Bob Dylan a San Daniele per un’«Aria» nuova

Il menestrello del rock in concerto il 27 giugno nella prima delle sue quattro date italiane “nobilita” la Festa del prosciutto

TRIESTE. Chi era rimasto con l’amaro in bocca, quel 19 luglio 2001, quando il nubifragio abbattutosi su Udine cancellò senza appello il suo concerto, si rifarà quest’estate. Dopo quattordici anni da quella data persa e mai recuperata, Bob Dylan ritorna in regione il 27 giugno, a San Daniele del Friuli, quando salirà sul palcoscenico del Campo Base di viale Kennedy per tenere a battesimo la nuova kermesse “Aria di Friuli Venezia Giulia”, prima data del mini-tour italiano del quasi settantaquattrenne menestrello rock. Dopo la tappa friulana - che, nelle intenzioni della Regione, approfittando delle opportunità che l’Epxo mette in campo per fare crescere il turismo nei centri minori, punta a nobilitare la già consolidata festa del prosciutto - Dylan suonerà il 29 giugno alle Terme di Caracalla, quindi il 1° luglio al Lucca Summer Festival e, il giorno dopo, al Pala Alpitour di Torino.

Hanno dovuto a attendere a lungo i fan del cantautore ribelle, paladino del pacifismo e dei diritti civili, più volte in odor di candidatura al Nobel, per rivederlo in Friuli Venezia Giulia, dove si esibì per l’ultima volta l’8 luglio 1996, a Villa Manin. Due anni fa il “never ending tour” di Robert Allen Zimmerman - questo il nome all’anagrafe di Duluth, in Minnesota, dove nacque il 24 maggio 1941 - che va avanti ininterrottamente dal 7 giugno 1988, si fermò al Gran Teatro Geox di Padova, unica tappa del Triveneto. Ma quest’estate, com’è più o meno da un quarto di secolo nelle corde e nell’anima di “nonno” Dylan, che da sempre macina grandi città e piccoli centri, San Daniele entra nel ristretto numero di date italiane, grazie al “gemellaggio” siglato dalla Regione con il festival piemontese “Collisioni”, con sede a Barolo.

L’ultimo lavoro di Bob Dylan, il trentaseiesimo, è uscito appena pochi mesi fa, il 3 febbraio scorso, quel “Shadows in the night” omaggio a Frank Sinatra che è quasi una contraddizione in termini: la voce più rauca e imperfetta tra quelle che sono state la colonna sonora di intere generazioni, che canta la voce più cristallina, il cantautore “sgraziato” che fa sua la morbidezza di The Voice. «Si invecchia. La passione è un gioco da giovani. I giovani possono permettersi di essere appassionati, mentre i vecchi devono essere più saggi», ha detto nella prima intervista rilasciata dopo l’uscita dell’album, sorprendentemente al bimestrale dell’Associazione dei pensionati americani, l’Aarp Magazine. Singolare promozione di “nonno” Dylan, sberleffo ai meccanismi dello show-biz e insieme genialata commerciale, perchè la rivista è tutt’altro che un bollettino da pensionati, ma in veste patinata vanta una circolazione di 22 milioni di copie e un numero di lettori che supera i 35 milioni.

I cinque precedenti album da studio, usciti nell’arco di 15 anni, sono stati giudicati tra i migliori della sua gloriosa e interminabile carriera. “Time out of mind” del ’97, disco di platino e vincitore di numerosi Grammy, “Love and theft”, anch’esso disco di platino, “Modern times” del 2006, oltre due milioni e mezzo di copie vendute nel mondo e due Grammy, una summa di tutte le radici musicali dell’America, dal blues al rock, dal jazz al country, che, in una delle sue sopraffine contraddizioni, Dylan ha lanciato sul mercato con un’anatema verso la musica odierna, troppo satura di suoni: «Si fa bene a scaricarla gratis - ha detto a “Rolling Stones”, riproponendo la polemica contro il digitale cara anche a Neil Young - tanto non vale comunque niente...». E poi “Together through life”, anno 2009, il suo primo album che ha debuttato al top in America, nel Regno Unito e in altri cinque paesi e ha superato il milione di copie vendute, quindi “Tempest”, 2012, con quel brano finale, “Roll on John”, dedicato a Lennon nel momento dell’assassinio: «You burned so bright...».

Un po’ di tutto questo porterà a San Daniele l’attempato e narciso signore del rock, oggi in cappello da Zorro e giacca da americano del Sud, con la sua inconfondibile, roca energia. E, per la felicità degli organizzatori di quest’«Aria» upgraded, certamente ripeterà il miracolo che gli riesce da cinquant’anni: attraversare e unire generazioni, età, gusti, fasce di pubblico diverse. I biglietti a breve su www.ticketone.it.

@boria_a

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