Katherine, medico mancato a Trieste con donne di neve

La vincitrice dell’anno scorso e le sue creazioni in Pescheria

TRIESTE. Se c’è una cosa che Katherine Roberts-Wood non si sarebbe mai aspettata fino a un paio di anni fa, era quella di vincere un concorso di moda (‘Collection of the Year’ nell’edizione di ITS 2014) e di ricevere i complimenti per le sue creazioni da alcuni dei suoi idoli, inclusa Susie Bubble, celebre blogger di Style Bubble. Classe ’87, la giovane britannica, sebbene da sempre abbia ‘respirato creatività’, prima di frequentare il famoso Royal College of Art di Londra aveva deciso di dedicare la sua carriera a ben altro. Katherine, infatti, ha studiato medicina per cinque anni prima di realizzare che in realtà il suo vero sogno non era passare la vita in corsia.

«Sono sempre stata attratta da tutto ciò che è creativo» racconta la ragazza di Nottingham (città natale anche di un altro designer, Paul Smith, ndr). Anche se può sembrare un po’ cliché, da bambina il mio passatempo preferito era disegnare e creare abiti per i miei pupazzetti. Una volta cresciuta, ho trasferito questa pratica nella personalizzazione di abiti e accessori».

Passione, quella di Katherine, che i suoi genitori hanno sempre incoraggiato, ma che non ha pensato subito potesse trasformarsi in una professione.

«Entrambi i miei genitori sono medici - spiega - e per questo motivo sin da piccola, complice anche il fatto che ho sempre avuto buoni voti a scuola, ho creduto che la mia strada fosse quella di seguire le loro orme».

Una volta diplomatasi, Katherine parte per Glasgow, in Scozia, per studiare Medicina. Disegno e creazione di oggetti personalizzati la accompagnano nei weekend e nei ritagli di tempo dallo studio, fino a quando a metà del percorso universitario, quando buona parte del percorso è ormai alle spalle, si rende conto che forse la sua vera passione è un’altra. «È stato un periodo intenso - racconta - perché da una parte sentivo che non volevo più continuare con Medicina, ma allo stesso tempo non avendo nessuna formazione professionale in disegno di moda non sapevo se questa fosse davvero la strada giusta».

Grazie al pragmatismo e ai piedi per terra, dunque, Katherine decide di portare a termine gli studi e, contemporaneamente, di mettere alla prova le sue abilità di designer iscrivendosi a corsi e workshop di design durante il tempo libero. In questo periodo nascono anche le sue prime creazioni - principalmente accessori - che riesce persino a vendere in alcuni negozi noti della città, fatto che la sprona a continuare per la sua strada.

Una volta diplomatasi, dunque, l’approdo al Royal College of Art è stato l’inizio del suo sogno, che come ammette, non credeva che andasse «così lontano e così velocemente». Partecipare a ITS è stato naturale, racconta, «per il gran numero di finalisti e vincitori che la scuola annovera e per la notorietà del concorso». E, nonostante lo stress per la preparazione della collezione, «è stato anche divertente visto che tutto il mio corso ha partecipato».

La vittoria, però, non era qualcosa che si aspettasse e agguantarla «è stato assolutamente sorprendente» anche per i suoi genitori che dallo stupore iniziale sono passati a un «supporto fantastico». Del suo weekend a Trieste conserva un buonissimo ricordo, «fatto di giornate intense ma divertenti dall’atmosfera rilassata e familiare», dove ha «avuto modo di conoscere molti professionisti del settore, tra i quali Barbara Grispini e Anna Orsini (a capo del British Fashion Council, ndr) che le hanno dato validi consigli, sopratTutto durante gli incontri individuali.

Da lì, inoltre, sempre grazie a ITS, ha stretto amicizia anche con un’altra finalista, la disegnatrice di calzature Caroline Holzhuber, con la quale vorrebbe avviare una collaborazione in futuro. L’unico rimpianto sembra essere quello di «non aver avuto tempo di scoprire la città», cosa che spera di fare quest’anno in una pausa tra il ruolo di giurata e la presentazione della sua nuova collezione.

«S’ispira a quella precedente in fatto di forme e richiami - anticipa Katherine - ma è molto più delicata nei materiali e molto più commerciabile. Ho sviluppato una nuova tecnica, che mi permette di abbassare notevolmente i costi di produzione mantenendo comunque un alto standard di qualità. Grazie a tessuti più delicati, inoltre, il tutto appare anche più etereo, femminile e futurista».

Per quanto riguarda i progetti a breve, infine, spera di riuscire a continuare a lavorare per se stessa, e magari di vestire Björk, anche se creare abiti solo per le celebrità non fa per lei. Nell’immediato futuro, si prospetta un debutto del quale non può ancora parlare apertamente. L’unica cosa che si lascia scappare è che «sarà un evento mio, e si svolgerà a settembre». Guarda caso, proprio durante il periodo della settimana della moda londinese.

@vivienne84

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