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Inafferrabile Veronese, omaggio in cinque mostre

La prima si apre il 5 luglio nella sua città con 108 opere dai musei più prestigiosi, poi Vicenza, Padova, Castelfranco e Bassano

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VENEZIA. “Noi altri pittori ci prendiamo la licenza che si prendono i poeti e i matti”. Così nel 1573 Paolo Veronese rispondeva al Tribunale del Santo Uffizio che lo stava processando per eresia. L’accusa: aver dipinto un’Ultima Cena dove accanto a Gesù e agli Apostoli figuravano giullari, soldati e addirittura un servo a cui usciva del sangue dal naso, personaggi e atteggiamenti considerati blasfemi per il tema sacro rappresentato. Veronese a sua difesa invocò la libertà dell’arte nei confronti della teologia e della religione, ma, ciò nonostante, per evitare la condanna fu costretto a mutare il titolo del quadro in «Cena nella casa di Levi», ispirandosi ad una scena del Vangelo più “laica”.

A questo straordinario pittore, indipendente, ma dal carattere umile, rispettoso dell’autorità civile e religiosa, assetato di sapere anche se poco incline agli intellettualismi, materico e raffinato come la sua pittura (sia sacra che profana) saranno dedicate in Veneto nei prossimi mesi ben 5 mostre. Verona, Vicenza, Padova, Castelfranco e Bassano saranno le protagoniste di un itinerario che intende ricomporre la sua biografia attraverso luoghi, atmosfere e opere. «La Regione Veneto - spiega l’assessore alla Cultura Marino Zorzato - ha voluto proporre attorno a questi 5 eventi un itinerario storico-artistico in 32 tappe, tra ville, chiese, palazzi, musei sparsi in tutta la regione, che offrirà al pubblico la possibilità di scoprire i luoghi del genio veronesiano».

Perno di questa mappa artistico-biografica la grande mostra “Paolo Veronese. L’illusione della realtà” che dal 5 luglio verrà ospitata a Verona, sua città natale. «108 opere di cui 61 dipinti, 46 disegni e una scultura – spiega Paola Marini, curatrice della mostra con Bernard Aikema - provenienti dai più prestigiosi musei internazionali racconteranno Paolo Veronese attraverso i temi fondamentali della sua pittura: dalla formazione ai rapporti con l’architettura e gli architetti (Sanmicheli, Sansovino, Palladio), dalla committenza ai temi allegorici e mitologici, dalla religiosità alle collaborazioni con altri artisti sino all’organizzazione della bottega. Si tratta della più grande mostra monografica mai realizzata sul Veronese dal 1939. Dal punto di vista critico ci saranno molte novità che poteranno ad una revisione dell’artista, ahimè nel passato spesso interpretato soltanto come grande decoratore, nel contesto dell’arte rinascimentale. Paolo Veronese in realtà era un pittore estremamente colto e sensibile a varie tematiche, anche a quelle religiose che sembrano apparentemente appartenergli meno. Con questa mostra spiegheremo come la sua formazione, guardando all’Emilia e a Roma, sia stata indipendente rispetto a Venezia. Sottolineeremo poi l’importante collaborazione con Andrea Palladio, sciogliendo il mistero della mancata citazione ne I quattro libri dell’Architettura (finora interpretata come scarso apprezzamento da parte dell’architetto padovano).

In realtà Paolo Caliari detto il Veronese è il grande co-protagonista con Andrea Palladio di una rivoluzione del linguaggio artistico e architettonico che darà l’impronta a tutta la Repubblica Serenissima nel corso del Rinascimento, creando una pittura vigorosa e vivace capace di armonizzarsi perfettamente nel suo essere prospettica e “ottica” con gli equilibri di un’architettura ispirata ai canoni della classicità”.

Ma chi fu davvero Paolo Veronese? Difficile afferrarne la personalità umana e artistica. Innovatore, provocatore, sapeva unire decoro e novità stilistica. Abilissimo disegnatore, cultore di architetture e di antichità classiche, rispettoso e pacato, grande lavoratore. Modesto e ambizioso al tempo stesso, prese il cognome Caliari dalla madre che discendeva, figlia illegittima, da una nobile famiglia. Pur cercando l'ascesa sociale, non amava gli eccessi: oculato investitore, talvolta prestava i suoi soldi e quanto ve n’era l’occasione investiva acquistando terreni agricoli e proprietà. La sua bottega, come fu per Tiziano e altri importanti pittori rinascimentali, era innanzitutto un’azienda, condotta con spirito imprenditoriale. Molto legato alla famiglia, lavorò sempre con il fratello e negli ultimi dieci anni della sua vita anche con i figli, prima di morire a causa di un’infreddatura presa nel giorno della Processione di Pasqua a Sant’Angelo dove si era recato in visita ai suoi possedimenti agricoli.

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