«Con Brain Google sostituirà tutti i traduttori di libri»

Giordano Vintaloro racconta il futuro automatizzato della letteratura: "È possibile che alle persone reali rimanga solo la possibilità di cogliere le sottigliezze che la macchina non riesce a individuare"

TRIESTE Tutti abbiamo provato gli strafalcioni di Google Translate. Testi di canzoni o di poesie che, passati al setaccio dei traduttori digitali, ci restituiscono spesso versioni poco logiche, cumuli di parole tradotte a caso. Tanto che il sistema molte volte viene additato come un punto di riferimento inadeguato. Pare però che la faccenda si stia evolvendo in positivo.

L'ha evidenziato Giordano Vintaloro in un articolo della rivista "Il Mulino". Docente di Lingua e Storia della letteratura inglese, Vintaloro ha insegnato prima a Trieste e ora a Gorizia, oltre ad essere un attivo traduttore di saggistica e narrativa. Se nel prossimo futuro Translate perfezionerà le sue prestazioni, c'è da chiedersi che fine faranno gli interpreti umani.

 

Giordano Vintaloro, docente di Lingua inglese e traduttore

 

Finiranno per essere dei revisori dell'intelligenza artificiale? La questione nasce da un lungo reportage nel “New York Time Magazine”: «Si tratta del resoconto di uno scrittore invitato a una Residenza in Google Brain - dice Vintaloro - in cui si racconta come le evoluzioni del progetto Brain inizino ad essere applicate a tutte le divisioni di Google, ispirandosi a modelli neurali».

Sempre più è possibile questo scambio di informazioni tra neuroscienze e intelligenza artificiale, e a farlo è anche Google Brain. Che cos'è?

«Google Brain è una divisione di Google, creata per fare ricerca teorica sul modello migliore da applicare all'intelligenza artificiale. Il resoconto del New York Time Magazine racconta che passi ha fatto la ricerca per Translate dallo scorso marzo a oggi».

E che passi ha fatto?

«Si lega all'obiettivo principale di Google Brain e cioè di utilizzare i computer come se fossero una rete neurale, ovvero il modello del cervello umano applicato al computer. La differenza sostanziale, come tutti sanno, è che Translate è edito da 10 anni ma non è che sia molto migliorato. Viene caricato con degli enormi data base di corrispondenze linguistiche da una lingua all'altra e ogni coppia linguistica ha le sue regole precaricate. C'è un blocco di informazioni che Translate affina, ma non arricchisce».

Mentre il nuovo modello?

«Il nuovo modello ha parecchia potenza di calcolo in più, gli vengono assegnati molti server che possano calcolare questi algoritmi. Google Brain parte da zero, non carica niente, comunica a Translate che quella è la sua forma e deve cercarsi le informazioni. L'idea, come dicono gli ingegneri del settore, è quella di imitare un bambino di circa un anno che ha le informazioni di base ma deve rintracciare da solo le regole. Avendo molta più potenza esamina i diversi contesti linguistici, li confronta e ricava i codici giusti. È molto più accurato, perché se il vecchio Translate perdeva la memoria del contesto, il nuovo Google Brain riesce a compilare delle frasi e dei paragrafi di senso compiuto».

È già disponibile per l'italiano?

«Non è ancora disponibile per l'italiano. Hanno cominciato con le otto lingue più diffuse e annunciato che proseguiranno fino a completare le oltre cento che copre Translate».

Per tradurre poesia o narrativa però è necessaria una particolare sensibilità alla lingua, un atto creativo insomma. Come potrà essere integrato da Translate?

«Credo che il grosso di questa ulteriore evoluzione tecnologica stia nella comprensione del contesto. Prima c'erano tutti i difetti di una macchina che accorpava dati in maniera statistica, mentre ora c'è un'analisi del contesto. Più contesti ci vengono dati meno è difficile comprendere ciò di cui stiamo parlando. Il problema della narrativa e della poesia è l'ambiguità dei significati, a differenza del gergo legale o medico. Nel caso della poesia, che rappresenta il grado più alto di ambiguità, ci sono ancora difficoltà di traduzione, ma una volta che è stato introdotto il concetto di "comprensione del contesto" da parte della macchina, possiamo ipotizzare che anche questa parte di algoritmi miglioreranno velocemente».

In tutto ciò i traduttori diventeranno i revisori di Translate?

«Sinceramente non voglio demonizzare Translate, né dire che noi traduttori spariremo, ma va considerato il fatto che il campo di lavoro si restringe. Ho anche ipotizzato si possano aprire porte per un semplice lavoro di revisione».

Un lavoro da lost in translation, recuperare ciò che si perde...

«Ne parlavo con Paolo Gallina, docente di robotica, mi ha dato questo spunto: quando una macchina è utilizzata da tutti diventa una sorta di autorità. Quindi se Google Translate ci restituirà delle traduzioni migliori, può sicuramente diventare un punto di riferimento. È possibile che al traduttore umano rimanga solo la possibilità di cogliere quelle sottigliezze che la macchina non riesce ancora a individuare».

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