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Amore tra adolescenti dietro le sbarre del carcere

CANNES. «Sono stato in carcere sei mesi» esordisce Claudio Giovannesi sul palco del Teatro Croisette al termine dell’affollatissima proiezione di “Fiore”, il suo ultimo film, presentato alla...

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CANNES. «Sono stato in carcere sei mesi» esordisce Claudio Giovannesi sul palco del Teatro Croisette al termine dell’affollatissima proiezione di “Fiore”, il suo ultimo film, presentato alla Quinzaine des Realisateurs. Laureato in lettere, diplomatosi poi al Centro Sperimentale di Cinematografia, 38 anni, al suo terzo lungometraggio (Ali ha gli occhi azzurri), un passato di documentarista, Giovannesi raccoglie gli applausi con profonda soddisfazione e misurato entusiasmo. I sei mesi trascorsi in carcere gli sono serviti per conoscere e documentarsi, su carcere e adolescenza e su entrambi insieme. La vicenda si svolge nel carcere di Casal del Marmo, due palazzine alla periferia di Roma che ospitano giovani maschi e femmine con il divieto assoluto di comunicare fra loro. Sbarre, reti metalliche, guardiani inflessibili; tutto per tenere a freno le tempeste ormonali tipiche di quell’età. Ma Daphne, piccola ladra lei, si innamora di Josc, altrettanto piccolo ladro lui, tra sguardi, messaggi clandestini e desiderio di amare ed essere amata. Desiderio che ha portato Daphne a scontrarsi anche con la figura paterna interpretata da un ottimo Valerio Mastandrea, unico professionista tra i due ragazzi esordienti. Daphne Scoccia, commessa, dà tutta se stessa nell’interpretare questa ragazzina ribelle, mentre Josciua Algeri nella vita ha conosciuto il carcere e si occupava di animazione teatrale a Casal di Marmo. «Nelle mie ricerche nel carcere giovanile – spiega Giovannesi – ho potuto notare che molti adolescenti hanno a loro volta uno o entrambi i genitori detenuti. Per questo ho voluto che il padre di Daphne fosse anche lui appena uscito dal carcere». Giovannesi in questa sua terza opera ha fatto tesoro della sua esperienza di documentarista e il film è girato tutto addosso ai personaggi, con lunghi piani sequenza che permettono agli attori di non spezzare l’emozione. Un’atmosfera alla Dardenne, che rende il film sincero e immediato.

Andrea Crozzoli

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