Servono leggi perché l'innovazione rispetti l'ambiente

Le tecnologie avanzate, come l'intelligenza artificiale, possono contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi di sostenibilità dell’Onu. A patto che le norme ne limitino il cattivo utilizzo
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In passato l’innovazione ha fatto a pugni con la sostenibilità. Basti pensare alle prime rivoluzioni industriali, che hanno posto le basi per l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo contro cui stiamo combattendo. Questo paradigma potrebbe però capovolgersi, perché l’uomo sta sviluppando tecnologie che potrebbero giocare un ruolo importantissimo nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Anzi, in molti casi stanno già dando un determinante contributo. È questo il caso delle energie rinnovabili e delle bioplastiche, solo per citare gli esempi più conosciuti.

La prestigiosa rivista Nature è arrivata a contare quanti target all’interno dei 17 Sustainable development goals (SDGs) dell’Onu potrebbero essere più facilmente raggiunti grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale, la tecnologia digitale più promettente. Ebbene, secondo Nature sono ben 134 i target che trarrebbero grande beneficio da un suo impiego.

Purtroppo però esiste anche un rovescio della medaglia, per quanto di minor importanza: altri 59 target potrebbero infatti non essere raggiunti proprio a causa dell’intelligenza artificiale. I Big data e l’intelligenza artificiale impiegati nella sorveglianza del cittadino sono un esempio di un loro cattivo utilizzo e di come potrebbero rallentare il raggiungimento degli obiettivi “sociali” dell’Onu, così come l’utilizzo dei Bitcoin va contro gli sforzi per ridurre l’impatto ambientale a causa dell’enorme consumo di energia per il funzionamento della criptovaluta.

Come si può ben vedere, però, il bilancio fra vantaggi e svantaggi è ampiamente positivo e gli ultimi possono essere significativamente ridotti con il varo di leggi che impediscano un uso nocivo delle nuove tecnologie. “Tuttavia, gli attuali centri di ricerca trascurano aspetti importanti - si legge nell’articolo - Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale deve essere supportato dalla necessaria supervisione normativa. In caso contrario, potrebbero verificarsi lacune in termini di trasparenza, sicurezza e standard etici”.

Guardando alle potenzialità, Nature rileva come l’intelligenza artificiale possa fungere da fattore abilitante nella fornitura di servizi alimentari, sanitari, idrici ed energetici. Essa può anche sostenere i sistemi a basse emissioni di carbonio, favorendo per esempio la creazione di economie circolari e città intelligenti che utilizzano in modo efficiente le proprie risorse.

“La trasformazione digitale e la trasformazione green non sono binari paralleli ma strategie europee che si intrecciano tra loro dove, in qualche modo, l’una supporta l'altra: da un lato le tecnologie digitali infatti possono contribuire agli obiettivi del Green Deal, mettendo a disposizione il potere dei dati per un modello di sviluppo sostenibile; dall'altro l'insieme delle politiche green devono guidare l’Unione europea verso una economia moderna dove le tecnologie digitali siano sostenibili sotto il profilo ecologico”, ha spiegato Vittorio Calaprice, analista politico e rappresentanza in Italia della Commissione europea, durante il recente convegno digitale AI Talk - Sustainability promosso da AIxIA, l’Associazione italiana per l’intelligenza artificiale.

A Colaprice ha fatto eco Raffaella Iarrapino, cmo Ready Go One del gruppo Readytec: “Il forte contenuto innovativo dettato dalle tecnologie di intelligenza artificiale è un elemento di competitività per le imprese che non possono guardare al futuro senza un approccio che rispetti appieno i principi che regolano la sostenibilità del pianeta. Innovazione e sviluppo sostenibile vanno così a braccetto per un domani migliore”.