Fouad Allam e il sogno di una scuola dove far dialogare Europa e Islam

Aliberti pubblica “Leggere il Corano nel deserto” curato da Marco Alloni

di Alessandro Mezzena Lona

Non era uno capace di arrendersi, Khaled Fouad Allam. Nemmeno di fronte al terrorismo. Alle bombe, al sangue, ai tamburi di guerra. Per questo rivendicava con forza l’importanza di trovare al più presto una «nuova estetica della vista». Capace di individuare nel nostro orizzonte la bellezza, le idee giuste, i progetti sani. Da contrapporre alla rabbia, alla violenza. A quel senso di emarginazione e frustrazione che spinge il nostro mondo verso il baratro di un conflitto infinito.

Non smetteva di sognare, Khaled Fouad Allam. Per esempio, una scuola dove Oriente e Occidente potessero incontrarsi, capirsi, parlarsi, con il linguaggio dei ragazzi che devono ancora scoprire cos’è la vita. «Adesso che sono entrato in politica - diceva dopo la sua elezione nel 2006 a deputato italiano - mi piacerebbe molto lavorare sull’idea di un Liceo Euro-Mediterraneo nel quale questi ragazzi possano veramente connettersi con la loro cultura e rileggerla, per poi interpretarla».

Solo la morte è riuscita a spegnere i sogni di Allam. Che già nel suo nome portava il simbolo di chi sa unire ragione e sentimento. Di chi pensa senza dimenticare di avere un corpo. Perché in arabo, Fouad significa “cuore”. E lui, in tutti i suoi libri, nei numerosissimi articoli e interventi che ha fatto in giro per il mondo, non si dimenticava mai della carnalità e della spiritualità dell’essere umano.

Rileggere adesso le sue parole, a cinque mesi dalla scomparsa, avvenuta il 10 giugno a Roma, riporta alla memoria la lezione di un uomo che credeva fortemente alla possibilità di un integrazione vera tra l’Islam e l’Europa. Come ribadisce nei testi che Marco Alloni, scrittore italiano che vive da molti anni al Cairo e che collabora con diversi giornali e riviste, ha raccolto nel libro “Leggere il Corano nel deserto”. Lo pubblica Aliberti compagnia editoriale (pagg. 105, euro 10) e arriva nelle librerie domani.

Ripensando al successo del “Sandokan” televisivo, capace di rilanciare la leggenda del personaggio salgariano anche nelle case di chi non aveva letto una sola riga delle sue avventure, Fouad Allam, algerino con casa e famiglia a Trieste, dove è stato a lungo docente all’Università, provava a gettare un ponte tra le sue due culture: quella araba e quella italiana. «Pensavo a una cosa simile anche per un romanzo come il “Babyars”, che è composto di sessanta volumi: un romanzo straordinario che si recita ancora oggi nei bar del Cairo. Alcuni episodi di quel libro bisognerebbe proprio sceneggiarli per suscitare curiosità. Creerebbero certamente un po’ di nuova estetica del mondo e sicuramente una nuova estetica della vista».

E a chi continua a dare credito allo scontro di civiltà in atto tra Islam e Occidente, Fouad Allam, autore di libri lucidissimi come “La solitudine dell’Occidente”, “Lettera a un kamikaze”, Il jihadista della porta accanto”, ricordava che in Spagna c’è un magnifico simbolo capace di dire esattamente il contrario. «A Granada c’è il monumento di Carlo V, ed esso è separato dal giardino di Alhambra soltanto da una scala. Osservando quel monumento mi sono chiesto: qual è la posta in gioco? Simbolicamente, credo consista nel far passare il fatto che l’Alhambra non sia un monumento dell’Islam - anche se ovviamente nelle forme architettoniche e nel pezzo di Storia che lo ha rappresentato, lo è - ma sia anche un monumento auropeo. Cambierebbe tanto, tantissimo se vedessimo le cose in questo modo. Le carte in gioco sarebbero completamente diverse. Se noi fossimo davvero in grado di praticare il riconoscimento, tutto sarebbe diverso».

Diverso perché toglierebbe all’Islam quel senso di solitudine e di inferiorità che, secondo Fouad Allam, lo spinge ad abbracciare la violenza. «Un mondo che manifesta una particolare incapacità di relazionarsi con la complessità del pianeta. Una incapacità che fa sì che tale mondo si stia isolando sempre di più». Ed è da qui, da questo chiudersi alla realtà della contemporaneità, che deriva una lettura estrema del Corano. Un attaccarsi alla religione come unica via per dimenticare le frustrazioni.

Ma il Corano, ammoniva Fouad Allam, «non dà risposte». Perché quel libro, sacro per l’Islam, può essere interrogato proprio come si fa «inesorabilmente con la vita». Ognuno può trovarci ciò che vuole. Ma deve stare ben attento a contrabbandare le sue fragili certezze come verità rivelate.

alemezlo

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