Mihaela Marcu, a Trieste un "Pipistrello" dai capelli biondi VIDEO

Mihaela Marcu

La cantante in scena da venerdì sera nel ruolo di Rosalinde, la moglie di Eisenstein. Con un allestimento tutto da scoprire

TRIESTE Sarà un grande titolo di operetta a chiudere venerdì, alle 20.30 (e in replica fino a sabato 18), la stagione del Teatro Verdi di Trieste: il “Fledermaus”, capolavoro di Johann Strauss jr che dal debutto nel 1874 al Theater an der Wien non ha mai smesso di entusiasmare il pubblico. La folle notte di Gabriel von Eisenstein e della sua vivace compagnia di buontemponi verrà raccontata da un nutrito cast diretto dal direttore onorario del teatro triestino Gianluigi Gelmetti, e dalla regia di Daniel Benoin che porterà la vicenda da Vienna alla Trieste dell'epoca.

"Il Pipistrello" al Verdi di Trieste: le prove

Anche i solisti riuniranno simbolicamente le diverse etnie dell'Impero (e oltre): nel primo cast Eisenstein sarà Christoph Strehl, Falke (il Pipistrello!) Zoltan Nagy, la vivace Adele Lina Johnson, sua sorella Ida sarà Simonetta Cavalli, l'amante Alfred Merto Sungu, Horst Lamnek sarà il direttore del carcere Frank, Daniela Banasová vestirà i panni en travesti del Principe Orlofsky, Andrea Binetti interpreterà l'avvocato Blind e il divertentissimo ruolo recitato del carceriere Frosch verrà affidato a Fulvio Falzarano.

Nel ruolo principale della moglie di Eisenstein, Rosalinde, ritorna a Trieste la bionda Mihaela Marcu, che in passato ha trovato proprio nel Teatro Verdi un importante trampolino di lancio per una carriera in grande ascesa: nelle ultime due stagioni l'ha portata con ruoli di rilievo dal palcoscenico della Fenice di Venezia a Atene e San Paolo.

«Sono molto grata al Teatro Verdi per la fiducia con la quale mi ha accolta dandomi queste bellissime opportunità - spiega la cantante -. Ricordo con emozione il “Corsaro”: interpretavo il ruolo di Medora sotto la direzione del Maestro Gelmetti che curava anche la regia in un'atmosfera tutta byroniana che richiedeva grande dinamicità in scena. È stata una bella sfida, di quelle che fanno crescere un giovane cantante. Poi sono ritornata per il Don Pasquale, nel quale ho collaborato con un bel gruppo di giovani cantanti molto bravi: un debutto che sognavo da tanto».

Finora ha interpretato ruoli operettistici prevalentemente nel teatro nazionale del suo Paese, la Romania. Che rapporto ha con questo repertorio?

«Recentemente ho avuto l'opportunità di interpretare il ruolo di Hanna Glavary nella “Vedova allegra” a Cagliari e anche a Verona, nella produzione di Gino Landi e accanto alla fantastica attrice Marisa Laurito. Passare dall'opera all'operetta è per me una cosa naturale. L'operetta esige qualità che sono estremamente utili nel repertorio operistico. È un lavoro impegnativo ma gratificante. Per farlo bene richiede un impegno particolare a tutti i livelli, una certa esperienza, inoltre una forte presenza sia scenica che vocale».

Certamente qualità utili anche nell'opera.

«L'operetta è la migliore scuola possibile per un cantante perchè rende impossibile "nascondersi' dietro al canto e impone la ricerca del giusto equilibrio tra il testo parlato e il canto. Questa, posso dirlo con cognizione di causa, è una tecnica specifica. È teatro in musica e costringe a trovare il modo di sentirsi liberi e padroni della scena. Il lavoro sul testo e la lingua è enorme ed è un'ottima preparazione per il ruoli d'opera. Non avrei mai potuto interpretare Adina, ma nemmeno Giulietta, se non avessi cantato prima l'operetta. Non è un repertorio facile ed è purtroppo sottovalutato. Attraverso l'operetta mi sono sviluppata molto come artista e vorrei avere più colleghi con esperienze simili. Con la volontà e il piacere di impegnarsi di più nel lavoro registico e nella recitazione».

Cosa le piace e cosa la diverte di più nel ruolo di Rosalinde?

«Il “Pipistrello”, come anche “La vedova allegra”, sono "le opere dell'operetta. Rosalinde è un capolavoro assoluto del genere. Grandi soprani l'hanno voluto cantare, da Hilde Gülden a Elisabeth Schwarzkopf, da Gundula Janowitz a Júlia Várady, dalla Gruberova a Kiri Te Kanawa. Per non parlare dei direttori che hanno diretto il Pipistrello: Böhm, Karajan, Kleiber».

Sarà un Fledermaus molto triestino. Cosa può rivelare dell'allestimento?

«Non posso rivelare tanto, sarebbe come entrare in un ristorante dalla cucina. La sorpresa deve essere totale. Posso dire che l'ambientazione triestina permette di mettere in scena un insieme di incontri tra nazioni e lingue che caratterizza l'originalità di questa produzione e offre molti spunti divertenti. Ma su come verrà realizzato tutto questo non posso aggiungere altro...».

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