Emanuela Grimalda: «In tv divento Maria Pia Fanfani»

L’attrice triestina nel cast della miniserie “L’angelo di Sarajevo” tratta dal libro di Franco Di Mare e con Giuseppe Fiorello, in onda su Rai Uno il 20 e 21 gennaio

Accanto a Giuseppe Fiorello c'è anche l'attrice triestina Emanuela Grimalda nella fiction tv "L'angelo di Sarajevo", in onda in due puntate su Rai Uno il 20 e 21 gennaio. La miniserie, diretta dal regista padovano Enzo Monteleone e liberamente ispirata al romanzo "Non chiedere perché" di Franco Di Mare, si basa proprio sulla storia del popolare conduttore di Unomattina. Inviato a Sarajevo in pieno conflitto serbo bosniaco Di Mare incontrò in un orfanotrofio bombardato una bimba di soli dieci mesi di cui è diventato il padre adottivo. «A parte qualche adattamento drammaturgico, gli avvenimenti sono stati rispettati - racconta Grimalda - eppure potrebbero sembrare inventati, per quanto sono incredibili. Si affrontano parecchi temi. Certo c'è la guerra, ma il tema più forte è la scoperta di un sentimento di paternità, sentimento nato in una situazione estrema. Il progetto è stato fortemente voluto da Beppe Fiorello, perché è rimasto molto colpito da questa storia. Tutti ne siamo rimasti colpiti». Il personaggio interpretato da Grimalda, Maria Grazia Giovannelli, trae libero spunto dalla figura di Maria Pia Fanfani. L'attrice spiega che la produzione non ha voluto farne una pura imitazione ma ispirarsi per disegnare quella che ama definire «una signora della cooperazione». «È una donna forte e pragmatica, si occupa di aiuti umanitari e cooperazione internazionale e sarà lei a procurare i documenti per portare via la piccola Malina da Sarajevo. La bambina non era in adozione, quindi stava facendo una cosa ai limiti della legalità. È un po' il "deus ex machina" della vicenda». La storia è ambientata a Sarajevo ma, a parte le scene girate all'aeroporto della capitale bosniaca, il grosso delle riprese è avvenuto a Belgrado. «Non è stato semplice - ricorda Grimalda - perché le riprese sono state funestate dalle inondazioni della scorsa estate. La location scelta, un grande albergo, è stato messo a disposizione dei rifugiati e non abbiamo potuto girare lì. C'è stato un momento di panico perché una volta messa in moto una produzione non la puoi fermare, i costi lievitano senza controllo. Ma sono riusciti a fare miracoli per recuperare il tempo ricostruendo gli interni negli studi di Belgrado. Ho avuto comunque l'occasione di visitare Sarajevo e ne sono rimasta davvero molto colpita. È una piccola cittadina circondata dalle colline che si porta dietro un karma sanguinario».

"L'angelo di Sarajevo" nasce da una co-produzione con la Serbia. Al fianco del regista Monteleone, anche altri professionisti di alto profilo del cinema italiano, premiati con i più importanti riconoscimenti: Cecilia Zanuso (David di Donatello 2014 al Migliore Montatore per “Il capitale umano” di Paolo Virzì), il musicista friulano Pivio con Aldo De Scalzi (tripletta di premi David, Globo D'oro e Nastro d'Argento per la colonna sonora di “Song'e Napule” dei Manetti Bros) e Stefano Falivene (Italian Golden Globe 2014 per la Fotografia nel film “Still life” di Uberto Pasolini).

@beafiorentino

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