Mittelfest e le ferite aperte dell’ex Jugoslavia

Prende il via oggi a Cividale la rassegna con “Dannato sia il traditore della patria sua” e “Una tomba per Boris Davidovic”

CIVIDALE. Basta un momento e i morti rinascono nella memoria dei vivi. Tanto più i morti di guerra. Quelli che il sollievo della pace non ha mai sepolto.

Mittelfest si è sempre occupato delle pagine di storia che, due decenni fa, videro protagonista la Jugoslavia. Anche perché l'avvio del Festival di Cividale, nel 1991, è stato accompagnato dai primi colpi della crisi balcanica. Gli elicotteri, gli spari, alcuni pure sul nostro confine. E subito dopo, l'esplosione di un Paese che un tempo, nemmeno tanto lontano, era stato una federazione. O piuttosto, un esperimento della Storia.

Sono passati più di vent'anni. Ma come dice il regista croato Oliver Frljic, chi cammina lungo le strade di questo Paese può ancora sentir scricchiolare ossa sotto le suole. L'immagine è forte, teatrale, lascia turbati e comunque rende l'idea. Lo spettacolo di Frljic che questa sera inaugura gli appuntamenti sui palcoscenici di Mittelfest (alle 20.30, Teatro Ristori) si intitola “Dannato sia il traditore della patria sua”. Sono i versi finali dell'inno nazionale di quella che un tempo era stata la Repubblica Jugoslava.

Il regista, trentottenne, firma lo spettacolo per lo Slovensko Mladinsko Gledalisce di Lubiana e li ha scelti per raccontare dal punto di vista della generazione successiva, lo stato delle cose in un ex-Paese che, pur proiettato nel dimensione europea che Slovenia e Croazia già condividono, non ha elaborato i propri lutti.

Lutti difficili da elaborare, perché costruiti spesso sopra una tomba vuota. L'immagine del cenotafio - appunto, una tomba vuota - viene dalla tradizione mediterranea, in particolare greca, ma domina anche la poetica di uno scrittore - Danilo Kiš - che nello scenario mitteleuropeo ha pienamente vissuto il vuoto e il pieno degli orrori del secolo passato. Secolo non tanto “breve”, se ancora ne rimane intatta, e persino dolente, la cicatrice.

“Una tomba per Boris Davidovic” è il secondo appuntamento teatrale con cui Mittelfest torna a indagare questo passato che non passa. Il romanzo di Kiš (in realtà una intelaiatura di diverse storie, raccolte sotto la chiave del totalitarismo e dell'oppressione) è stata una scelta d'elezione per Ivica Buljan che lo presenta in prima assoluta lunedì (alle 21, sempre al Ristori).

Croato anche lui, Buljan è il regista che con più sicurezza e riconoscimenti si muove nel panorama del teatro europeo contemporaneo. Stimolato dal lavoro di autori che al palcoscenico pongono una sfida (Elfriede Jelinek, per esempio, o più di recente, Peter Handke), Buljan sente con altrettanta forza la tensione del territorio in cui è cresciuto.

«Questo progetto teatrale è un'iniziativa di HearteFact Fund di Belgrado – ci spiega – e mi permette di lavorare con artisti che provengono da Serbia, Croazia, Slovenia. Ho voluto che debuttasse a Mittelfest perché lo spirito che anima le due istituzioni è lo stesso: incoraggiare il dialogo creativo e critico nell'Europa Centrale, che nel lavoro di Kis, è un elemento centrale».

Se gli si domanda perché abbia scelto un romanzo in cui non si fa esplicito riferimento alla ex-Jugoslavia, Buljan aggiunge.

«È un lavoro che occupa uno spazio importante nella mia formazione. Dal quel libro, che include sette racconti, ho scelto quello che considero il manifesto della poetica di Kis. Scrittore che ha costruito un moderno cenotafio per Boris Davidovic Novsky, terrorista nihilista, eroe o antieroe, personaggio reale oppure fittizio, che ha attraversato i sentieri del comunismo internazionalista ed è stato messo sotto accusa dal regime di Stalin, in un finto processo, durante il quale è stato torturato, poi deportato e - ciò che è più spaventoso per un rivoluzionario - condannato all'oblio. Il libro, questa tomba vuota, l'alfa e l'omega di tutte le vittime dei regimi totalitari, è un gesto di memoria. Compito dello scrittore, secondo Kis, è proprio indicare luoghi, persone, storie di cui manchi memoria».

Da segnalare anche i “gemelli del balletto” di origine Ceca Jirí e Otto Bubení›ek: presentano, alle 22 in piazza Duono, “Le souffle de l’esprit”.

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