Aravena, il sogno di un’architettura umana

Il neo direttore della Biennale, in programma a Venezia dal 28 maggio al 27 novembre del 2016, arriva dal Cile

VENEZIA. «Ci sono numerose battaglie che devono ancora essere vinte e molte frontiere che devono necessariamente espandersi per migliorare la qualità dell'ambiente edificato e, di conseguenza, per migliorare la qualità della vita delle persone». A concepire l'architettura e la progettazione urbana come un'infinita serie di battaglie che la società può e deve vincere è il neodirettore della Biennale Architettura di Venezia il cileno Alejandro Aravena.

Così nel presentare la 15.a edizione della kermesse lagunare (28 maggio-27 novembre 2016) dal titolo emblematico "Reporting from the front" ha sottolineato la necessità di procedere per exempla di forte valore sociale: «Presenteremo storie di successo da cui imparare, casi esemplari che vale la pena condividere e in cui l'architettura ha fatto e sta facendo la differenza». Laureatosi all'Università Cattolica del Cile Aravena, classe 1967, è legato da un filo rosso con Venezia: ancora studente nel 1991 ha partecipato al Premio Venezia della quinta Biennale di Architettura, nel '93 ha studiato Storia e Teoria allo Iuav e incisione all'Accademia di Belle Arti. Da qui in poi una carriera in ascesa, docenze universitarie, libri di successo, premi internazionali (il Leone d'Argento nel 2008 e il recentissimo The Design of the Year), progettazioni, incarichi prestigiosi, ma tutti connotati da una forte passione ed impegno sociale, come nel caso esemplare di Elemental, il progetto residenziale realizzato nel 2005 in Cile che con 10mila dollari per unità ha fatto del coinvolgimento "auto-costruttivo" degli occupanti il suo punto di forza. L'operazione ha dimostrato come la creazione di un modello base permetta di generare qualità in qualunque periferia del mondo e di promuovere l'uguaglianza sociale.

Già dalla presentazione lo stacco è netto con la Biennale del suo predecessore, l'archistar olandese Rem Koohlaas, risultata un po'troppo algida ed elitaria, tutta focalizzata ad ordinare in un compendio storico enciclopedico gli Elements of Architecture. Per sua edizione invece Aravena sembra voler lanciare il cuore oltre l'ostacolo e vedere se esiste un futuro possibile, umano, sociale, condivisibile per la progettazione urbana. «Questa Biennale - spiega - si concentrerà sui progetti che con intelligenza e intuizione sono stati capaci di migliorare lo status quo. Al centro ci saranno le domande a cui oggi l'architettura deve con la sua sintesi progettuale dare delle risposte chiare senza scuse e timori di uscire dal sistema e di trovare vie nuove».

Anche il Presidente Paolo Baratta, al quale da poco il Ministro Franceschini con un triplo salto mortale normativo (per statuto aveva già esaurito il numero dei suoi mandati) ha voluto spianare la strada per una possibile riconferma, ha sottolineato questa inversione di rotta: «Dopo la grande Biennale di ricerca sviluppata da Rem Koolhaas si ritiene di dover dar vita ad una Biennale dedicata all'indagine sulla frontiera delle realizzazioni che dimostrino come l'architettura sia ancora capace di essere vitale».

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