Tra Vienna e Trieste un legame vitale grazie al “Pedocin”

Una delle immagini esposte nella mostra

Al Salone degli Incanti la mostra fotografica di Sharon Ritossa e Alba Zari dedicata al celebre bagno della Lanterna

L’ultimo baluardo dei tempi che furono, raccontato attraverso la lente fotografica di due giovani triestine. “Pedocin”, esposizione dedicata al famoso bagno triestino, ha aperto all’interno di Salotto Vienna nella suggestiva cornice del Salone degli incanti e proseguirà fino alla fine del “Salotto”, il 14 settembre. Non è la prima volta che il famoso bagno della Lanterna riceve le attenzioni del pubblico e della stampa. Nonostante ciò, il lavoro di Sharon Ritossa e Alba Zari rappresenta un unicum per modalità d’indagine. Dietro la lente della macchina fotografica, infatti, si nascondono due giovani amiche triestine che, nonostante percorsi di studi e vita diversi, si sono incontrate dopo due decenni nella loro città natale, Trieste, dando vita a un intrigante progetto fotografico che indaga i diversi aspetti del mondo maschile e femminile.

«La Lanterna è un soggetto perfetto per la sua celebre caratteristica di avere una sezione esclusivamente maschile e una femminile» spiega la Ritossa. «Questo progetto, inoltre, si è trasformato in una palestra dove abbiamo potuto scoprire le modalità in cui uomini e donne si confrontano con il mezzo fotografico, nonché la nostra capacità di costruire assieme un lavoro fotografico. Il “Pedocin” è una delle poche testimonianze del glorioso passato asburgico rimaste invariate, che è riuscito a non cadere in qualcosa di nostalgico o decadente. È rimasto vivo e vitale».

Ritossa, anche un suo progetto precedente aveva come tema Trieste (con la tesi di laurea “Quando i nostri jeans partivano per l’est”, ndr)... «Amo la fotografia legata al territorio, perché è un genere in cui vi è una quasi completa identità tra fotografo e soggetto. Trieste poi era ed è legata a doppio filo ad alcune parti importanti del mondo. Nelle foto del “Pedocin” è il legame Trieste-impero asburgico a farla da padrone data l’origine dello stabilimento».

Ma quanto è durato il progetto? «Lo scatto è un attimo e le idee viaggiano veloci, soprattutto quando si lavora a quattro mani, ma la preparazione può essere lunga e laboriosa. Siamo rimaste sorprese dall’entusiasta volontà di partecipare e dalla curiosità dimostrata. La macchina fotografica, sostituendosi all’invadente sguardo umano, diveniva maschera ideale dietro la quale nascondersi e al contempo mettere a proprio agio coloro che, almeno in teoria, avevano scelto un luogo proprio per non essere guardati. Le foto delle donne del “Pedocin” sono prive di una qualsiasi carica erotica; tra fotografo e soggetto si era instaurato un silenzioso patto che, nonostante l’infrangersi dell’anonimato visivo delle bagnanti, rispettava i corpi mantenendo la dignità di questi ultimi. Gli uomini, invece, quasi ci prendevano gusto posando divertiti di fronte a noi fotografe. Prima del mezzo fotografico, a interessarli era quello che c’era dietro di esso...».

Per quanto riguarda gli appuntamenti di oggi a Salotto Vienna, protagonista sarà la piattaforma artistica eSeL.at e Valie Export, artista antesignana dell’arte concettuale. A lei si unirà Julia Zdarsky, in arte Julia Starsky, pioniera dei visualisti. Il capitolo dedicato agli artisti di Trieste vedrà alle 18.30 Fabrizio Somma presentare l’Università Popolare e alle 21.30 Ivan Gergolet presentare “Dancing with Maria”, il documentario selezionato alla 29.a Settimana della critica cinematografica.

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

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