiese visitate durante quegli itinerari urbani, Lorenzo le avrebbe detto: «Io mi farò prete». Qualcosa di più di una confidenza, che colloca la donna al centro di uno snodo fondamentale della vita del religioso. Mentre infatti la prima tappa della conversione di don Milani viene fatta risalire dalla famiglia, oltre che da biografi e studiosi, al luglio 1943, quando incontrò don Raffaele Bensi, le parole custodite dall’amica anticipano di due anni i segnali del cammino verso la fede. Determinante fu una tra gli insegnanti del primo anno d’Accademia, Eva Tea, docente di Storia dell’Arte e di Costume, donna di grande cultura e carisma, che suscitò in Lorenzo amore e interesse per l’arte sacra. Molti dei dettagli su quell’unico anno di don Milani a Brera emergono da una lettera indirizzata tre decenni dopo dalla stessa Tiziana alla mamma del sacerdote, la triestina Alice Weiss.
Ma chi era Tiziana? Nella prima famosa biografia, “Dalla parte dell’ultimo. Vita del prete Lorenzo Milani” di Neera Fallaci, si parla di lei come di una compagna per cui Lorenzo aveva un debole, ma non si dice altro che permetta di identificarla. «Era il periodo in cui Lorenzo Milani aveva una infatuazione per una bella ragazza dai capelli rossi, conosciuta a Brera», testimonia il giornalista Saverio Tutino, amico del sacerdote, in un’intervista alla Fallaci. «Lorenzo mi mostrò dei ritratti che le aveva fatto. Ricordo che me ne parlava in un modo spirituale, idealizzandola. Di persona non me la fece mai conoscere». Tiziana resta solo un nome anche in altre opere su don Milani.
A svelare l’identità della donna è Valentina Alberici, autrice di saggi su tematiche storico-religiose, nel suo ultimo libro “Lorenzo Milani. L’artista che trovò Dio” uscito in questi giorni per le Edizioni Paoline (pagg. 175, euro 22,00), nel cinquantesimo anniversario della morte del priore. Al centro del volume gli anni della gioventù di Lorenzo, quando l’arte è strumento di formazione e veicolo di incontri ed esperienze dal forte coinvolgimento personale.
Tiziana, la compagna di corso, è Tiziana Fantini, pittrice, nata nel 1923 a Merano (dove riparò il padre Giulio, antifascista della prima ora) ma trasferitasi a Trieste nel 1955, dove ancora vive. Le sue ultime mostre cittadine risalgono al 2004, alla Galleria Rettori Tribbio, e al 2009, quando partecipò a una collettiva all’Archivio di Stato. Tiziana Fantini arrivò a Trieste al seguito del marito Giancarlo, un ingegnere che lavorava al Bacino di carenaggio del Molo VII per la società Condotte d’Acqua. Prima si stabilirono in via Romolo Gessi, negli anni successivi in una villa a Cedassammare, tuttora della famiglia. La coppia avrà tre figli: Manuela, Daniele e Simone.
Tiziana aveva studiato all’Accademia sotto la guida di Carpi, Carrà, Funi e Manzù. A Milano frequentava il bar Jamaica, era grande amica di Davide Lajolo, e lavorava come pittrice e disegnatrice, anche per l’Unità. Cominciò a esporre a Milano nel ’46, e, dalla metà degli anni ’60 in personali in Italia e all’estero. Una volta a Trieste, aprì la Galleria Torbandena (che gestì fino al ’74, ospitando artisti di punta, prima di cederla ai Rosada), e la piccola Galleria La Bora in via Malcanton.
Il nome di Tiziana Fantini era già uscito anni fa in un catalogo, in qualità di compagna di corso di Milani, ma Valentina Alberici precisa la sua figura con ulteriori dettagli. «La testimonianza della signora - dice la scrittrice - è importante perchè sfata il racconto della conversione di Lorenzo come 'folgorazione' improvvisa. È stato invece un percorso lungo, con varie tappe e alti e bassi, che poi è sfociato finalmente nella conversione che lo ha reso una persona felice».
I ricordi di Tiziana Fantini, oggi novantaquattrenne, sono ormai lontani e confusi, ma a confermarli intervengono il figlio Simone e la nipote Emilia, ai quali la pittrice li confidò. A lei e Lorenzo, nei giri per le chiese milanesi, si univa a volte il pittore Ennio Morlotti, di dodici anni più vecchio, che apparteneva al gruppo degli artisti “ribelli” della rivista Corrente (poi fermata dalla censura fascista) insieme a Guttuso, Bruno Cassinari ed Ernesto Treccani. Morlotti dipinse un ritratto di Tiziana, mentre Lorenzo guardava a lui come a un maestro e condivideva le idee del gruppo: non fare gli artisti da “salotto”, ma rapportarsi al mondo e alle sue esigenze più concrete.
Tiziana non è l’unico legame tra don Milani e Trieste. Triestina era infatti la mamma del sacerdote, Alice Weiss (nata nel 1895 da Emilia ed Emilio Jacchia), che lasciò la città con la famiglia alla vigilia della Grande Guerra, per stabilirsi a Firenze. Nel libro sono riportati documenti del ’38 e ’39 sulla richiesta di “discriminazione” (ovvero di non essere considerata ebrea) di Alice Weiss, su cui carabinieri e questore esprimono parere favorevole per i suoi meriti come volontaria della Croce Rossa, contrariamente al prefetto che non la ritiene in possesso di “benemerenze di carattere eccezionale” previste dal decreto sulla difesa della razza italiana. La donna si convertì al cattolicesimo dall’aprile 1938, come attestano i documenti, e tutti i suoi figli, sebbene battezzati molti più tardi, risultano “cattolici dalla nascita” grazie all’aiuto di don Vincenzo Viviani. Alice avrà notizia del capovolgimento sostanziale avvenuto a Brera nell’animo di Lorenzo solo trentacinque anni dopo, quando riceverà «una lunghissima e bella lettera» proprio di Tiziana. In una corrispondenza con la figlia Elena, è la stessa Alice a definire Tiziana «biondissima e bella» e a ricordare che «piaceva anche ad Adriano», l’altro suo figlio che diverrà un celebre professore di neuropsichiatria infantile. La lettera di Tiziana - scrive Alice Weiss - sarà «enormemente interessante per la visione di quello che era Lorenzo dal ’41 al ’43», quando in famiglia ci limitavano a considerare la sua ricerca «una aspirazione verso l’arte», mentre era già «una ferma volontà di fede religiosa». Nel libro di Alberici è raccolta anche la testimonianza di Betty Guadagni, amica dei Milani e discendente di quella famiglia Brunner che insieme ai Weiss lasciò Trieste prima dello scoppio della guerra. Le sue parole confermano il ruolo della docente di Brera, Eva Tea. «È stata lei a fare breccia per prima in un animo sensibile come quello di Lorenzo».
Tiziana Fantini continua ancora oggi a disegnare nella sua villa sul golfo. Scriveva Alice Weiss alla figlia Elena: «Questa Tiziana mi ha mandato dei bellissimi fiori e abita a Trieste a Cedas a mare dove io ho passato tutta l’estate del 13 e del 14. È uno dei più bei posti del mondo, sulla litoranea che porta a Miramare...».
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