Dylan, una deserta America

Dipinti e disegni del musicista Premio Nobel in New Bond Street a Londra

di VIVIANA ATTARD

Non ci sarebbe potuto essere tempismo migliore di questo per organizzare una mostra dedicata a Bob Dylan. A Londra ci ha pensato la Halcyon Gallery che, ancora prima che venisse annunciata l'assegnazione del Premio Nobel 2016 al cantautore statunitense, aveva già programmato l'esibizione di una serie di suoi quadri e disegni ispirati ai paesaggi del Nord-America.

Inaugurata sabato in New Bond Street, una delle vie più esclusive dello shopping londinese, la mostra offre uno sguardo privilegiato sul mondo attraverso gli occhi di Dylan. Intitolata dallo stesso artista, "The beaten path" racconta l'America vista e vissuta da Dylan durante il tour, che ha caratterizzato l'ultimo ventennio della sua carriera, attraverso duecento schizzi a matita, acquarelli, e acrilici.

Sebbene i suoi lavori siano recenti, essendo stati creati solo nell'arco degli ultimi due anni, per scelta di colori e tipo di composizione richiamano immagini e paesaggi di un' America del passato. Quella più iconica e riconoscibile nell'immaginario collettivo resa popolare nel mondo grazie ai film degli anni '50 e '60 e da romanzi famosi come "Sulla strada" di Kerouac.

I protagonisti nei disegni di Dylan, infatti, sono per la maggior parte, distese autostradali solitarie, ponti, motel e o istituzioni americane come Katz, una newyorkese di delicatezze che rifornisce i suoi clienti dal 1888. L'aspetto intrigante delle opere, comunque, è il fatto che sembrano comunicare direttamente con lo spettatore.

Una figura oscura in una cabina telefonica in “Midnight caller” o i tavoli deserti in “Ice cream shack”, ad esempio, sembrano suggerire storie e segreti. Altri, come “Night train”, trasmettendo un'idea d'isolamento e solitudine sembrano quasi mettere nero su bianco la voglia dell'artista di sfuggire alla frenesia e la vacuità della vita urbana.

Ovviamente, proprio per volontà dello stesso Dylan, tutte le opere non vogliono suggerire nulla di preciso e sono aperte a libera interpretazione, così come lo stesso vale per le sue canzoni. Nonostante ciò, è comunque possibile cogliere parte del suo pensiero, in un saggio scritto di suo pugno per il catalogo della mostra. «L'idea era quella di creare immagini che non sarebbero state fraintese, da me o da chiunque altro -. scrive Dylan - Quando la galleria Halcyon mi ha chiesto di dipingere una serie di paesaggi americani, tutto quello che hanno dovuto fare è stato dirmelo una sola volta. Dopo alcuni chiarimenti, ho preso il progetto a cuore e mi sono buttato a capofitto».

L'obiettivo principale dell'artista sembra essere quello d'imprimere su carta il paesaggio americano come egli stesso lo vede mentre lo attraversa durante i suoi tour.

Punto focale di tutta la sua opera sembra essere stato il discostarsi dalla rappresentazione di paesaggi tradizionali da cartolina mettendo in evidenza, invece, stradine secondarie, motel e stazioni di servizio. «La mia idea è stata quella di mantenere le cose semplici, trattare solo con ciò che è visibile esternamente. È vero anche che questi dipinti sono realisti ma in contraddizione con il mondo moderno» continua a spiegare Dylan nel suo scritto.

Infatti, si scopre che molti dei suoi quadri, sebbene presentino dettagli realistici, in realtà offrono appositamente un'angolazione specifica e personale. Ad esempio, sebbene il quartiere di Chinatown a San Francisco si trovi a soli a due isolati di distanza dagli edifici della city, e che Coney Island non abbia un panorama privo di grattacieli, Dylan, nelle sue rappresentazioni ha deciso volutamente di evitarne la rappresentazione.

Questi paesaggi, nella raffigurazione dell'artista americano, vengono riproposti mettendo in evidenza scorci che invece lo colpiscono di più come, ad esempio, una distesa di campi grano o una baracca abbandonata lungo la strada.

«Tutte le cose che sono rappresentate in questi quadri hanno un significato per me. Vi si può rintracciare dei temi ricorrenti nella presenza ricorrente di strade, baracche, moli, automobili, strade, capannoni, binari ferroviari, ponti, motels, camion in sosta, linee elettriche, aie, teatri tendoni, chiese, segnaletica. Tutto ciò, però, è molto lineare, non c'è nessun intento sperimentale o esplorativo», scrive.

Dylan disegna e dipinge dagli anni 60, dallo stesso periodo in cui ha inciso il suo primo album. In passato ha dichiarato che la pittura è «semplicemente un altro modo di esprimersi quando le parole falliscono».

È anche un modo per riempire il tempo tra un concerto: «Disegno ogni volta che ho del tempo libero, in tutti i luoghi in cui mi trovo. Mi porto sempre dietro un album da disegno e degli acquerelli. Per quanto riguarda gli acrilici e le tele a olio, li eseguo nel mio studio o, se capita, anche in quello di altri pittori. L'unica regola che mi sono dato è quella di evitare strade sovraffollate. Mentre per ricordarmi i paesaggi, dato che lavoro su più opere contemporaneamente, posso usare le immagini pixelate, fotografie, pubblicità, e strumenti ottici per completare il quadro».

Le opere di Dylan, in esposizione fino all'11 dicembre nella galleria, sono anche in vendita con un prezzo che varia dalle 1750 alle 3500 sterline a seconda si tratti di bozzetti, acquarelli e acrilici.

Per gli appassionati che non sono in vena di spese, invece, c'è sempre il catalogo che costa “sole” 50 sterline.

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