Tutto l’amore in un solo “Weekend”

Andrew Haigh firma la storia struggente del rapporto tra due ragazzi gay

Tutto in un “Weekend”, lavorando sul sentire dei personaggi, come nel precedente e bellissimo “45 anni”. Andrew Haigh torna dietro la macchina da presa confermandosi uno tra i nuovi talenti in circolazione. La storia è semplice, limpida, essenziale: Russell, ragazzo che ancora non ha accettato la sua identità sessuale, va in un locale gay e finisce a letto con Glen. Tra i due nasce subito un rapporto d'intesa, che inizia a trasformarsi in un sentimento reciproco nel giro di poche ore, quelle che compongono un solo fine settimana.

Peccato che per Glen quello sia l'ultimo weekend in Inghilterra... Budget ridottissimo e lavorazione ultrarapida, eppure una capacità unica nel portare sullo schermo l’intimità della relazione dei personaggi. Distribuito a cinque anni dalla sua realizzazione, “Weekend” descrive con chiarezza cristallina frammenti di vita, inserendosi a buon diritto tra le migliori pellicole di Leigh e quelle di Haneke. Haigh si dimostra ancora una volta sceneggiatore dal talento incredibile, in grado di rendere potente qualunque situazione. E, allo stesso tempo, regista dotato di grande sensibilità e meraviglioso direttore di attori. Questa volta, il taciturno e timido Tom Cullen e il più estroverso Chris New, due volti perfetti, guidati da uno straordinario lavoro sui gesti e sugli sguardi. Entrambi cercano la stessa cosa: il loro posto nel mondo. Ma non ci sono “tempi morti” in questo ritratto dalle pennellate gentili e dai colori forti. “Weekend” racconta una toccante relazione gay senza farsi militante, con una naturalezza che ne fa uno dei film più riusciti sull’argomento. La dolorosa e tenera relazione tra due normalissimi ragazzi di Nottingham è uno scenario “ordinario”, e tutto nella loro storia d’amore contribuisce allo sdoganamento e alla parificazione. Ciò che preme ad Haigh non sono le differenze, è piuttosto la forza inarrestabile dei sentimenti, la loro purezza fatta di piccole cose e di piccoli gesti. Alimentata dall’attesa di una fine annunciata che li rende ancora più magnifici, perché impossibili. L’insegnamento è nell’aria: il proprio posto nel mondo si trova anche attraverso l'amore. Innanzitutto quello verso se stessi. Imperdibile. (c.bor.)

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