Errico: «Ecco il mio omaggio all’indimenticabile Luttazzi»

Dopo quello dedicato a Endrigo, un album della jazzista friulana con le canzoni del musicista triestino: si intitola “Sentimentale”, dodici brani fra cui un inedito

Vincitrice dell'Italian Jazz Awards", categoria "Brand New Act" nel 2011 e tra le migliori 10 voci jazz italiane per il "Jazz it award 2010", Barbara Errico è partita alla conquista del mondo musicale jazz sia come cantante che come insegnante.

Avvicinatasi alla musica Jazz alla fine degli anni ottanta, dopo aver registrato la prima versione di "Children" di Robert Miles nel 1995 e il suo primo cd "Barbara Errico Jazz Quintet" nel 1997, di strada ne ha fatta molta e ha avuto modo di collaborare con numerosi artisti fra i quali Sergio Endrigo; proprio a lui, nel 2010, ha dedicato il cd "Endrigo in jazz" che ha portato grandi soddisfazioni di critica e di pubblico, sia in Italia che all'estero.

"Sentimentale", il suo ultimo lavoro discografico prodotto da "Koinè by Dodicilune" e distribuito da "Ird", è dedicato a Lelio Luttazzi e raccoglie i pezzi storici del grande autore italiano: da "Mi piace" a "Eccezionalmente sì", passando per "Love is here to stay" e "Mia vecchia Broadway", fino ad arrivare a "Sentimentale" che da il nome all'album.

«...ora però ti posso affermare che tu rappresenti per me la perfezione insieme ai tuoi musicisti. Brava! Ti auguro una carriera luminosa...». questo un frammento della mail scritta da Lelio Luttazzi, dopo aver ascoltato l'album "Endrigo in jazz". È stato questa la scintilla che ha portato alla nascita di questo disco?

«Sì, tutto è partito dalla copia del mio cd dedicato a Sergio Endrigo e spedito a Lelio Luttazzi; lui lo aveva ascoltato (era il 2010) esprimendo apprezzamento ed era nata l'idea di collaborare insieme in future occasioni. Purtroppo, le cose non sono andate come avremmo sperato, Lelio è mancato ma insieme a Rossana (sua moglie) ho avuto modo di realizzare questo disco».

"Sentimentale" raccoglie dodici brani e tra questi un inedito. Quanto tempo ci è voluto per decidere selezione ed arrangiamenti?

«È stato un lavoro lungo ed è iniziato con la rivisitazione di brani composti da Lelio ed interpretati da grandissimi cantanti del panorama italiano come il Quartetto Cetra, Mina e la straordinaria Jula de Palma. Rossana e la Fondazione Luttazzi mi hanno incoraggiata dandomi la possibilità d'interpretare a mia scelta un inedito e mettendomi in contatto con i musicisti che avevano collaborato a suo tempo con il maestro. Antonello Vannucchi ha arrangiato e suonato le tracce orchestrali per alcuni brani fra cui "Blue skies" e "Vecchia America", ma l'idea era quella di riassumere in un disco le diverse sfaccettature del carattere musicale di Luttazzi e la ricerca è continuata. Ai suoni dell'orchestra si sono aggiunti l'eleganza classica di Franco Feruglio che si è occupato degli arrangiamenti per archi, chitarra e vibrafono in "Mi piace" e nell'inedito e delicatissimo "Buonanotte Rossana", eseguiti dal Quartetto d'archi Pezze; l'ironia e la freschezza degli arrangiamenti di Lorenzo Hengeller, con il quale ho cantato "Chi mai sei tu" e "Canto anche se sono stonato"; ed il tocco virtuosistico e partenopeo del chitarrista Antonio Onorato, nei due brani "Souvenir d'Italie" e "’Nnammurammece". Il tutto supportato da musicisti bravissimi, fra cui il vibrafonista Saverio Tasca intervenuto in "Mi piace"».

Dopo Endrigo, Luttazzi: l'opzione "autori italiani" è un caso o una scelta?

«Sono cresciuta ascoltando classici del jazz e grandi interpreti come Ella Fitzgerald, Billie Holiday e Sarah Vaughan, ma io sono una cantante jazz italiana e mi è sembrato giusto dare valore alle mie origini. La musicalità dell'italiano è unica, permette di dare espressione, significato e valore ad ogni singola parola ed anche al respiro contenuto in un fraseggio. Insomma, l'italiano mi piace da morire, abbiamo avuto dei grandi autori e questi album sono un modo per riscoprirli e riportare in luce il loro lavoro».

Perché "Sentimentale"?

«Perché vuol dire tante cose: perché Lelio ha scritto dei brani di una dolcezza ed intensità incredibili, perché ha lasciato nel cuore di tutti noi un ricordo bellissimo e perché c'è la moglie che lo ricorda con affetto grandissimo».

Lelio Luttazzi è stato autore, musicista, cantante ma anche grande showman. Secondo lei, l'ironia è una caratteristica che si è persa in ambito artistico-musicale in tempi recenti?

«Si, decisamente. Per assurdo, si è persa perché si va poco in profondità nelle cose. Vorrei sentire l'ironia nella musica e nello spettacolo, come vorrei si rivalutasse la semplicità».

Quanto conta la tecnica?

«Credo che la bravura di un cantante non stia solo nel dimostrare estreme capacità tecniche e freddi virtuosismi ma nel saper fondere tecnica ed espressività, permettendo all'ascoltatore di provare emozioni durante l'ascolto».

Lei è anche insegnante di canto. A che cosa indirizza i suoi alunni?

«Nel mio insegnamento cerco di dare al futuro cantante gli strumenti necessari per esprimersi al meglio. Il mio metodo si chiama V.M.C. voce-mente-corpo ed è un approccio che tiene conto dell'intera persona e non solo della gola o del diaframma. Io mi occupo di voce ma anche di postura (sono fisioterapista) ed insieme a me c'è Nicoletta Gottardo, Art Performance Coach, Mental Coach e Coach di Programmazione Neuro-Linguistica, che cura la parte "spirituale" ed emozionale, perché senza un'adeguata preparazione mentale anche il cantante più talentuoso rischia di non riuscire ad esprimere a pieno il proprio potenziale».

E lei, come pensai di esprimere al meglio il suo potenziale nel prossimo futuro?

«Innanzitutto spero di poter presentare presto questo album in un concerto a Trieste, città tanto amata da Lelio; mentre il prossimo progetto cambierà completamente direzione ed inizierà a prendere forma nel prossimo autunno. Si tratta di pezzi scritti da me, che andrò a realizzare con musicisti autoctoni in lingua, tassativamente, italiana».

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