La Rivoluzione di Robespierre è fatta di parole

L’Università di Trieste pubblica il primo tomo di un dizionario sul linguaggio dell’Incorruttibile

di MICHELE A. CORTELAZZO

In Francia, lo studio del linguaggio politico ha una lunga tradizione. Quando, negli anni Settanta, mi sono avvicinato a questa area di ricerca, riferimento imprescindibile era un libro del 1962 di Jean Dubois sul vocabolario politico e sociale in Francia dal 1869 al 1872, seguito dallo studio linguistico, del 1971, di Jean Baptiste Marcellesi sul Congresso socialista di Tours del 1920, quello dal quale prese le mosse il partito comunista francese. Gli studiosi d'Oltralpe hanno mantenuto vivo, nel corso degli anni, l'interesse per la lingua politica, con una quantità di studi e una continuità ben superiori a quelle degli studiosi italiani. Hanno anche rinnovato la metodologia, nella direzione dell'utilizzo di metodi quantitativi per l'analisi dei testi.

Però, chi vuole studiare il lessico della Rivoluzione francese non deve rivolgersi a qualche università francese. Il centro di riferimento è il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Trieste, dove da anni si sta costituendo una banca dati digitalizzata delle più importanti fonti testuali della Rivoluzione. Promotore dell'iniziativa è Cesare Vetter, professore di Storia della Francia, il quale ha pubblicato, nelle Edizioni Università di Trieste (EUT), importanti studi che si basano proprio sull'elaborazione dei materiali raccolti nella banca dati: dapprima, nel 2005 e nel 2013, i due tomi dell'opera "La felicità è un'idea nuova in Europa. Contributo al lessico della rivoluzione francese" (scritta con Marco Marin), oggi il primo tomo, di ben 768 pagine, del "Dictionnaire Robespierre. Lexicométrie et usages langagiers. Outils pour une histoire du lexique de l'Incorruptible", firmato assieme a Marco Marin ed Elisabetta Gon.

Utilizzare strumenti quantitativi per studiare i testi, di qualsiasi natura, non è una scorciatoia. È la via, ormai obbligata, per affrontare fonti troppo consistenti, che non possono essere dominate con sicurezza dalla sola mente umana, con tutto quello che di soggettivo e di incerto questo comporterebbe. Ma i tempi di lavoro restano lunghi. Bisogna, prima di tutto, costruire un corpus: Vetter, come ha spiegato lui stesso anche in un paio di articoli usciti negli ultimi mesi in questo giornale, ha iniziato la sua sfida nel 1995 ed è riuscito a digitalizzare fonti per complessivi sette milioni di parole, quasi due milioni delle quali provenienti da opere di Robespierre. Occorre, poi, avere dei software capaci di elaborare i dati testuali contenuti nel corpus, per creare, ad esempio, le concordanze dei testi: per ogni parola vengono raccolte tutte le occorrenze, accompagnate dal contesto, in genere la frase, in cui sono inserite. Ma, soprattutto, bisogna far seguire alla raccolta e alla presentazione del materiale, l'analisi qualitativa del lessico indagato.

Senza quest'ultima fase, la costituzione di una banca dati e l'organizzazione dei dati sotto forma di concordanza non fanno altro che riproporci i testi in un ordine diverso dall'originale. Forniscono certamente un aiuto potente per ricostruire, con sistematicità, l'uso lessicale di un autore o di un periodo storico, ma non bastano: fatte le concordanze, il bello deve ancora venire. Se lo studioso non utilizza i dati così elaborati per interpretare la strutturazione del lessico dell'oggetto della ricerca, lo sforzo organizzativo e metodologico impiegato non è servito a nulla.

Possiamo vedere tutto questo anche nel dizionario di Robespierre. La parte più estesa del volume è costituita dalle concordanze di 161 parole rilevanti per la comprensione dell'azione politica di Maximilien Robespierre e dalle cooccorrenze di altre parole, anch'esse ritenute rilevanti (vengono cioè riportati i contesti nei quali sono presenti contemporaneamente due parole: per es. quelli nei quali compaiono sia femme 'donna' che droit 'diritto'). Il libro è però completato, oltre che da un'introduzione e da un paio di capitoli che si occupano dell'attribuzione a Robespierre di alcuni testi, da un saggio su alcune espressioni del lessico di Robespierre imperniate sulla voce bonheur 'felicità' (precisamente bonheur public, bonheur privé, bonheur individuel).

Si tratta di un esempio concreto di integrazione tra metodi quantitativi, basati su sistemi automatici di analisi dei dati testuali, e le classiche interpretazioni qualitative, frutto dell'intelligenza del ricercatore. Nella rappresentazione del lessico di Robespierre, l'intervento del ricercatore, della sua conoscenza del dibattito storico sulla Rivoluzione francese, della sua volontà di dare un'interpretazione storiografica dei testi esaminati si è realizzato più volte. Innanzi tutto nella scelta delle parole di cui presentare le concordanze. Le 161 parole (che spaziano da bonheur e félicité ad amitié 'amicizia', da démocratie a dictature, da droits de l'homme 'diritti umani' a ennemis du peuple 'nemici del popolo', eccetera) sono state scelte a partire dall'attuale sviluppo della riflessione storiografica sulla Rivoluzione francese; l'ancora più ristretta scelta dei concetti chiave su cui imperniare la presentazione delle cooccorrenze dipende da una scelta strategica del ricercatore (che, per es., ha individuato nell'uso della parola femme uno dei nodi più proficui da studiare); il saggio su bonheur, e anche alcuni riferimenti, nell'introduzione, a parole come révolution o exterminer, sono degli ottimi esempi di valutazioni storiografiche a cui può portare l'utilizzo di raccolte sistematiche di lessico.

Gli studi sul linguaggio politico italiano sono ben lontani dal possedere strumenti e raccolte del genere. Qualcosa, però, si sta facendo. Alla Fondazione Bruno Kessler di Trento, per esempio, è attivo il progetto ALCIDE (Analysis of Language and Content In a Digital Environment), che viene sperimentato sulla raccolta completa degli scritti e discorsi politici di Alcide De Gasperi. Speriamo di riuscire a non perdere del tutto il contatto con la ricerca francese e con lo sviluppo dell'interesse, anche italiano, per il lessico politico francese.

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