Cronache dell’Adriatico insanguinato

Nel nuovo romanzo di Cristiano Caracci la guerra di Chioggia del 1379

Tra gli autori di romanzi storici Cristiano Caracci si distingue per la capacità di creare microstorie all’interno della grande storia con eccellente capacità evocativa, attraverso un linguaggio elaborato ma sempre equilibrato, che dà spessore alle figure e vigore alle azioni. In più, Caracci è un grande e appassionato di storia delle genti adriatiche, dalla Serenissima in su, e non ha paura di inoltrarsi nei labirinti di un passato spesso complesso, e perciò non molto frequentato in narrativa. Perciò, dopo l’eccellente “La luce di Ragusa”, edita da Santi Quaranta, ora per lo stesso editore esce “L’Adriatico insanguinato” (pagg. 160, euro13,00), ovvero “Genova, Aquileia, i Carraresi, l’Ungheria contro Venezia. Siamo nell’estate del 1379, in quella che è nota come la guerra di Chioggia, un conflitto durato tre anni fra Genova - allora già dilaniata da lotte intestine per il potere e sulle soglie della decadenza - che dopo un iniziale slancio dei genovesi terminò con la vittoria veneziani che riuscirono a riprendersi Chioggia e le città lagunari e istriane cadute in mani genovesi.

Qui Caracci muove i suoi personaggi principali, Tite, friulano, Giovanni de Campo, nobile veneziano, i lignanesi Battista e Marino, in una cronaca dove si mescolano personaggi storici e di fantasia, con una trama fitta di combattimenti, viaggi, attese che ha la capacità di calare il lettore in un passato che si fa vivo e palpitante.

Anche perché Caracci ama cogliere le atmosfere crepuscolari delle vicende storiche, quando un potere si disgrega, quando sotto le spinte degli eventi la storia si trova a una svolta, quando una guerra inizia o finisce. È questa prospettiva, mai imposta al lettore ma sempre suggerita, a segnare l’attualità delle “croniche”di Cristiano da Gemona, come si firma lo scriba che raccoglie le vicende dell’Adriatico insanguinato. (p.spi.)

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