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Quando Aquileia era l’oggetto del desiderio degli Asburgo e dei veneziani

Oltre 200 opere tra stampe, disegni, dipinti, libri, bandi, lettere e sculture. Sono esposti a Palazzo Meuzlik ad Aquileia per la mostra “Aquileia Asburgica”. Documenta oltre quattrocento anni di...

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Oltre 200 opere tra stampe, disegni, dipinti, libri, bandi, lettere e sculture. Sono esposti a Palazzo Meuzlik ad Aquileia per la mostra “Aquileia Asburgica”. Documenta oltre quattrocento anni di dominio asburgico su Aquileia nel periodo che va dal 1509 al 1918.

Fu, infatti, proprio al sorgere dell’età moderna che l’antica città, sede plurisecolare di un patriarcato che fu anche principato ecclesiastico di origine medievale con un proprio parlamento, dopo essere stata conquistata in armi nel 1420 da Venezia passò sotto il dominio di Casa d’Asburgo. Così, venne incorporata nella Contea di Gorizia, a seguito della guerra tra l’imperatore Massimiliano I e Venezia. Seguirono rapporti complessi tra i due Stati, il papato e lo stesso patriarcato, che peraltro esercitava la propria giurisdizione ecclesiastica sia in territori veneti che in regioni soggette all’impero.

Tutto il materiale esposto è di notevole pregio. Proviene dai ricordi di famiglie nobili e da un colto collezionismo privato del Friuli Venezia Giulia. L’Archivio di Stato di Gorizia testimonia, invece, con alcuni documenti istituzionali, i primi atti di tutela archeologica su Aquileia.

Tra i pezzi più importanti esposti ci sono un ritratto a olio su tela dell‘imperatrice Maria Teresa che regnò dal 1740 al 1780 e diede vita a una imponente opera di bonifica delle paludi attorno ad Aquileia sino ai margini della laguna di Grado e una rara veduta notturna di Aquileia contenuta nel libro di Giulio Strozzi, “la Venezia edificata“ del 1624, un poema eroico in cui Aquileia viene proposta come madre di Venezia.

In un’altra pubblicazione troviamo invece un pregevole ritratto inciso di Attila (l’originale è un’incisione in rame di Isabella Piccini), riprodotta su un volumetto di tipo popolare e divulgativo del Seicento scritto dal sacerdote Giovanni Battista Pittoni intitolato “Ritratto del Re Attila”.

La mostra è accompagnata da un catalogo di 228 pagine, curato da Marina Bressan e pubblicato dalle Edizioni della Laguna. La mostra, a ingresso gratuito, è aperta ogni giorno sino al 31 agosto dal lunedì al venerdì 16.30-19 e sabato e festivi 10.30-13 e 16.30-19. Inoltre ogni venerdì, alle 17,30, ci sarà una visita guidata gratuita tenuta dai curatori Marina Bressan e Marino De Grassi.

Antonio Boemo

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