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Con “I Resti di Bisanzio” torna in auge a ShorTS il cinema d’avanguardia

Il film di Schirinzi domina nella sezione Nuove Impronte mentre nella maratona dei corti la guerra diventa cartoon

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TRIESTE. Personaggi che vagano tra macerie e paesaggi violati, luoghi sfregiati dagli abusi edilizi che, in stridente contrasto, convivono con ciò che rimane di un'iconografia tra più antiche e significative della storia, quella bizantina. Anarchico, quasi punk nel suo mischiare alto e basso, da Carmelo Bene ai Velvet Underground, “I Resti di Bisanzio” è il film che verrà proposto stasera alle 22 al cinema Ariston dallo ShorTS International Film Festival, un'opera prima che non passa inosservata per lo spirito coraggioso e ribelle che la anima.

Se il dolente “Abacuc”, il lungo proposto ieri sera in seconda serata direttamente dal Festival di Torino, era «decisamente d'avanguardia nel suo essere totalmente anti-narrativo», come spiega la curatrice della sezione Beatrice Fiorentino, il debutto dell'indipendente Carlo Michele Schirinzi che sarà presentato stasera è più sperimentale ed arrabbiato, rifacendosi alle Nouvelle Vagues delle cinematografie dell'Est Europa e riflettendo il sentire di un'intera generazione. Girato nel Salento, il film aveva in origine un minutaggio di 120', ridotti a 80' dopo che l'autore ha voluto togliere non solo tutto ciò che risultasse troppo cinematografico e connotato, ma anche ogni aspetto che potesse suggerire – visti i luoghi - un effetto cartolina, un'iconografia fasulla in cui pare non riconoscersi affatto.

«Facciamo il tifo per questo film - sottolinea la curatrice - e per questo suo spirito iconoclasta così marcato nella lotta a tutto ciò che è inganno e falsità perchè con le “Nuove Impronte” vogliamo fare lo stesso: offrire cioè una panoramica che vuol essere l'anti-cartolina del cinema italiano, contro ogni tipo di stereotipo o schema prefissato».

Un film, quello di Schirinzi, che lascia senza speranza, con i protagonisti che esprimono un forte malessere interiore e sognano di bruciare ciò che li circonda e in cui non si riconoscono: un'azione eversiva che però resterà a livello germinale nelle loro menti, rendendoli una sorta di “piromani immaginari”.

Si alleggeriscono invece i toni durante la maratona di corti, contemporanea al film, che animerà come sempre le proiezioni in piazza Verdi dalle 21.30, facendo presagire lo stesso "pienone" delle serate precedenti, con gli esercizi antistanti la piazza costretti ad un superlavoro per sfamare i tanti spettatori del festival. Accenti più lievi, si diceva, dove non manca però l'attualità più stringente, anche quella che ha dominato le ultime ore, a iniziare dalla guerra raccontata nei due minuti animati dell'iracheno “Melody Night”, e prende spunto da uno dei temi oggigiorno più dibattuti, l'eutanasia, anche lo spagnolo “Firme usted aquì”, declinandolo però in commedia nera; e ancora, la schiavitù in America in “Tobacco Burn”, la strana amicizia di ragazzina con un branco di coyote nel francese “Oripeaux e delle previsioni del tempo che faranno la storia nell'irlandese “The Weather Report”.

Oltre a contendersi il riconoscimento di diecimila euro, i corti concorreranno anche per il Premio speciale alla miglior produzione italiana. Ad assegnarlo, un produttore storico come Claudio Bonivento, metà della cui produzione consiste in esordi e opere seconde, tra cui quelle di Michele Placido, Marco Risi, Ricky Tognazzi e Marco Tullio Giordana.

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